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Magnolie decidue primaverili

di Paolo Cottini
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Per molti anni ancora, parlando di magnolie decidue, ci dovremo confrontare con la figura di uno dei più straordinari giardinieri dei nostri tempi, sir Peter Smithers, che era anche politico, diplomatico, ambasciatore di Gran Bretagna e molto altro, ma soprattutto grandissimo uomo ed amico sincero. Nel suo giardino terrazzato di Vico Morcote (Cantone Ticino) – dove pure vivevano, in un’incredibile comunità, migliaia e migliaia di specie diverse – le vere padrone del campo erano proprio le magnolie da fiore, che, spesso a partire dagli inizi di febbraio, aprivano le loro corolle in un’autentica festa di colori e di profumi. Ce n’erano più di 170, tutte diverse, e lui avrebbe potuto parlarne per ore, narrando vita, morte e miracoli di ciascuna di loro, senza preoccuparsi se l’ ascoltatore fosse un professionista o un semplice neofita, come il sottoscritto. Chiunque, in ogni caso, ne traeva beneficio, non solo sul piano del puro godimento estetico, ma anche e soprattutto a livello scientifico e agronomico, perché l’esperienza orticola di questo singolare baronetto era davvero eccelsa. A Vico Morcote, secondo progetto, le magnolie avevano il compito di sostituire le piante naturali ormai scomparse, ricostruendo cioè un ecosistema in grado di dare ospitalità ad una serie di altre non meno incredibili collezioni: rododendri, peonie, camelie, Pieris e così via. Il risultato era davvero unico perché, stando sulla terrazza della villa, in certi giorni, ti sembrava di veleggiare sopra un mare di fiori bianchi, gialli, rosa e cremisi, portati da 170 esemplari di magnolie decidue. Ognuna di loro, se oggi potesse esprimersi, ci riconsegnerebbe un tassello di vita di un giardiniere impareggiabile e indimenticabile.

 

 

In breve

Tipo di pianta: Magnolia, arbusti e alberi decidui

Famiglia: Magnoliaceae

Parenti stretti: Liriodendron e Michelia

Dimensioni massime: altezza 3/ 30 m; ampiezza 4 / 15 m

Portamento: eretto od espanso

Foglie: alterne o a mazzi; ovate o ellittiche

Colore foglie: verde chiaro, smeraldo e verde scuro, spesso gialle in autunno

Fiori: a forma di stella o di coppa

Frutti: a forma di cono, con semi rossi, decorativi in autunno

Profumo: soave e delicato

Fioritura: primaverile, da febbraio a maggio secondo le varietà

Rusticità in Italia: quasi ovunque ottima

 

Coppe e stelle

I fiori delle magnolie sono sempre solitari e terminali, racchiusi in calici composti di 3 o 5 sepali, che talvolta si modificano in petali. I petali variano nel numero da 6 a 15 e sono disposti in due o più serie, con forme che possono essere a stella o a coppa più o meno rigonfia od affusolata. Si è osservato che, al loro interno, si sviluppa una temperatura che supera anche di alcuni gradi quella esterna.

 

Le specie

Le magnolie sono uno dei generi più antichi rimasti sulla Terra a dimostrare quanto attraente e variato doveva essere il paesaggio di cento milioni d’anni fa. Quasi tutte le 125 specie esistenti vivono nell’emisfero nord, prediligendo terreni umidi e ricchi di humus, e spesso amano circondarsi di altre specie arboree, dalle quote più basse (M. virginiana) fino alle vette himalayane attorno ai 3.000 m (M. campbellii). Fatta eccezione per poche (anche se importanti) sempreverdi, le magnolie sono in gran parte decidue e si possono dividere in due gruppi: quelle che fioriscono prima di emettere le foglie e viceversa. Al primo gruppo appartengono le magnolie più note e più utili per una spettacolare fioritura primaverile, come M. campbellii, M. stellata, M. denudata, M. kobus, mentre M. liliiflora emette foglie e fiori simultaneamente. A loro va aggiunta M. x loebneri, un ibrido ottenuto incrociando M. kobus e M. stellata.

