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Narcisi

di Paolo Cottini
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Ogni anno, all’inglese Royal Horticultural Society pervengono non meno di 150 domande di registrazione di un nuovo ibrido di narciso, così che, a partire dalla metà del XIX secolo ad oggi, negli archivi di quella benemerita società si sono accumulate più di 30.000 schede, ciascuna delle quali è dedicata ad un neonato di uno dei generi più famosi al mondo. Ad incrementare l’immenso patrimonio hanno contribuito coltivatori d’ogni angolo della terra, ma i più fecondi sono stati gli olandesi, seguiti da americani, australiani e neozelandesi. Negli ultimi anni, però, i britannici stessi si sono fatti molto avanti, tanto che oggi la loro produzione annuale supera le 10.000 tonnellate di bulbi. In un oceano così vasto di forme, colori e dimensioni è facilissimo smarrirsi, ma un’ancora di salvataggio è rappresentata dall’accurata suddivisione in categorie, in una delle quali ogni ibrido viene obbligatoriamente inserito in base a determinati criteri morfologici. Come in altri casi relativi a generi di piante ornamentali – per es., le dalie o le camelie – anche gli amatori di narcisi seguono le proprie “mode”, ma negli ultimi tempi sembra proprio che le preferenze del mercato siano orientate verso le forme nane e, in ogni caso, a corolla medio-piccola. Non è però mai detta la parola definitiva, perché si sa che le mode, spesso, ritornano e poi ancora scompaiono come le nuvole nel cielo. E’ certo, in ogni caso, che i narcisi sono i più impazienti pionieri della primavera, tanto che nelle regioni meridionali non è difficile vederli fiorire già durante l’inverno. Alcuni di loro, poi, non temono nemmeno i geli del nord.

 

Tredici gruppi

Tutti gli ibridi del genere Narcissus sono suddivisi in tredici gruppi, in relazione alle caratteristiche genetiche associate alle diverse specie spontanee da cui essi hanno preso origine. Ecco quindi i narcisi “a tromba”, a “coppa grande”, a “coppa piccola”, a “fiore doppio”, ma anche i “Tazetta”, i “Cyclamineus” e i “Triandrus” (dai nomi di tre specie-base diverse) e così via, con ulteriori ripartizioni in sotto-categorie, ciascuna delle quali si presenta con sue forme particolari. In più, gli ibridatori hanno avuto modo di sbizzarrirsi anche con le tinte, miscelando fra loro o alternando i colori fondamentali: bianco, giallo, rosso, arancione e rosa. E nemmeno può essere scordato il profumo dolcissimo, che è una dote genetica del più comune fra i narcisi spontanei, N. poeticus. Ogni gruppo, ovviamente, si distingue anche per esigenze colturali diverse: ad esempio, i “Tazetta” e i “Jonquilla” sono molto robusti, resistenti alle malattie, profumatissimi, ma richiedono sole e inverni miti.

 

Come utilizzarli

In molti casi, le migliori forme d’impiego delle piante ornamentali ci sono suggerite dalla natura e dallo stesso ambiente in cui esse vivono. I narcisi crescono perlopiù nei prati ed è quindi in mezzo all’erba che essi possono esibire il meglio di sé, sfruttando il bel contrasto tra i luminosi colori pastello delle loro corolle ed il verde smeraldino delle graminacee appena spuntate. Lo scenario, ovviamente, non può essere un comune tappeto erboso da giardino, ma un prato selvatico, perché non è possibile tosarlo al termine della fioritura, poiché notoriamente le foglie delle bulbose non vanno toccate fino all’inizio dell’estate. La messa a dimora nel prato va effettuata in modo casuale e non in file ordinate di tipo “militare”, magari ricorrendo a bulbi che fioriranno in tempi diversi, così da poterli ammirare più a lungo possibile. Se il prato è molto vasto, è meno dispendioso e assai più attraente piantare i bulbi in cerchio attorno ad alberi ed arbusti, in masse, oppure lungo i viali, mettendoli a dimora al margine del percorso per l’ampiezza di un paio di metri. Un’altra posizione ideale è accanto a corsi d’acqua o laghetti, sempre in masse. I narcisi si possono associare con molte specie a fioritura precoce: altre bulbose (tulipani, iris, Allium ecc.) ed erbacee perenni (Pulmonaria, Lamium, Vinca), ma anche magnolie, noccioli, rododendri, Mahonia, Daphne e Corylopsis. 

