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Ortensie

di Paolo Cottini
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Fino a un decennio fa quasi più nessuno le voleva coltivare e se, per caso, ne regalavi una al tuo migliore amico, lui in segno di riconoscenza la riciclava alla nonna o alla zia, perché loro sì che avevano un giardino adatto per queste piante “ormai démodé”. I giardini moderni, si pensava, necessitano di ben altro, soprattutto di essere ‘svecchiati’, grazie all’impiego di arbusti nuovi, sempre verdi, sempre fioriti, sempre sani… E invece no, ormai abbiamo capito come gira il mondo delle piante ornamentali: quando uno pensa che finalmente è stato raggiunto il ‘top’ e che ora tutto è preordinato e ben stabilito, ecco che rispuntano antichi schemi rivisitati e ancor più ‘vetuste’ piante, che ritenevamo esiliate nel regno dei ricordi. Sissignori, le ortensie non solo sono tornate a combattere le loro battaglie, ma ora si presentano sul campo a plotoni, con centinaia di specie e varietà, tanto numerose che quasi non si sa da che parte iniziare a scegliere. Il loro numero, poi, è ovviamente legato ad un incredibile assortimento di forme, colori, portamenti, dimensioni ed esigenze, così che qualunque spazio da decorare (e non solo il giardino della nonna) può trarre un enorme vantaggio estetico dall’impiego della pianta giusta. Ora si tratta di sapere qual è la ‘pianta giusta’ per il nostro obiettivo, a prescindere dall’ovvio presupposto che essa deve anche rispondere alle nostre privatissime simpatie.

 

Con “capelli arruffati” o con “cuffia di merletti”?

Il lungo periodo di oblio nei confronti delle ortensie fu forse determinato anche dall’uniformità con cui esse venivano offerte sul mercato: quasi esclusivamente la specie più nota, Hydrangea macrophylla, per di più con ibridi ormai obsoleti e un po’ noiosi. Grazie al cielo le cose cambiarono, non solo in seguito alla maturazione dei gusti, ma anche alla creazione di parecchie nuove forme di H. macrophylla. Allo stato spontaneo l’arbusto, alto fino a 3 metri, cresce sull’Himalaya, in Cina e in Giappone. I giovani rami sono glabri, mentre le foglie, ampiamente ovate, acuminate, carnose e seghettate ai margini, raggiungono la lunghezza di 20 cm; le sgargianti infiorescenze sono formate da corimbi appiattiti, con alcuni fiori sterili (di color rosa e larghi fino a 5 cm) e numerosi fiorellini fertili di colore rosa o azzurro. In natura, tuttavia, esistono un paio di varietà e sottospecie dalle quali pare siano derivate le cultivar oggi più frequentemente in uso. In particolare H. m. var. normalis, che cresce lungo le coste della penisola giapponese di Chiba e su alcune isole a sud di Tokyo, sembra essere l’antenata di forme che rientrano in entrambe le grandi categorie in cui si è soliti suddividere le ortensie: quelle a “capigliatura arruffata” (in inglese: “Mophead”) e quelle a “cuffietta di merletti” (“Lacecap”). La prima è costituita da piante con tipiche infiorescenze di fiori quasi tutti sterili, più o meno arrotondate o a pannocchia; la seconda, invece, è caratterizzata da corimbi con un gruppo centrale di fiorellini fertili, circondato da un anello di fiori sterili assai più grandi e appariscenti, appunto come i merletti di un copricapo femminile dell’Ottocento. Un ulteriore miglioramento delle “Lacecap” è stato ottenuto in questi ultimi anni in Svizzera, mediante un gruppo di ortensie, dette “Teller”, dal fiore grande e assolutamente piatto, chiamate con nomi di uccelli: ‘Fasan’ ‘Bachstelze’, Blaumeise’,  e così via.

 

