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Olivello spinoso

di Alessandro Mesini
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Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides)
 
Quasi nessuno lo sa: l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.)non è pianta tipica delle nostre regioni, e non fa parte della macchia mediterranea come il nome potrebbe suggerire. Non troviamo citazioni nella letteratura antica, ma Linneo, proprio lui, il famoso classificatore, riportava come dal succo concentrato delle bacche i popoli nordici preparassero una salsa da accompagnare al salmone.
 
L’olivello pianta “bellica”
“L’alimentazione del popolo in tempo di guerra” è il titolo del volume del Prof. A. Herlitzka che ci illustra le virtù alimentari dell’olivello spinoso, non è possibile trovarlo perché quando fu pubblicato costava soltanto 10 centesimi, di lira e non di euro, per dare un’idea di quanto può essere vecchio.
I tedeschi nella guerra del 15-18 fecero incetta di bacche lungo le rive del fiume Piave da distribuire alla truppa come energetico. La scelta si rivelò una scelta felice perché gli studi successivi confermarono questa valenza e l’interessantissimo apporto di vitamina C.
I frutti sono ricchissimi di vitamina C e, ancora più importante, sono privi dell’enzima che porta alla degradazione dell’acido ascorbico. La naturale acidità, un pH inferiore a 3, contribuisce a proteggere questo prezioso componente presente in una concentrazione quattro volte superiore a quella del limone.
 
A caccia di bacche
Riconoscere l’olivello spinoso è piuttosto facile. Le bacche di colore arancione non possono essere confuse. Persistono lungamente sui rami spogli durante la stagione invernale. Non tutti gli individui portano frutti perché si tratta di una pianta a sessi separati. I fiori, molto precoci e ad impollinazione anemofila, sono poco appariscenti. Le foglie sono quasi sessili e questo, insieme alla geometria dei rami, contribuisce a conferire alla pianta un aspetto quasi primitivo comune a molte piante pioniere. Sono lineari e lanceolate, di colore verde nella lamina superiore e di colore argento in quella inferiore. Cadono in concomitanza con la maturazione dei frutti. La corteccia dei rami rigidi, spinosi e intricati è di colore grigio argento, quella del tronco è chiara.
Ama i luoghi soleggiati e prospera lungo le scarpate, i terreni franosi, i margini delle strade fino a quando non viene dominata dall’arrivo delle latifoglie. Abbastanza rara nel sud della penisola può essere trovata al nord fin verso i 1.500 metri d’altezza. 
 
La raccolta
La raccolta può presentarsi assai problematica a causa delle lunghe e potenti spine che fanno dell’olivello una pianta ideale per le siepi da difesa. Muniamoci allora di robusti guanti di pelle, quelli semplici da giardino in tessuto sono del tutto inadatti.
La seconda complicazione è data dalla necessità di usare la massima cautela per non rovinare le bacche. Le raccoglieremo in un contenitore rigido e mai in quantità tale da schiacciare col peso quelle sul fondo.
Come già anche la rosa canina, si deve attendere che giunga l’inverno per raccogliere frutti di elevata qualità. Le prime gelate portano ad una marcata diminuzione dell’acidità e ad un ulteriore arricchimento vitaminico.
Proviamo la differenza assaggiando una bacca a ottobre e una nell’inverno: la prima ci risulterà a dir poco sgradevole, la seconda solo molto acidula.
In autunno raccoglieremo soltanto i frutti che, seccati, impiegheremo per le tisane contro i malanni della stagione fredda.
 
La solita grappa, una grappa insolita
In casa di amici, al ristorante, nei negozi specializzati si trovano grappe aromatizzate a qualsiasi gusto vogliamo, anche i più incredibili, ma è assai raro trovarne una all’olivello spinoso.
Le bacche non possono essere introdotte tal quali nella grappa se non per motivi puramente ornamentali. Le bacche devono essere pestate, e non frullate, prima di essere messe a macerare nella grappa secca per una settimana. I quantitativi in peso di grappa e bacche devono essere gli stessi. Filtriamo con un canovaccio e spremiamo a fondo la massa. Per ogni litro di grappa impiegata aggiungiamo uno sciroppo fatto con un quarto di litro d’acqua e 500 grammi di zucchero, ma si può anche andare oltre se desideriamo ottenere un prodotto più morbido. Dopo due mesi di riposo è pronto per essere servito dopo un’eventuale seconda filtratura.
 
Gelatina d’olivello
Semplicissima come tutte le gelatine: la parte più difficile consiste nel procurarsi un quantitativi di bacche tale da giustificare la lavorazione. Mettiamo i frutti in poca acqua e portiamo il tutto ad ebollizione con la pentola coperta. Lo scopo è quello di ammorbidire le bacche e non di cuocerle. Togliamo dal fuoco e passiamo il tutto. Uniamo zucchero nello stesso peso della frutta cruda. Rimettiamo sul fuoco e in pochi minuti portiamo a cottura. Una cottura breve serve a non distruggere completamente il prezioso apporto vitaminico e l’impiego di prodotti gelificanti di facile reperimento sul mercato può essere d’aiuto.
Più che di una delizia si tratta di un ottimo integratore vitaminico naturale.
 
Colori naturali
L’olivello spinoso potrà esserci d’aiuto anche quando vorremo tingere tessuti con coloranti naturali. Le parti da impiegare sono le foglie e i rametti per ottenere tinte dal nocciola dorato al marrone rosato.
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
All' olivello spinoso la fitoterapia riconosce il ruolo derivante dall'essere una delle piante più ricche di vitamina C, ed è tale ricchezza a caratterizzarne l'attività e l'impiego terapeutico orale: prevenzione delle malattie infettive, convalescenza, insufficienza immunitaria, antiastenico, antianemico.
Per uso esterno, invece, le bacche trovano un utilizzo per le loro proprietà astringenti sui processi infiammatori della bocca ed in più ha un'azione "rassodante" le gengive.

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.