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Marciumi su lattuga

di Maria Grazia Bellardi
  • Cura della pianta
  • Lavori e consigli
I marciumi fogliari interessano tutte le foglie più giovani, poste al centro del cespo, i sintomi sono a volte molto violenti e in soli tre giorni la pianta può collassare.
I marciumi fogliari interessano tutte le foglie più giovani, poste al centro del cespo, i sintomi sono a volte molto violenti e in soli tre giorni la pianta può collassare.

C’è grande soddisfazione quando si è in grado di produrre ortaggi, anche in piccole quantità, nel proprio  orto-giardino. Chi, ad esempio, ha sperimentato la coltivazione della lattuga da taglio, sa bene che non si incontrano particolari difficoltà e, soprattutto, non si deve ricorrere ad alcun intervento fitosanitario… fermo restando che si effettuino tutte le operazioni colturali nel modo migliore. Solo così è possibile infatti evitare quelle pericolose malattie fungine note come “Marciumi”.

 

I Patogeni

I funghi responsabili dei marciumi, le sclerotinie (S. sclerotiorum e S. minor),  sono patogeni tellurici estremamente polifagi (infettano anche cavoli, carota, fagiolo, sedano, ecc.); fra le diverse tipologie di lattuga, le ‘Cappuccio’ sono fra le più suscettibili, seguite da ‘Romana’ e ‘Iceberg’. Sulle piante più sviluppate il sintomo iniziale è rappresentato dall'avvizzimento delle foglie basali più esterne; successivamente, il sintomo si estende rapidamente a quelle più interne fino ad interessare tutto il cespo che si adagia completamente al suolo. L'intera pianta può collassare in soli tre giorni. Tale sintomo è conseguenza della marcescenza dei tessuti del colletto, di parte del fittone radicale e dei piccioli fogliari. Una caratteristica tipica della malattia è l’agevole distacco dall’apparato radicale del cespo sottoposto ad estirpazione manuale.

 

I consigli per evitare i Marciumi:

1) sistemare le aiuole in modo che l’acqua in eccesso sgrondi facilmente

2) non eccedere con gli apporti idrici

3) irrigare la sera o, meglio, la mattina presto in modo da evitare che la lattuga rimanga bagnata per tutta la notte

4) evitare le irrigazioni a pioggia (con l’annaffiatoio) in quanto c’è il rischio di schiacciare le piante sul terreno favorendo i marciumi. In piccole superfici per non bagnare le foglie si può fare scorrere lentamente l’acqua tra le file tenendo smosso il terreno

5) evitare terreni compatti, asfittici e mal drenati che indeboliscono le piante

6) se si coltiva la lattuga sotto un piccolo tunnel, arieggiare regolarmente per eliminare la condensa.

 

Un ultimo consiglio riguarda l’avvicendamento colturale: per qualche anno evitare di piantare di nuovo lattuga, indivia o cavolo nella stessa aiuola, piuttosto ricorrere a specie poco suscettibili quali cereali, bietola e cipolla.

Per la difesa, è ovvio che esistono in commercio vari prodotti chimici da aggiungere semplicemente all’acqua di irrigazione, ma negli orto-giardini familiari è meglio non rischiare la presenza di residui antiparassitari nelle foglie. La libertà di raccogliere quando si vuole è impagabile!

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AcquistaGiardini di maggio'12 in edicola e on line!

 

Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

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Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.