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Panace comune

di Alessandro Mesini
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  • Panace di Mantegazzi (Heracleum mantegazzianum) disegno di Gabriella Gallerani
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Panace comune (Heracleum mantegazzianum)

 

Panace di Mantegazzi (Heracleum mantegazzianum), pianta conosciuta anche con altri nomi popolari (panace comune, panace dei macereti, panace del Caucaso), colpisce per le grandi dimensioni e l’elevata vigoria capaci di destare, per chi riesce a guardare al di là del concetto di “erbaccia”, curiosità e idee sulla possibilità di coltivazione.

In realtà non si tratta di una specie spontanea nelle nostre regioni, ma di una rinaturalizzazione seguita all’introduzione della pianta dalle regioni del Caucaso come specie mellifera intorno al 1900.

Dotata di una grandissima capacità di disseminazione grazie all’elevata produzione di semi, fino a 10.000 per pianta adulta, e ad una loro prodigiosa resistenza, possono germinare anche nel settimo anno, in alcune parti d’Europa, come la Svizzera, è considerata pianta infestante.

Il nome Heracleum, rifacendosi ad Ercole, pone l’accento sulla forza e le dimensioni della pianta.

 

Come riconoscerla

Heracleum mantegazzianum è biennale, o persistente per qualche anno, può raggiungere i 3,5 m di altezza, anche se di norma si arresta a due, ma non mancano notizie di esemplari davvero ciclopici, alti più di 5 m.

Ha un fusto cavo, non per questo debole, con pareti spesse, e un diametro che può raggiungere i 10 cm, di colore verde con macchie rosso porpora.

Le foglie basali, le più grandi, possono raggiungere, picciolo compreso, una lunghezza di oltre due m. Sono divise in tre o cinque segmenti di forma irregolare, a loro volta incisi da divisioni meno accentuate.

I fiori di colore bianco, bianco-verde, o punteggiati di rosa, talvolta con tonalità gialle più evidenti a mano a mano che ci si allontana dalla schiusa, sono raggruppati in grandi ombrelle, organizzate su più livelli, come fossero i palchi di un albero. Le ombrelle più grandi possono raggiungere i 120 cm di diametro. La fioritura ha inizio in giugno e si protrae fino ad agosto. Basta sedersi nelle vicinanze di un panace fiorito per apprezzare, dal ronzio che si leva, la grande quantità di insetti che richiama.

I frutti, che erroneamente si possono confondere con i semi, sono di forma obovata, difesi da peli irti che ne rendono spiacevole il contatto e difficile l’ingestione da parte degli animali, lunghi da 1 cm a 1 cm e mezzo, larghi circa 7 mm.

La radice è fittonante, profonda fino a 60 cm, e rappresenta la parte svernante della pianta.

Riconoscere Heracleum mantegazzianum è facile perché altre piante simili come l’angelica selvatica ed il vero panace comune (Heracleum sphondylium), reperibili negli stessi areali o in areali limitrofi, hanno dimensioni molto inferiori e non presentano la stessa vigoria.

 

Dove si trova

Oggi Heracleum mantegazzianum si può trovare con facilità in tutti gli stati europei ed il suo areale è in continua espansione, di pari passo con l’ampliarsi di zone marginali abbandonate dove l’agricoltura non esercita più una pressione selettiva sulle diverse specie erbacee ed arboree colonizzatrici.

Prospera in climi freschi, ma non freddi, con una buona umidità riuscendo ad allontanarsi anche da fossi, stagni e paludi che rappresentano il suo habitat ideale.

Colonizza i terreni di riporto, esempio tipico sono le scarpate delle ferrovie, vive ai margini dei terreni boscati, lungo le strade e al bordo di spiazzi adibiti a parcheggio, negli incolti, fra le macerie, e ovunque vi sia acqua. 

 

In giardino

Il panace di Mantegazzi ben si adatta a formare una rigogliosa vegetazione di contorno a fossi e laghetti in giardini informali. Si può accostare a piante di rabarbaro o gunnera. Coltivate sempre fuori delle aree di maggior frequentazione, meglio se inaccessibili ai bambini perché contengono sostanze fototossiche, le furanocumarine, che attivate dai raggi solari e le alte temperature possono provocare arrossamenti, macchie e a volte cicatrici permanenti. Per questa ragione si maneggia solo e sempre con i guanti.

 

Pianta a manutenzione zero

Gli heracleum non richiedono alcuna manutenzione. Si pongono nel terreno umido e profondo da ottobre a marzo quando la pianta è in riposo vegetativo e si può utilizzare la parte sotterranea come mezzo di moltiplicazione. In pieno sole o ombra parziale, mai completamente dominati. La distanza fra le piante consigliata è di 150-200 cm. Al termine della fioritura tutte le piante si tagliano alla base, 15 cm dal suolo, senza lasciare che i fiori fecondati producano frutto e si diffonda la specie in natura.

 

Per non infestare l’ambiente

Gli Heracleum, in condizioni favorevoli, possono formare gruppi compatti capaci di eliminare ogni altra specie vegetale, favorendo anche il dilavamento del terreno. Si diffondono con rapidità in tre modi: a breve raggio per la caduta dei semi portati dal vento, a lungo raggio per i semi veicolati dall’acqua o dagli animali che ne sono involontari vettori, non perché ne ingeriscono i frutti, ma perché questi si attaccano alla pelliccia grazie ai peli irsuti che li rivestono.

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