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Peperone

di Silvano Cristiani
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  • Peperoni (Foto Ermes Lasagni)
  • Le foglie della pianta di peperone sono alterne, lucide, di forma ellittica o ovata, acuminate, con margine intero.
  • Il fiore è bianco, formato da 6 petali e 5 o 6 sepali; è ermafrodita e autogamo (presenta cioè sia gli organi maschile che quelli femminili ed è in grado di autofecondarsi). L’autogamia è preferenziale, ma può incrociarsi anche con fiori di altri peperoni (attenzione a non coltivare insieme peperoni dolci con peperoncini piccanti!).
  • Il frutto è una bacca carnosa, che assume, a seconda della varietà, diverse forme. Anche il suo portamento può variare, passando dall’essere pendulo ad essere più o meno eretto. Al suo interno sono presenti degli spazi vuoti suddivisi in 2-4 logge. I semi, di color giallo, sono inseriti in un tessuto spugnoso bianco vicino alla zona peduncolare.
  • Sono tantissime, suddivisibili in base alla forma dei frutti: a cornetto, ovali, tondi, quadrati, rettangolari; al sapore: dolci o piccanti; al colore: gialli, rossi, verdi o bruni; al ciclo colturale: precoci o tardivi.
  • Per il trapianto non bisogna avere fretta, perché il peperone ha notevoli esigenze sia termiche che luminose. Una coltivazione troppo anticipata può esporre la pianta a stress termici e a gelate tardive. Le piantine devono avere da 4 a 8 foglie vere. Si consiglia un sesto di impianto che preveda una distanza sulla fila variabile tra i 35 e i 50 cm e di 70-90 cm tra le file, in modo da avere circa 2-4 piante/mq.
  • I tutori sono generalmente consigliabili, in quanto l’apparato radicale, non molto sviluppato, non è in grado di ancorare saldamente la pianta al terreno, specie se la produzione è abbondante e la zona è ventosa. Si può utilizzare una canna di bambù per ogni pianta, o meglio dei pali con dei fili di ferro (o delle reti) tesi su ogni fila.
  • I tutori sono generalmente consigliabili, in quanto l’apparato radicale, non molto sviluppato, non è in grado di ancorare saldamente la pianta al terreno, specie se la produzione è abbondante e la zona è ventosa. Utilizzando le reti, il sostegno alla pianta viene effettuato anche nei rami laterali, che possono allargarsi e sopportare il peso dei frutti senza pericoli di rotture, rispettando la forma naturale della pianta.
  • Utile la cimatura che consiste nell’asportare le gemme apicali quando i primi frutti si sono ingrossati. Importante è anche l’asportazione dei germogli laterali, come nei pomodori (scacchiatura).
  • La raccolta si effettua scalarmene, quando i frutti hanno raggiunto la pezzatura giusta e la colorazione desiderata. Si consiglia di raccogliere i primi frutti prima della maturazione fisiologica, quando cioè sono ancora verdi, in quanto la raccolta anticipata stimola la formazione e l’accrescimento degli altri frutti.
  •  Il colpo di sole provoca scottature sui frutti, con la formazione di aree decolorate che possono poi ospitare dei marciumi secondari; sono dovute ad un’improvvisa esposizione al sole del frutto.
  • Il marciume apicale è dovuto ad uno squilibrio idrico (periodi di secco alternati ad apporti idrici abbondanti), si manifesta con un marciume nella parte apicale del frutto che lentamente poi si diffonde su tutta la bacca.
  • Le malattie fungine possono provocare avvizzimenti improvvisi, come nel caso della cancrena pedale e della verticillosi, che causano l’occlusione dei vasi vascolari nella parte basale della pianta.
  • Sono temibili anche alcuni marciumi di origine batterica che possono colpire foglie e frutti.