 

  • M. campbellii.  Albero di notevoli dimensioni (fino a 30 m), con foglie oblunghe o ellittiche, lunghe fino a 25 cm, verde scuro sopra e più chiare sotto, talvolta un po’ sericee. I fiori, molto precoci, sono fra i più grandi del genere, con petali carnosi lunghi 15 cm, aventi l’interno di colore chiaro, mentre l’esterno è rosa o cremisi, secondo le varietà.

 

  • M. stellata. Piccolo albero od arbusto con portamento espanso oppure conico ed un’altezza massima di circa 8 m. La sua corteccia, in età giovanile, odora di muschio. Le foglie sono strettamente oblunghe od obovate. I fiori sono a stella, con 15-33 petali lunghi fino a 7 cm, solitamente bianchi, ma anche rosati e doppi nella cultivar ‘Rosea’.

 

  • M. liliiflora. Arbusto che può toccare i 4 m d’altezza, solitamente a portamento eretto. Ha foglie ellittico-obovate di circa 20 cm, un po’ pelose qua e là, verde brillante sopra e chiare sotto. I fiori sono eretti, con forma di calice chiuso e 9 petali ovati e carnosi, di colore bianco internamente e rosa carico o cremisi all’esterno.   

 

  • M. denudata. Albero alto fino a 15 m, con chioma largamente piramidale. Le foglie sono ovate e lunghe fino a 15 cm, con superficie inferiore pubescente. I fiori sono grandi (fino a 14-15 cm di diametro), precoci, eretti, a forma di calice, con colore che varia fra il bianco puro e l’avorio. Da loro promana un profumo che ricorda quello dell’arancio.

 

  • M. kobus. Solitamente è un albero, anche di notevoli dimensioni (fino a 30 m), con portamento espanso oppure conico. Le foglie sono oblunghe o ellittiche (fino a 20 cm), mentre i fiori precoci, con un diametro di 10 cm e petali di 7 cm, sono numerosi. Essi sono eretti e di colore bianco-crema, ma anche con macchie rosate o rossastre.

 

 

Un ibrido prolifico: M. x soulangeana

Nell’ambito delle magnolie decidue primaverili, questo è il più noto e diffuso fra gli ibridi. Fu ottenuto da Étienne Soulange-Bodin nel suo giardino di Fromont (Francia), nel 1820. Il Soulange-Bodin, che era stato un diplomatico nell’esercito francese e poi direttore dell’Istituto Reale d’Orticoltura di Parigi, ebbe l’idea d’incrociare Magnolia denudata (come genitore da seme) e Magnolia liliiflora (come genitore da polline), ricavandone un ibrido con caratteristiche intermedie sia per il colore dei fiori, sia per il periodo di fioritura. Dal momento in cui fu introdotto in coltivazione in Inghilterra verso il 1827-28, l’ibrido diede vita a numerosissime varietà orticole, che oggi non sono meno di quaranta, con una variazione cromatica dei fiori che va dal bianco al viola scuro.

 

Le gialle

In questi ultimi anni, si è intensificato il lavoro d’ibridazione di ogni tipo di magnolia, ma gli sforzi più rilevanti riguardano le varietà a fiore giallo, un colore che in natura è vantato dalla sola M. acuminata var. subcordata. Questa pianta nordamericana è dunque la capostipite di una serie di magnolie “gialle”, che si va ampliando di anno in anno. Si partì alla fine degli anni 70 con due celebrità del settore, ‘Elizabeth’ e ‘Yellow Bird’, ma oggi il panorama si è arricchito con esemplari di grande effetto e compattezza, come ‘Lois’ e ‘Hot Flash’. Quest’ultima non solo ha fiori soffusi di rosa alla base, ma è anche di rapidissimo sviluppo.