In giardino e in vaso

La costituzione di un numero altissimo di cultivar ha fatto sì che oggi abbiamo a disposizione ortensie adatte ad inserirsi in qualsiasi situazione. Se abbiamo un lungo viale d’ingresso, ai due lati esse formeranno piacevolissime “bordure” d’invito, così come, se poste al margine di una lunga siepe, serviranno a spezzarne la monotonia determinata dal suo disegno geometrico. Nei giardini piccoli, le ortensie di dimensioni medio-grandi vanno utilizzate da sole, come se si trattasse di piccoli alberi fioriti, ma se il nostro giardino è sufficientemente vasto l’effetto migliore si ottiene con un impiego “a masse”, specialmente se le si metterà a dimora al limitare di una zona boscosa. Un altro utile impiego le vede piantate contro un muro o una parete, dove esse possono costituire da elemento di varietà nei confronti delle piante rampicanti che corrono alle loro spalle. Diverse cultivar, soprattutto di H. serrata e H. paniculata, possiedono infiorescenze cascanti che ricordano in qualche modo le collane femminili barocche, di ottimo effetto decorativo. Inoltre, va ricordato che, sebbene decidue, le ortensie sono dotate di foglie che persistono a lungo durante la stagione autunnale, talvolta con una bellissima colorazione (come in H. quercifolia). Le varietà ‘nane’, soprattutto di H. macrophylla o H. serrata, si coltivano benissimo anche nei vasi (i più indicati sono quelli in cotto), ma se il terrazzo è ampio si potranno utilizzare anche i grandi vasi da agrumi, dove saranno ospitate le varietà di dimensioni medie.

 

Perenni come compagne

Le ortensie amano la compagnia di alcune erbacee perenni, con le quali avviene un mutuo scambio di favori sul piano estetico. Se si ha una cultivar a fiori azzurro-ghiaccio, è bello interrare al piede della pianta una manciata di semi di Aquilegia vulgaris ‘Variegata’: queste ultime fioriranno prima dell’ortensia, ma saranno ancora nel loro splendore fogliare, in bel contrasto con l’azzurro dell’arbusto, se avremo provveduto a tagliarne le sommità subito dopo la fioritura. Le varietà a foglie variegate, come ‘Quadricolor’, stanno bene in zone ombreggiate, insieme con alte perenni a foglia gialla, come Filipendula ulmaria ‘Aurea’ o Tricyrtis ‘Golden Cream’, ma anche Primula florindae, il cui giallo si integra piacevolmente con le sfumature giallognole dell’ortensia.

 

Le altre

Oltre alle infinite forme deri­vate da H. macrophylla, i nostri giardini possono contare su diverse altre specie, ciascuna delle quali si presenta con più di un pregio. Di provenienza pure asiatica è H. heteromalla, che nella cultivar ‘Bretschneideri’ è dotata di strette foglie lungamente acuminate, di un bel giallo oro in autunno. Nelle foreste di montagna del Giappone e della Corea cresce H. serrata, con foglie ovate e acute, larghe non più di 6 cm; l’infiorescenza di ‘Blue Bird’ è a “Lacecap”, con fiori sterili bianco-rosati che possono restare aperti da giugno a ottobre. Allo stesso gruppo appartiene H. aspera, ben riconoscibile per la fitta peluria che ricopre piccioli e foglie: frequentemente essa viene confusa con la simile H. sargentiana, ma quest’ultima ha foglie assai più lunghe della prima. Americana è invece H. arborescens, un arbusto eretto e vigoroso di 1-3 metri, con foglie ovato - ellittiche a base arrotondata e infiorescenze globose bianche del diametro di 10 cm. H. robusta possiede foglie più ovate, tra le più lunghe di tutto il genere, fino a 20 cm: i suoi corimbi sono molto grandi, toccando i 30 cm di diametro, con fiori sterili bianchi aperti fino all’autunno. Due tra le specie più belle sono H. quercifolia e H. paniculata. La prima può raggiungere un’altezza anche notevole per questo genere (fino a 6 m), ma il suo pregio più apprezzato consiste nell’avere bellissime foglie che ricordano in parte quelle della quercia rossa, con la loro forma ampiamente ovata e lobata, e che in autunno assumono una brillante colorazione gialla, rossastra e violacea. H. paniculata, oggi molto richiesta, si distingue invece per le infiorescenze piramidali o coniche, lunghe fino a 20 cm, che nella cultivar ‘Tardiva’ sbocciano in pieno settembre. Piuttosto alta – fino a 2 m – è pure H. involucrata, dotata di foglie ovali ed acuminate, ma soprattutto di un’infiorescenza irregolare, con molti fiori fertili di colore rosa o blu ed un modesto numero di fiori sterili bianco-rosati. Non manca infine una specie rampicante, H. petiolaris, il cui fusto tocca anche i 20 metri di lunghezza: adatta, dunque, per ricoprire muri e staccionate, essa fiorisce in giugno - luglio con ampi corimbi larghi 15-25 cm, anche se la si pone a settentrione.

 

Coltiviamo le ortensie con Rita Paoli e Alessandra Borgioli

In Europa esistono poche altre collezioni di ortensie tanto ricche quanto lo è quella fiorentina di Rita Paoli ed Alessandra Borgioli, due amiche e socie che dal 1998 conducono uno dei vivai più qualificati del nostro Paese. A loro, che in questi anni hanno maturato con gli studi ma soprattutto con il lavoro “in campo”, un’esperienza diretta e quotidiana in tema di coltivazione di ortensie, abbiamo ‘girato’ i quesiti di base che si pone chiunque intenda affacciarsi a questo mondo affascinante.