Il peperone (Capsicum annuum) appartiene alla famiglia delle Solanacee, come il pomodoro, la melanzana e la patata. E’ una pianta a ciclo annuale, dotata di apparato radicale abbastanza superficiale, costituito da una radice fittonante principale e da radici secondarie, affastellate e di ridotte dimensioni. Il fusto è glabro, angoloso, di lunghezza compresa tra i 40 cm ed il metro.
Le foglie sono alterne, lucide, di forma ellittica o ovata, acuminate, con margine intero.
Il fiore è bianco, formato da 6 petali e 5 o 6 sepali; è ermafrodita e autogamo (presenta cioè sia gli organi maschile che quelli femminili ed è in grado di autofecondarsi). L’autogamia è preferenziale, ma può incrociarsi anche con fiori di altri peperoni (attenzione a non coltivare insieme peperoni dolci con peperoncini piccanti!).
Il frutto è una bacca carnosa, che assume, a seconda della varietà, diverse forme. Anche il suo portamento può variare, passando dall’essere pendulo ad essere più o meno eretto. Al suo interno sono presenti degli spazi vuoti suddivisi in 2-4 logge. I semi, di color giallo, sono inseriti in un tessuto spugnoso bianco vicino alla zona peduncolare.
 
Scelta varietale
Sono tantissime, suddivisibili in base alla forma dei frutti: a cornetto, ovali, tondi, quadrati, rettangolari; al sapore: dolci o piccanti; al colore: gialli, rossi, verdi o bruni; al ciclo colturale: precoci o tardivi
 
‘Quadrato d’Asti’: di forma cubica o leggermente più allungata, colore rosso o giallo a maturazione, polpa spessa e carnosa. Molto produttivo.
‘Sigaretta’: di forma conica allungata, sottile, verde intenso, rosso a maturazione. Polpa consistente, liscia, piccante a maturazione avanzata.
‘Cayenna’: frutto cilindrico sottile, rosso lucido a maturazione. Polpa sottile e molto piccante.
‘Marconi’: di colore rosso o giallo, forma subconica, polpa di medio spessore.
‘Lombardo’: cilindrico, con polpa sottile, dolce fino a completa maturazione. Ottimo per la produzione di sottaceti.
 
Esigenze agronomiche
Molto esigente in fatto di luce e temperatura, predilige climi caldi, senza forti sbalzi termici. Al di sotto dei 10°C arresta l’attività vegetativa, tollera temperature comprese tra 0 e 4°C solo per tempi molto brevi. Giornate lunghe e luminose sono indispensabili per una buona fioritura e allegagione.
Predilige terreni di medio impasto o sciolti, senza ristagni idrici, con un pH neutro o sub-acido e un elevato contenuto di sostanza organica. L’acqua non deve mai mancare e deve essere somministrata con regolarità ed in abbondanza, senza bagnare l’apparato fogliare.
Il vento è molto dannoso, perché tende a rovesciare le piante, a staccarne i rami e rovinare le foglie. E’ molto sensibile alla concentrazione salina dei terreni e delle acque irrigue (attenzione agli orti vicini al mare).
 
