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Masdevallia

di Paolo Cottini
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Il termine “orchidofili”, in sé un po' inquietante, non deve far pensare a misteriosi mangiatori di piante o, peggio, a cupi personaggi di fiabe nordiche, perché invece si riferisce a innocui e solitamente amabili collezionisti-coltivatori che hanno deciso di trascorrere una parte della propria vita insieme con le loro orchidee preferite. Si tratta di una categoria molto ben definita e strutturata, cui dobbiamo rispetto e ammirazione, perché è in gran parte merito suo se noi abbiamo oggi la possibilità di decorare i nostri appartamenti con i fiori più affascinanti del regno vegetale, un tempo ritenuti di impossibile coltivazione in ambito 'casalingo'. Non solo, ma è grazie a loro che anche per noi tutti si sono ampiamente spalancate le porte di una famiglia che, solo fino a pochi anni or sono, ci elargiva pochi e notissimi generi: parliamo dei Cymbidium, delle Cattleya, dei Dendrobium e così via, quasi esclusivamente sotto forma di ibridi. Oggi, invece, in virtù degli sforzi degli orchidofili, il panorama si sta ampliando sempre più, aprendosi ad altri generi e specie che, piano piano, tendono a lasciare le serre degli orti botanici per entrare anche nelle nostre case. Con le dovute cautele di saggia coltivazione, però, altrimenti l'insuccesso e la frustrazione sono dietro l'angolo. Dunque, se è obbligatorio non farsi prendere dal deleterio entusiasmo un po' pasticcione dei neofiti, altrettanto non è il caso di scoraggiarsi, senza neppure tentare di intraprendere un viaggio che può darci parecchie soddisfazioni. Insomma, chi nulla sa sulle orchidee e soprattutto su come coltivarle, ma è deciso a sfruttarne in qualche modo la bellezza, è bene che incominci a frequentare qualche mostra del settore, dove gli sarà facilissimo apprendere i primi rudimenti dell'arte. Il passo verso l'iscrizione ad una delle tante associazioni che prosperano in alcune regioni del nostro Paese (soprattutto Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio) sarà breve: da quel momento chiunque di noi potrà diventare un orchidofilo, basta volerlo. Potremo allora addentrarci con cognizione di causa in una famiglia che contribuisce con circa 800 generi e 20.000 specie a rendere più allegra la Terra. In particolare, uno di quegli ottocento generi, Masdevallia, sta iniziando ad imporsi all'attenzione anche dei non specialisti, per i suoi molti pregi: non eccessiva difficoltà di coltivazione, dimensioni medio-piccole, ma soprattutto un aspetto curioso, unico e piacevole accoppiato ad una gamma cromatica eccezionale.

 

Le orchidee degli Incas

I più aggiornati testi di botanica confermano che il genere M. sta assumendo proporzioni sempre più vaste: si pensi che fino al 1885 erano state scoperte un centinaio di specie, mentre oggi il numero è salito a circa 400. E l'avventura continua, perché si sa che ogni anno le spedizioni scientifiche dirette ai luoghi d'origine di queste piante non tornano mai a mani vuote, grazie anche all'enorme superficie dei territori in oggetto. Le M., infatti, vivono nell'America centro-meridionale, fra il Messico del sud e l'America tropicale, estendendosi quindi al Brasile settentrionale e alla Bolivia, ma con una particolare concentrazione in Ecuador, sulla porzione di catena andina che fu teatro della civiltà incaica, fra Perù, Venezuela e Costarica. Se per la coltivazione di tutte le piante è importante conoscere i fattori climatici degli ambienti in cui esse fioriscono, nel caso delle orchidee tale genere d'informazioni appare addirittura essenziale. Riguardo alle M. si sa che esse, per sfuggire al deleterio caldo umido delle pianure tropicali, vivono in aree di montagna, all'interno di foreste che ricoprono ampie vallate, a quote variabili fra i 2000 e i 4000 m, quasi sempre su terreni piuttosto umidi e torbosi. Numerose specie vivono sui muschi o anche sul tronco di vecchi alberi (epifite), mentre altre preferiscono gli anfratti delle rocce (litofite), a patto di poter godere di una posizione ombreggiata e fresca, continuamente percorsa da correnti d'aria. In tali condizioni ottimali, le M. vegetano ininterrottamente per tutto l'anno, senza mai riposarsi, purché non siano costrette a dover fronteggiare un eccessivo caldo estivo o, peggio, un periodo sia pur breve di siccità. A proposito di quest'ultimo acerrimo nemico, va osservato che le nostre orchidee, pur esigendo un drenaggio perfetto, sono legate ad un tasso costante di umidità, tanto nel suolo (o albero) su cui vegetano, quanto nell'atmosfera.