Qual è il terreno migliore per loro?

Qualunque tipo di suolo va bene, tranne quelli duri e ricchi in argilla, nei quali, prima di mettere le piante a dimora, occorre fare uno scavo di 50 x 50 da riempire con buon terriccio per acidofile. Le nostre piante amano l’acqua, ma è comunque indispensabile assicurare un buon drenaggio. Preferiscono un suolo acido, mentre viceversa soffrono se il pH supera i 7,5: in tal caso le foglie ingialliscono e si deve ricorrere all’aggiunta di ferro con prodotti specifici. Se vi è un eccesso di sabbia, si aggiunge del compost di foglie secche, scorza tritata e letame. Naturalmerte se la terra è ricca e grassa esse saranno più vigorose e fiorite.

E per il colore dei fiori?

Sono piante acidofile, quindi con pH 4-4,5 si hanno i blu e gli azzurri, mentre con pH 6-6,5 si hanno i rosa e i rossi. S’interviene di conseguenza, con prodotti specifici, per rafforzare l’una o l’altra tonalità, anche se il nostro consiglio è di assecondare il colore che il terreno conferisce naturalmente alle vostre piante, mettendo a dimora la varietà più idonea.

Blu o rosse?

Tutti sanno che il colore delle infiorescenze di alcune ortensie (H. macrophylla e H. serrata) cambia in relazione all’acidità o all’alcalinità del terreno: il suolo acido stimola la produzione del blu, mentre quello alcalino cambia il colore in rosa o in malva. Ciò che si sa meno è che gli esemplari trapiantati di recente possono mutare di colore, dall’una all’altra delle tonalità citate, per un anno o due, durante il periodo d’adattamento alla nuova dimora. In breve, se il nostro terreno ha un pH 4,5-5 i fiori saranno blu, mentre con pH 6-6,5 si hanno fiori rossi o rosa. Nei terreni neutri si aggiungono prodotti con solfato d’alluminio per stimolare la produzione di blu, mentre si agisce sul terreno acido con carbonato di calcio per avere il rosso. Se il vostro pH è 7-7,5 o più, non aggiungete nulla e rassegnatevi al rosso!

Sopportano bene il freddo?

Hydrangea quercifolia, H. arborescens, H. paniculata e H. heteromalla sopportano sino a meno 20°C; H. macrophylla e H. serrata sino a meno10/12°C; H. aspera e H. involucrata sopportano solo sino meno 7/8°C. In ogni caso, nelle zone più gelide, è opportuno ricorrere alla pacciamatura.

Quale posizione gradiscono in giardino?

Generalmente la mezz’ombra o l’ombra sono da preferirsi al sole pieno, ma vi sono specie che non disdegnano una maggior quantità di luce, come H. quercifolia e H. arborescens.

E’ vero che la potatura è complicata?

Niente affatto. Il principio di base è che le ortensie, in genere, non andrebbero potate del tutto, fatta eccezione per l’eliminazione di fiori e rami secchi e lo sfoltimento dei getti centrali più vecchi, allo scopo di dare più luce all’interno dell’arbusto. Se si vuole potare, occorre differenziare fra le varie specie. H. macrophylla, la più comune, fiorisce sul ramo dell’anno precedente, quindi ci si deve limitare a togliere i fiori secchi e ad accorciare in estate i rami più deboli sopra la penultima coppia di gemme. Invece, H. paniculata e H. arborescens, che fioriscono sul legno dell’anno, vanno potate a fine inverno per la metà della lunghezza o più, lasciando due gemme alla base d’ogni stelo. Tutte le altre specie, compresa la rampicante H. petiolaris, vogliono solo una moderata potatura di riordino.

E per la moltiplicazione?

In genere, le ortensie più comuni si moltiplicano con talee di 10-15 cm, prelevate in estate dai getti non fioriferi e piantate in un miscuglio di sabbia e torba in serra fredda. Quando sono radicate, le si trapianta in vasetti di 8 cm, con composta da vaso, facendole svernare in cassone freddo. In primavera

si mettono in vivaio e solo in autunno vanno a dimora definitiva.

Cosa temono maggiormente le ortensie?

Soprattutto i venti gelidi di primavera e le potature errate, oltre che un’eventuale posizione sbagliata.

E infine: è difficile coltivare ortensie?

Assolutamente no, perché si tratta di piante affidabili, versatili, generose, che si adattano a molte condizioni ambientali, anche le più disparate.

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