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Melograno

di Massimo Fornaciari
  • Piante
  • Piante da frutto
  • Varietà ornamentale di melograno: stami e pistilli (organi riproduttivi del fiore) sono stati “trasformati” in petali; il fiore è molto più appariscente ma incapace di formare il frutto
  • Un melograno può valorizzare il giardino con fiori, frutti e la sua bella veste autunnale; con l’età fusto e branche assumono un aspetto contorto che conferisce alla pianta un aspetto “antico”
  • La fioritura non è contemporanea ma molto graduale e si completa nell’arco di diverse settimane
  • La caratteristica struttura interna del melograno
  • Particolare di una loggia interna del frutto
  • Un singolo “grano” dalla forma poliedrica e ricoperto da una pellicola membranosa
  • I frutti si formano all’apice dei rami di un anno, la potatura va quindi limitata al diradamento della chioma, lasciando la maggior parte dei rami giovani che porteranno fiori e frutti
  • Superato lo stadio di maturazione l‘epidermide del frutto si disidrata e si spacca
  • I frutti del melograno si possono utilizzare per la produzione di marmellata, o meglio “gelatina”. Per fare questo si devono utilizzare melegrane ben mature, estrarre tutti i “grani” e spremerli in uno schiacciapatate per estrarre il succo. Aggiungere zucchero (300 g ogni  500 di succo o più) e quindi farlo bollire a fuoco moderato per circa 30 minuti. Per rendere denso lo sciroppo si dovrà aggiungere pectina, un “addensante” naturale estratto da frutti particolarmente ricchi quali mele e cotogne.
  • ‘Dente di Cavallo’: coccio tenero varietà pregevole per il sapore dolce e scarsa consistenza dei “grani”
  • ‘Gigante del Convento’: sapore dolce e buone dimensioni del frutto
  • ‘Pero Grano’: dalla forma curiosa, che richiama quella del pero
  • ‘Tondo Verde’: come dice il nome, la buccia tende a mantenere il colore verde anche a maturità

Melograno (Punica granatum)

 

 

Granato o “pomo d’oro”, il melograno (Punica granatum) è una specie originaria dell’Asia minore, conosciuta e coltivata fin dall’epoca egizia. Il nome del genere deriva dal latino “punicus” poiché i romani ritenevano provenisse dall’area africana della città di Cartagine, e lo identificavano come “mela punica”.

 

Il frutto

Numerose sono tradizioni e leggende che identificano nel melograno un simbolo di fertilità, forse dovute alla curiosa struttura del frutto. Da un punto di vista botanico viene identificato come una “balausta”, cioè una falsa bacca, dalla buccia spessa e spugnosa divisa internamente da membrane in più cavità. All’interno di queste cavità (logge polispermali) si trovano numerosi semi (arilli), cioè i “grani”, dalla consistenza gelatinosa e dal caratteristico sapore dolce-acidulo.

 

Ovunque in Italia

Coltivazioni specializzate sono presenti in Egitto, Marocco, Turchia, Tunisia e soprattutto in Spagna (il nome della città di Granada deriva proprio da questo frutto); in Italia è presente nelle regioni del sud (Sicilia e Puglia).

Tuttavia il melograno può trovare posto in giardino anche al nord, poiché supera senza seri danni anche minime invernali di -15°C. Nelle aree più fredde converrà scegliere una posizione riparata ed esposta a mezzogiorno, in vicinanza di edifici o di piante sempreverdi che fungano da “schermo” ai freddi venti invernali. 

 

Una pianta senza troppi problemi

Il melograno è una pianta molto rustica e poco esigente, che si adatta anche a terreni “difficili”: sia umidi che siccitosi, ricchi di calcare e poco fertili. La crescita è lenta, non raggiunge grandi dimensioni (5-6 metri d’altezza) ma è una pianta abbastanza longeva, potendo superare i 100 anni. L’aspetto tipico è cespuglioso, dovuto al fatto che dalle radici e dalla base del fusto si formano facilmente numerosi nuovi germogli (polloni). Nel caso di piante innestate questi polloni vanno quindi eliminati, per non perdere le caratteristiche della varietà.

 

Varietà

La specie Punica granatum comprende sia varietà da frutto che varietà ornamentali

Nelle varietà da frutto i fiori sono di colore rosso intenso, con petali sottili e grinzosi, inseriti su un grosso calice a forma d’imbuto. Sono portati sui rami di un anno in posizione isolata o a gruppi di 2-3 e più. Sulla stessa pianta, anche in funzione dell’età, possono essere presenti fiori normali (ermafroditi) o fiori maschili “staminiferi”, cioè privi di pistillo e quindi incapaci di formare un frutto.

Le varietà ornamentali hanno fiori “doppi” ma sterili che posso essere di colore rosso, giallo, bianco o variegato.

Esiste anche una specie di melograno, a sviluppo limitato (Punica granatum var. nana), che si può utilizzare sia come pianta ornamentale sia per la coltivazione in vaso.

 

La raccolta dei frutti va eseguita quando il colore verde della buccia è stato completamente sostituito dal giallo-rosso, prima che il frutto si fessuri per evitare che venga attaccato da marciumi.

I frutti si possono consumare freschi o essere utilizzati per sciroppi e confetture, come pure in abbinamento a piatti di carne e cacciagione. Dal melograno è derivato il termine “granatina”, che in origine era una bevanda preparata col succo di questo frutto addizionato ad acqua e zucchero.

Le melegrane essiccate possono avere anche un impiego come “soprammobile” in composizioni e centritavola.  

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