 

Un po' di storia e di geografia

Nell'inverno 1779-80, al culmine della rivolta dei coloni americani contro la madrepatria Inghilterra, fu scoperta la prima Masdevallia: teatro del rinvenimento era la valle di Tama, in Perù, dove tuttora la specie, poi chiamata M. uniflora, cresce senza problemi. I primi ad imbattersi in una rappresentante di questo curioso e importante genere di orchidee furono due giovanissimi botanici spagnoli, Hipolito Ruiz Lopez e José Pavon, entrambi ventiquattrenni. Essi erano sbarcati nel 1778 (con un loro più anziano collega, José Dombey) in America meridionale, intenzionati a restarci a lungo e tornare in patria carichi di gloria e di piante esotiche. Per dieci anni essi percorsero i territori inesplorati di quel continente, erborizzando soprattutto sulle Ande, dapprima da Huànuco a Lima, e poi nel Cile, dall'Aconcagua fino ad Aranco e Malleco. Furono loro, perciò, ad istituire nel 1791 il genere Masdevallia, che essi vollero dedicare ad un loro collega catalano José Masdevall, che era anche medico. Il loro impegno scientifico è anche dimostrato da un volume - Prodromus Florae Peruvianae et Chilensis, 1794 - che alcuni anni dopo fu ampliato in una ponderosa opera in quattro tomi (Flora Peruviana et Chilensis) contenente descrizioni e illustrazioni delle specie da loro rinvenute.

 

Come riconoscerle

Quando si visita una delle tante mostre allestite dagli orchidofili, si rimane sempre impressionati dalla gran quantità di forme e di colori che caratterizzano i vari generi di piante in esposizione. Non è per niente raro che l'inesperto, sia pure dopo un congruo periodo d'allenamento, ancora non sia in grado di distinguere un Dendrobium da un Cymbidium, ma si può essere certi che le Masdevallia, una volta osservate anche solo di sfuggita, rimarranno per sempre nella nostra mente. Esse, infatti, possiedono un aspetto del tutto singolare, che non lascia adito a dubbi ed equivoci. Osservandole da vicino, ci si accorge che sono tutte dotate di rizomi striscianti, completamente privi di pseudobulbi; spesso nascono in ciuffi piuttosto compatti, anche se ogni pianta è formata da una sola foglia eretta, abbastanza piccola e di forma ellittica o lanceolata. Il fusto fiorale porta un solo fiore o, più raramente, un grappolo composto da pochi fiori, che sono comunque fortemente appariscenti, anche se di taglia piccola o media. Come in tutte le orchidee essi sono formati da tre sepali esterni e da tre petali interni. I primi sono quasi completamente saldati alla base, così da formare una sorta di tubo cilindrico o campanulato; sull'altro lato, quello libero, essi si estendono in una specie di coda a volte breve, altre volte lunghissima, che è la principale connotazione di questo genere. I petali interni, al contrario, sono di dimensioni assai più modeste, compreso quello centrale (detto 'labello') che solitamente nelle orchidee rappresenta il motivo di maggior richiamo. Dunque, le M. si avvalgono di una struttura molto particolare della corolla per colpire la nostra fantasia e soprattutto l'attenzione degli insetti pronubi, ma questo stesso compito viene svolto anche da una colorazione straordinariamente ricca e vivacissima nelle varie tonalità.

