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Mandragora autumnalis

di Flavia Angotti
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  • Mandragora autumnalis
  • Flavia e Aldo Angotti

Perenne che ama il freddo, fiorendo anche sotto la neve

Pianta ammaliatrice, la mandragora ha sempre esercitato un fascino particolare sull' immaginario collettivo, e certo è che ben molte leggende e credenze sono nate attorno alle due specie mediterranee di questa bella Solanacea, sia riguardo quindi a Mandragora autumnalis Bertol., a fiori autunnali azzurro-violetti, sia intorno a Mandragora vernalis Bertol., che presenta invece fioritura primaverile bianco-verdognola.

 

Mandragora autumnalis

Mandragora autumnalis, detta volgarmente “Mandragora femmina” in diverse culture e da tempi ben remoti ha assunto una fortissima valenza magica, scatenata, oltre che dalle sue proprietà vere o presunte, anche e forse soprattutto dalla sua particolarissima radice antropomorfa. La conformazione delle sue radici ha sicuramente contribuito a far attribuire alla mandragora poteri sovrannaturali in molte tradizioni popolari, ma occorre tener presente che questa pianta è realmente e fortemente dotata di azione tossica ed allucinogena, contiene infatti potenti alcaloidi con un’azione simile a quella dell’atropina, e la sua coltivazione è da evitare in presenza di bambini.

 

Quel che colpisce di Mandragora autumnalis, lasciando totalmente da parte tutto il bagaglio di mistero, magia e superstizione che si porta appresso, è il suo modo di comportarsi rispetto alle stagioni: una pianta mediterranea, che sceglie proprio le zone più calde del bacino come areale e che si ritrae a vita ipogea non appena le temperature si alzano, in una calma e solenne attesa delle lunghe ombre autunnali per rispuntare, dando spettacolo di sé nella stagione fredda!

Guardiamola quindi ora attentamente: è pianta perenne, acaule, (ovvero con fusto così corto che le foglie sembra nascano dalla radice), con foglie corrugate di un bel verde intenso di forma “ovato-oblunga”, (di aspetto vagamente “bietoloso”), disposte a formare una rosetta basale al centro della quale, in autunno, si forma un denso ciuffo di fiori imbutiformi a cinque lobi di un azzurro violetto intenso e luminoso, con nervature reticolate. La fioritura è lunghissima, si protrae per tutto l’inverno, continuando a fiorire anche in presenza di nevicate. Alla fioritura seguono i frutti, che sono bacche ovoidali di colore giallo aranciato. La grossa radice scura a fittone raggiunge, negli esemplari adulti, il metro e mezzo di lunghezza, aspetto questo da tener ben presente in coltivazione, evitando di porla in terreno non abbastanza profondo.

 

 

Tecniche di coltivazione 

 

Semina

Procurarsi semi freschi e seminare in terriccio apposito, fine e leggero, mantenere umido senza eccedere, la germinazione è lentissima (mesi!), ma le plantule sono abbastanza resistenti al trapianto.

 

In vaso

Scegliere un vaso che sia più alto che largo, in modo che la radice si possa sviluppare senza ostacoli e usare un buon terriccio universale di qualità miscelato al 25-30% con triturato di pomice e sabbia lavata di fiume. Una volta effettuato questo primo rinvaso (si avrà cura di rinvasare nuovamente appena le radici usciranno dai fori), si bagna bene e si pone all’esterno in luogo leggermente ombreggiato. Bagnare, se non piove, quando il terreno è asciutto, secondo necessità. Concimare ogni 15 giorni con concime organico liquido nella fase vegetativa. Operare una lotta alle lumache che la divorano in modo sistematico

Verso giugno, dipende dalle temperature, le mandragore si ingialliscono,  le foglie tendono a cadere fino a che non rimane nulla nel vaso: l’estate è il loro periodo di letargo che va assolutamente rispettato, diminuendo man mano le annaffiature.

Verso fine settembre (o comunque quando rinfresca) rispuntano dalla corona, quindi si ricomincia a bagnare ed eventualmente a concimare, crescono rapidamente e fioriscono da ottobre/novembre fino a febbraio, talvolta fino a marzo.

 

In piena terra

Scegliere con cura il posto che sarà definitivo, non amano essere spostate.

Non soffrono il freddo, ma scegliamo comunque un angolo riparato dal Nord, al sole o mezz’ombra. Il suolo deve essere calcareo ma leggero, permeabile e profondo, per consentire alle radici di svilupparsi a piacere, ben  ricordando che arrivano ad una lunghezza di 150 cm. Se il terreno fosse troppo pesante e privo di drenaggio, le piante potrebbero marcire con facilità. Ancor più che in vaso, lotta strenua alle lumache! Ricordiamo che in piena estate la pianta scompare, ma sotto è perfettamente viva, rispettiamo quindi il suo sonno. Anche la mandragora quest’anno ha segnalato un confuso adattamento al cambiamento climatico, alcuni esemplari giovani sono andati a riposo presto già in aprile, per poi rispuntare con le piogge di giugno e tornare a riposo in luglio, sicuramente mal subendo un’altalena stressante, per lei come per tutti noi.

 

Biovivaio Gran Burrone di Aldo e Flavia Angotti

Vocabolo Larniano, 21 – 06025 Nocera Umbra (PG)

Tel. 0742 262088 - Tel/fax 0742 81740

Cell. (Aldo) 3396800311- Cell.(Flavia) 3311069703

granburronevivaio@tin.it

info@biovivaiogranburrone.com

www.biovivaiogranburrone.com

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