Narcisi
Ogni anno, all’inglese Royal Horticultural Society pervengono non meno di 150 domande di registrazione di un nuovo ibrido di narciso, così che, a partire dalla metà del XIX secolo ad oggi, negli archivi di quella benemerita società si sono accumulate più di 30.000 schede, ciascuna delle quali è dedicata ad un neonato di uno dei generi più famosi al mondo. Ad incrementare l’immenso patrimonio hanno contribuito coltivatori d’ogni angolo della terra, ma i più fecondi sono stati gli olandesi, seguiti da americani, australiani e neozelandesi. Negli ultimi anni, però, i britannici stessi si sono fatti molto avanti, tanto che oggi la loro produzione annuale supera le 10.000 tonnellate di bulbi. In un oceano così vasto di forme, colori e dimensioni è facilissimo smarrirsi, ma un’ancora di salvataggio è rappresentata dall’accurata suddivisione in categorie, in una delle quali ogni ibrido viene obbligatoriamente inserito in base a determinati criteri morfologici. Come in altri casi relativi a generi di piante ornamentali – per es., le dalie o le camelie – anche gli amatori di narcisi seguono le proprie “mode”, ma negli ultimi tempi sembra proprio che le preferenze del mercato siano orientate verso le forme nane e, in ogni caso, a corolla medio-piccola. Non è però mai detta la parola definitiva, perché si sa che le mode, spesso, ritornano e poi ancora scompaiono come le nuvole nel cielo. E’ certo, in ogni caso, che i narcisi sono i più impazienti pionieri della primavera, tanto che nelle regioni meridionali non è difficile vederli fiorire già durante l’inverno. Alcuni di loro, poi, non temono nemmeno i geli del nord.
Tredici gruppiTutti gli ibridi del genere Narcissus sono suddivisi in tredici gruppi, in relazione alle caratteristiche genetiche associate alle diverse specie spontanee da cui essi hanno preso origine. Ecco quindi i narcisi “a tromba”, a “coppa grande”, a “coppa piccola”, a “fiore doppio”, ma anche i “Tazetta”, i “Cyclamineus” e i “Triandrus” (dai nomi di tre specie-base diverse) e così via, con ulteriori ripartizioni in sotto-categorie, ciascuna delle quali si presenta con sue forme particolari. In più, gli ibridatori hanno avuto modo di sbizzarrirsi anche con le tinte, miscelando fra loro o alternando i colori fondamentali: bianco, giallo, rosso, arancione e rosa. E nemmeno può essere scordato il profumo dolcissimo, che è una dote genetica del più comune fra i narcisi spontanei, N. poeticus. Ogni gruppo, ovviamente, si distingue anche per esigenze colturali diverse: ad esempio, i “Tazetta” e i “Jonquilla” sono molto robusti, resistenti alle malattie, profumatissimi, ma richiedono sole e inverni miti.
Come utilizzarliIn molti casi, le migliori forme d’impiego delle piante ornamentali ci sono suggerite dalla natura e dallo stesso ambiente in cui esse vivono. I narcisi crescono perlopiù nei prati ed è quindi in mezzo all’erba che essi possono esibire il meglio di sé, sfruttando il bel contrasto tra i luminosi colori pastello delle loro corolle ed il verde smeraldino delle graminacee appena spuntate. Lo scenario, ovviamente, non può essere un comune tappeto erboso da giardino, ma un prato selvatico, perché non è possibile tosarlo al termine della fioritura, poiché notoriamente le foglie delle bulbose non vanno toccate fino all’inizio dell’estate. La messa a dimora nel prato va effettuata in modo casuale e non in file ordinate di tipo “militare”, magari ricorrendo a bulbi che fioriranno in tempi diversi, così da poterli ammirare più a lungo possibile. Se il prato è molto vasto, è meno dispendioso e assai più attraente piantare i bulbi in cerchio attorno ad alberi ed arbusti, in masse, oppure lungo i viali, mettendoli a dimora al margine del percorso per l’ampiezza di un paio di metri. Un’altra posizione ideale è accanto a corsi d’acqua o laghetti, sempre in masse. I narcisi si possono associare con molte specie a fioritura precoce: altre bulbose (tulipani, iris, Allium ecc.) ed erbacee perenni (Pulmonaria, Lamium, Vinca), ma anche magnolie, noccioli, rododendri, Mahonia, Daphne e Corylopsis.
I più precociNon sono pochi i narcisi che aprono i loro fiori in pieno inverno, anche nelle nostre regioni settentrionali, a condizione che i bulbi siano stati messi a dimora presto (verso settembre). Due di loro sono particolarmente raccomandabili.
ColtivazioneLa coltivazione dei narcisi non richiede al giardiniere particolari abilità. Di norma essi vogliono un terreno ben drenato e mediamente fertile, con un’esposizione al sole o a mezz’ombra. I bulbi vanno messi a dimora tra la fine di agosto e novembre, ma anche in dicembre se il suolo non è gelato. La profondità d’impianto varia da una volta e mezzo a tre volte il diametro del bulbo, secondo la zona climatica: più elevata se l’inverno è gelido e viceversa. Per ottenere un effetto scenografico, il numero dei bulbi non può essere inferiore alla decina. Dopo la fioritura, le foglie non vanno tagliate né legate finché sono verdi e, in ogni caso, per non meno di un mese e mezzo. Per evitare che i gruppi più vecchi s’infittiscano eccessivamente, occorre dividerli e ripiantarli alla fine dell’estate.
Coltivazione: consigli per i giardini del sud
|
Erbacee
Newsletter di GiardiniRicevi via email le ultime novità da Giardini.biz Acquista Giardini
oppure acquista una copia singola Contatta GiardiniPer richieste alla redazione e all'ufficio pubblicità, clicca qui. Per informazioni su abbonamenti e vendite, clicca qui. ForumSegui il forum di Giardini.biz |
|