 

I più precoci

Non sono pochi i narcisi che aprono i loro fiori in pieno inverno, anche nelle nostre regioni settentrionali, a condizione che i bulbi siano stati messi a dimora presto (verso settembre). Due di loro sono particolarmente raccomandabili.

  • Narcissus ‘Mount Hood’ (alto fino a 45 cm) possiede una corolla candida con “tromba” centrale soffusa di un pallido giallo limone. Preferisce un’esposizione soleggiata o a mezz’ombra e un suolo leggero, ben drenato e un po’ umido. I bulbi vanno piantati fra settembre e novembre ad una profondità una volta e mezza il loro diametro. Dopo la fioritura, le foglie non vanno toccate per almeno 6 settimane.
  • Narcissus ‘February Gold’ (alto fino a 40 cm) appartiene al gruppo dei “Cyclamineus” ed è quindi fra i narcisi più piccoli ed eleganti., con corolla giallo-zolfo e ‘tromba’ gialla. Vuole suolo umido con pH neutro, sole o mezz’ombra. Ha una fioritura molto prolungata, resiste alle intemperie e ha una riuscita migliore se durante l’inverno la temperatura è scesa per qualche giorno sotto  i –10°C. Non tollera la troppa umidità né la siccità. Non è adatto per le aree costiere.

 

Coltivazione

La coltivazione dei narcisi non richiede al giardiniere particolari abilità. Di norma essi vogliono un terreno ben drenato e mediamente fertile, con un’esposizione al sole o a mezz’ombra. I bulbi vanno messi a dimora tra la fine di agosto e novembre, ma anche in dicembre se il suolo non è gelato. La profondità d’impianto varia da una volta e mezzo a tre volte il diametro del bulbo, secondo la zona climatica: più elevata se l’inverno è gelido e viceversa. Per ottenere un effetto scenografico, il numero dei bulbi non può essere inferiore alla decina. Dopo la fioritura, le foglie non vanno tagliate né legate finché sono verdi e, in ogni caso, per non meno di un mese e mezzo. Per evitare che i gruppi più vecchi s’infittiscano eccessivamente, occorre dividerli e ripiantarli alla fine dell’estate.

 

Coltivazione: consigli per i giardini del sud

  • Le varietà più idonee per i climi meridionali sono: ‘Fortune’, ‘Avalanche’, ‘Cheerfulness’, ‘Geranium’, ‘Golden Dawn’, ‘Scilly White’, ‘Silver Chimes’, ‘Sir Winston Churchill’, ‘Tête-à-Tête’ e altri ancora.
  • Meglio ordinare o acquistare i bulbi per tempo, in modo che essi possano passare circa 8-10 settimane in un frigorifero, la cui temperatura li “ingannerà” facendogli credere di vivere in un inverno settentrionale. Metteteli in una borsa a rete, così che vi sia buona circolazione d’aria, ricordando anche che essi non devono convivere con la frutta, il cui etilene ucciderà i fiori.
  • Mentre nel nord, di norma, si mettono a dimora i bulbi da settembre in poi, nel sud è meglio attendere i freddi (anche dicembre e gennaio). La temperatura del suolo deve essere sui 5/7°C o anche meno.
  • Attenzione a scegliere accuratamente il sito d’impianto. No alle zone soleggiate e a sud, sì a quelle più fresche e ombreggiate o con esposizione a est.
  • Il drenaggio del suolo dovrà essere perfetto, altrimenti i bulbi marciranno.
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