Tecniche colturali
Lavorazioni del terreno e concimazioni
Nel caso di terreni pesanti le lavorazioni devono essere molto accurate, fatte per tempo, meglio prima dell’inverno. Le concimazioni devono essere abbondanti. Indispensabile quella organica a base di letame maturo o compost (da 2 a 5 kg/mq), da distribuire durante la preparazione del terreno. Ottima anche la cornunghia. Nei terreni sabbiosi o sciolti, specie se la sostanza organica è scarsa, risultano indispensabili delle concimazioni di copertura a base di azoto. Volendo ricorrere alla concimazione chimica, si consiglia di distribuire, ogni 10 mq, 150-200g di P2O5 e 80-150g di K2O alla lavorazione del terreno, e 100-150 g di N in copertura.
Semina
La semina si fa in semenzaio, a partire dal mese di febbraio, per trapiantare quanto la temperatura si è stabilizzata. Si può seminare in cassetta, in alveoli, o in vasetti singoli. L’ambiente deve essere riscaldato e luminoso: per la germinazione sono necessari almeno 7-8 giorni ed una temperatura di almeno 17-18°C, con un optimum a circa 25-30°C.
Trapianto
Per il trapianto non bisogna avere fretta, perché il peperone ha notevoli esigenze sia termiche che luminose. Una coltivazione troppo anticipata può esporre la pianta a stress termici e a gelate tardive. Le piantine devono avere da 4 a 8 foglie vere. Si consiglia un sesto di impianto che preveda una distanza sulla fila variabile tra i 35 e i 50 cm e di 70-90 cm tra le file, in modo da avere circa 2-4 piante/mq. 
Tutori
I tutori sono generalmente consigliabili, in quanto l’apparato radicale, non molto sviluppato, non è in grado di ancorare saldamente la pianta al terreno, specie se la produzione è abbondante e la zona è ventosa.
Si può utilizzare una canna di bambù per ogni pianta, o meglio dei pali con dei fili di ferro (o delle reti) tesi su ogni fila.
Utilizzando le reti, il sostegno alla pianta viene effettuato anche nei rami laterali, che possono allargarsi e sopportare il peso dei frutti senza pericoli di rotture, rispettando la forma naturale della pianta.
Cimatura
Utile è la cimatura, che consiste nell’asportare le gemme apicali quando i primi frutti si sono ingrossati. Importante è anche l’asportazione dei germogli laterali, come nei pomodori (scacchiatura).
Irrigazioni
Devono essere frequenti e omogenee, evitando di bagnare le foglie, in modo da mantenere il terreno sempre umido. Molto efficace allo scopo l’irrigazione a goccia, specie se abbinata alla pacciamatura, che contribuisce anche al controllo delle malerbe sulla fila. 
 
Raccolta
Si effettua scalarmene, quando i frutti hanno raggiunto la pezzatura giusta e la colorazione desiderata. Si consiglia di raccogliere i primi frutti prima della maturazione fisiologica, quando cioè sono ancora verdi, in quanto la raccolta anticipata stimola la formazione e l’accrescimento degli altri frutti.
 
Avversità
Colpo di sole: provoca scottature sui frutti, con la formazione di aree decolorate che possono poi ospitare dei marciumi secondari; sono dovute ad un’improvvisa esposizione al sole del frutto.  
Marciume apicale: dovuto ad uno squilibrio idrico (periodi di secco alternati ad apporti idrici abbondanti), si manifesta con un marciume nella parte apicale del frutto che lentamente poi si diffonde su tutta la bacca.
Malattie fungine: possono provocare avvizzimenti improvvisi, come nel caso della cancrena pedale e della verticillosi, che causano l’occlusione dei vasi vascolari nella parte basale della pianta.
Batteri: temibili anche alcuni marciumi di origine batterica che possono colpire foglie e frutti.
 
Consigli di prevenzione
Utilizzare sesti d’impianto allargati per permettere una maggior circolazione dell’aria ed una migliore diffusione della luce.
Evitare di bagnare le foglie durante le annaffiature.
Limitare le concimazioni azotate.
Staccare i frutti con le forbici, in modo da non provocare lacerazioni ai tessuti.
Utilizzare rotazioni ampie tra le colture.
Utilizzare solo sostanza organica ben compostata.
 
Trattamenti specifici
E’ possibile prevedere dei trattamenti per il controllo delle malattie fungine a base di rame o con decotto di equiseto, macerato di aglio e cipolla, propoli ed oli essenziali.
 
Coltivazione del peperone e biodinamica
Effettuare le semine in luna crescente (luna nuova), i trapianti in luna discendente (tempo di piantagione), scegliendo comunque sempre i giorni di calore, anche per la raccolta. Distribuire il preparato 500 prima della lavorazione principale e delle eventuali sarchiature ed il preparato 501 dalla formazione dei primi frutticini, effettuando due o tre trattamenti al mattino presto, con giornate soleggiate, in giorni di aria o calore, per migliorarne  le caratteristiche organolettiche e la resistenza alle malattie.
 
 
(Disegni di Claudio Cristiani)

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