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Mirtillo nero

di Alessandro Mesini
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  • Mirtillo nero (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • Le piante dopo il raccolto tendono a virare verso il rosso e in autunno sfumano verso il giallo ed il bruno, sopravviveranno poi ai freddi invernali solo perché riparate dal manto nevoso.
  • I vaccineti cacuminali, cioè in zona aperta, sono i migliori e rappresentano caratteristiche formazioni botaniche quasi pure.
  • Pianta con frutti in via di maturazione.
  • La pianta del mirtillo nella stagione estiva spesso si confonde col manto erboso verde. (Foto Ermes Lasagni)

 
Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus)
 
Lamentiamo sempre, o quasi, per i piccoli frutti e per le piante alimentari un passato glorioso, ma decaduto, inesorabilmente perso, mantenuto in vita da pochi ricercati estimatori: per il mirtillo nero non è così. Più di tutti gli altri ha saputo superare la stagionalità del consumo fresco ed oggi, vero principe dei frutti di bosco, ha un suo spazio fra le scelte gastronomiche degli italiani. Sul gelato o la panna cotta, come marmellata, in una vera e propria galassia di liquori diversi, ma tutti targati come “mirtillino”, in pasticceria sulle torte con base di crema.
 
Piccolo e tenace
Il mirtillo nero, Vaccinium myrtillus, appartiene alla famiglia delle Ericaceae e si distingue per la sua versatilità e tenacia nel colonizzare diverse nicchie nell’ambiente montano. Predilige terreni acidi e si può trovare sia nel bosco sia nelle praterie a quote elevate dove spesso forma veri propri tappeti chiamati vaccineti o baggiolare.
 
Dove raccogliere i mirtilli
I vaccineti si distinguono secondo la collocazione in silvatici, di radura, e cacuminali. I primi si trovano in boschi di faggi, abeti, castagni e hanno una bassa produzione concentrata nelle piante che godono di un buon irraggiamento. I secondi hanno limitata estensione e sono caratterizzati da produzioni alterne negli anni e quindi non rappresentano un terreno di raccolta affidabile.
I vaccineti per eccellenza sono quelli cacuminali. Si trovano in aree aperte e possono spingersi a quote elevate. Molto uniformi dal punto di vista botanico rappresentano le formazioni produttive di maggior pregio sia per l’aspetto qualitativo, sia per l’aspetto quantitativo. Su queste dovremo concentrare la nostra attenzione se non sono già state spogliate dai raccoglitori professionisti.
 
La raccolta
Per la raccolta è necessario munirsi di un contenitore rigido per preservare la qualità del prodotto, e non iniziare una spremitura prima del rientro a casa. Meglio se il contenitore è arieggiato come un cesto di vimini foderato di foglie.
La raccolta può essere effettuata a mano spiccando un frutto alla volta, ma molto più rapidamente ci si può munire di un pettine apposito. Costruito solitamente in legno leggero, con impugnatura e denti larghi consente di “pettinare” le piante cariche di frutti dal basso verso l’alto e staccare i frutti senza danneggiare sensibilmente la pianta. I frutti sono raccolti, insieme con un certo numero di foglie, nello spazio posteriore del pettine, e andranno lasciati cadere a filo dentro al cesto in modo di eliminare una prima parte d’impurità.
 
N.B. La raccolta del mirtillo è stata disciplinata quasi ovunque ed esistono quantitativi massimi che i turisti possono quotidianamente prelevare, per non incorrere in spiacevoli sanzioni basterà informarsi sul luogo sulle norme che regolano quantitativi, giorni e permessi di raccolta.
 
Tisana di mirtillo
La tisana al mirtillo ha saputo conquistarsi il favore dei consumatori e non soltanto per le virtù salutistiche. Si raccolgono foglie e frutti integri da far seccare in luogo arieggiato e non in pieno sole, si conserva il tutto in sacchetti di carta, dentro a scatole di metallo. Si dolcifica con miele e si consumano anche i frutti reidratati.
Liquore di mirtilli
I liquori di frutta non sono fatti per essere invecchiati, ma devono essere consumati entro l’anno. Si possono preparare sia con frutta fresca, sia surgelata. Per un mirtillino di qualità si prepara una base con 350 grammi di zucchero sciolti sul fuoco in 500 grammi d’acqua. Quando lo sciroppo è freddo si aggiungono 350 grammi d’alcool e il succo di un mezzo limone. Si divide la base in due bottiglie da vino e si riempie di mirtilli. Facciamo riposare per almeno 15 giorni al buio, agitando di tanto in tanto, prima di servire.
 
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
Il mirtillo nero, ed in particolare il frutto, ha un vasto impiego terapeutico per la ricchezza in principi attivi: gli antociani. Essi hanno una azione simile alla vitamina P, cioè protettiva sulla microcircolazione, in quanto normalizzanti la permeabilità capillari e vaso-protettori.
Da queste e altre proprietà deriva la possibilità , tra l’altro, di riparare i danni prodotti alla parete dei vasi da una alimentazione troppo ricca di grassi!!
Proteggono il collageno, costituente fondamentale del connettivo (che è il tessuto che “sostiene” e “nutre” tutti gli organi ed apparati dell'organismo), dall’azione lesiva degli ioni superossidi, più conosciuti come radicali liberi, che sembrano essere i grandi mediatori dei processi di invecchiamento. Sempre gli antociani aumentano la rigenerazione dei pigmenti retinici (sostanze indispensabili alla attività visiva) ottimizzando la vista nelle ore notturne e nella miopia; tale azione, sommandosi a quella vaso-protettiva, ne giustifica e spiega l’utilizzo nelle retinopatie diabetiche.
Sono moltissimi i preparati farmaceutici che impiegano gli antociani, quasi sempre però prodotti di sintesi. Allo scopo esistono in commercio estratti alcolici dei frutti perfettamente adatti allo scopo.
Le foglie sono invece povere di antociani e quindi non adatte agli usi precedentemente citati, possono, invece, essere impiegate, a giusta ragione, nel diabete perché ricche di cromo che è un elemento fondamentale nel metabolismo degli zuccheri; è sperimentalmente dimostrata una attività nel diabete senile.
Sono anche ricche di arbutina (come tutte le piante della famiglia delle Ericacee) e questa rende anche il mirtillo un disinfettante urinario. Siccome però il contenuto di arbutina è incostante e soggetto ad ampie oscillazioni si corre il rischio, per raggiungere un dosaggio sufficiente, di incorrere in una azione irritante sul tubo digerente legato ai tannini, fino ad una azione francamente tossica nell’uso cronico. E’ quindi da sconsigliare l’uso delle foglie a non competenti.
Il frutto, invece, è privo di effetti collaterali o tossici, sia in forma di tintura madre o altri estratti, come infuso o marmellata o sciroppo; esso, oltre ad essere organoletticamente gradevole, è attivo sul tubo digerente con azioni opposte: il frutto essiccato è astringente (cioè antidiarroico), il frutto fresco è invece lassativo.

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

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