 

Colori e forme delle 400 specie

Normalmente, la tavolozza dei colori delle piante ornamentali viene arricchita dall'uomo mediante la costituzione di ibridi e cultivar, con cui si può accrescere anche enormemente il patrimonio fornito dalle specie spontanee. Nel caso delle M., invece, la natura fa tutto da sé, attingendo ad uno spettro cromatico davvero unico: si passa dai gialli e i crema più tenui ai rossi più accesi, con infiniti passaggi intermedi e con sfumature che normalmente sono riscontrabili solo in certe pietre preziose, come l'ametista e il rubino. Anche le corolle più chiare, senza essere clamorosamente vistose, possiedono una luminosità particolarmente brillante, come avviene ad esempio con M. virens, M. maloi e M. fractiflexa. Sul versante opposto - quello formato da specie eclatanti - si possono ammirare colori che sembrano unici, senza confronti d'altro genere in natura: come definire in altro modo le corolle di M. jcaguei, M. barlaeana, M. coccinea, M. echinata, M. falcata o M. deformis? Se poi si prendono in considerazione altri elementi di giudizio, diversi dalla tinta, è indubbio che questo genere di orchidee dispone di parecchie frecce al proprio arco per colpire il nostro sguardo. Il più curioso di tali strumenti è senz'altro il prolungamento, a volte estesissimo e filiforme, dei sepali esterni, che in alcune specie pare essere stato ottenuto con metodi artificiali: si osservino le immagini di M. filamentosa, M. macropus, M. schroederiana o M. mooreana. Un altro punto di forza di alcune specie di M. è rappresentato dall'abbondanza di spighe, cariche di fiori, che oltretutto sono disposti su file di una regolarità più che militare: così è per M. ara-avis, M. pulcherrima, M. yubar. Infine non è possibile scordare che alcune specie, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei casi all'interno di questo genere, sono deliziosamente profumate, come possiamo verificare con M. lehmannii e M. glandulosa. Se invece non siamo disposti a tollerare odori cattivi, non coltiveremo specie come M. colossus, pur essendo consapevoli che questa spiacevole caratteristica ha il precipuo scopo, in natura, di attirare gl'insetti impollinatori.

 

Anche ibridi e cultivar

Non contento di quanto offre spontaneamente la natura, l'uomo si è impegnato ad ottenere varietà coltivate, il cui numero oggi (circa 500) supera quello delle specie botaniche, anche se non esitiamo a sostenere ancora una volta che queste ultime non hanno nulla da invidiare alle prime. Va tuttavia precisato che le forme coltivate sono più adatte, con i loro fiori più grandi e soprattutto con il maggior vigore, a decorare gli esterni, quali ad esempio i balconi. Un primo incrocio fu effettuato ibridando M. coccinea con M. veitchiana, ma numerosi altri li hanno seguiti, ad iniziare da quegli ibridi che oggi costituiscono il primo banco di prova per i principianti, come M. coccinea x M. glandulosa (M. 'Rose-Mary') o M. coccinea var. alba x M. 'Angel Frost'. Dopo essersi fatte le ossa con queste varietà, gli aspiranti orchidofili possono iniziare a rivolgere la propria attenzione verso le specie più difficoltose, che sono però di maggior soddisfazione.

 

Coltivazione

Le M. trovano il miglior terreno di coltivazione in un miscuglio di corteccia tritata e finissimo carbone di legna, con l'aggiunta di un po' di perlite e di sfagno, curando che il drenaggio dei piccoli vasi d'argilla sia perfetto. Alcune specie sono epifite e ricadenti, quindi vanno coltivate in panieri oppure fissate su rami d'albero di opportune proporzioni. Quasi tutti gli ibridi sono stati costituiti apposta per vivere in un ambiente casalingo (10° - 25°C) non troppo illuminato. L'escursione termica non deve scendere sotto i 5°C notturni e non deve superare i 25°C diurni. La maggior parte delle specie, invece, può essere coltivata in una serra fredda (con riscaldamento fino a 12° - 15° C) che però sia adeguatamente umida. Infatti, sia gl'ibridi sia le specie assolutamente non tollerano l'aria asciutta e stagnante. In pari misura è necessario evitare la luce solare diretta in estate e la temperatura elevata dei caloriferi in inverno. I vasi vanno posti su assiti ricoperti di ghiaietto umido, mentre le annaffiature devono essere regolari per tutto l'anno, ma mai esagerate soprattutto in inverno, perché le M. sono portate in modo particolare a soffrire di marciumi radicali. Tre o quattro volte l'anno è opportuno aggiungere un appropriato fertilizzante per orchidee. I principali nemici delle M. sono gli afidi e il ragnetto rosso, contro i quali esistono in commercio ottimi prodotti.

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