 

Perché coltivarle

  • Il motivo più evidente è nella stupenda fioritura primaverile, la quale si manifesta con i fiori più grandi che, nelle aree temperate della terra, è possibile ammirare sugli alberi di un giardino.
  • Non va sottovalutata una loro importante virtù: le magnolie sono dotate di una notevole longevità e, se si eccettuano eventuali attacchi di patogeni fungini, è davvero difficile vederle morire.
  • Non vi è giardino, sia pure di modestissime proporzioni, che non sia in grado di ospitare almeno una magnolia: le numerose specie botaniche e varietà hanno dimensioni per tutti i gusti
  • Che le magnolie amino vivere solo su terreni acidi è falso, perché invece tollerano molto bene un certo grado di alcalinità. Va tuttavia evitato il suolo marcatamente gessoso.
  • Esse non danno segni di sofferenza a causa dell’inquinamento atmosferico, anche in pieno centro urbano.
  • Le specie più alte, come M. campbellii, vanno messe a dimora possibilmente in un terreno in pendenza, in modo cioè che la loro chioma sia visibile dall’alto o almeno ad altezza d’uomo. Le specie più piccole e compatte, come M. stellata, sono invece indicate lungo i sentieri, anche per godere del loro caratteristico profumo.
  • Come avviene in Giappone, M. stellata può essere coltivata anche in vaso, per la decorazione di giardini piccoli, terrazzi e perfino appartamenti.
  • Come scriveva sir Peter Smithers, “le magnolie, di norma, non richiedono alcuna potatura, ma solo piccoli aggiustamenti per dare una bella forma all’esemplare”. Il che non è un vantaggio da poco per l’hobbista.

 

Coltivazione delle tre dive

Magnolia stellata

Terreno. Ricco di humus, preferibilmente acido, ma anche alcalino, purché sia stata aggiunta pacciamatura in autunno o in primavera; molto importante una certa umidità.

Clima ed esposizione. E’ un arbusto perfetto per giardini piccoli ed è molto rustico. Quando si è ben adattata al sito, tollera temperature bassissime (fino a –28°, la cultivar ‘Royal Star’ addirittura fino a -37°); preferisce le posizioni soleggiate o in mezz’ombra.

Coltivazione. Fiorisce già a 18 mesi, se ottenuta tramite talea, innesto o margotta; se invece è nata da seme la fioritura avviene dopo sette anni. Poiché fiorisce precocemente, teme i venti freddi e il ritorno delle gelate primaverili, quindi è meglio collocarla in luogo schermato da altre piante, possibilmente sempreverdi per far meglio risaltare le infiorescenze.

Propagazione. La sua crescita varia in funzione delle diverse cultivar e del metodo di moltiplicazione: gli esemplari innestati crescono più rapidamente di quelli ottenuti da talea; le giovani talee radicate, quando si sono stabilizzate, aumentano di circa 30 cm l’anno.

 

Magnolia campbellii

Terreno. Qualunque terreno ben drenato e privo di ristagni, essa normalmente prospera con precipitazioni annuali intorno ai 700 mm, ma sopporta bene anche i terreni asciutti.

Clima ed esposizione. Idonea per grandi giardini e parchi, è meno rustica rispetto a M. stellata; gradisce le posizioni soleggiate, sopportando però temperature abbastanza basse (fino a –10°): in questi casi, tuttavia, i geli primaverili guastano quasi subito i fiori, che sono piuttosto delicati. Se si mette a dimora riparata da un muro, vanno scelti quelli a nord e nord-est, poiché l’esposizione a ovest o a sud farebbe fiorire le gemme troppo presto.

Coltivazione. Va protetta dai venti impetuosi e gelidi, almeno nei primi anni, anche se in merito si dimostra piuttosto tollerante

Propagazione. La moltiplicazione da seme è possibile e non difficile, ma è meglio ricorrere alle margotte o alle talee; in considerazione della lentezza che la specie-tipo mostra nella fioritura, sono in commercio esclusivamente cloni e cultivar innestati su altre varietà o specie.

 

Magnolia x soulangeana

Terreno. Tollera qualunque tipo di suolo, fatta eccezione per quelli eccessivamente alcalini. La media annuale delle precipitazioni è per lei ideale quando si aggira sui 700 mm.

Clima ed esposizione. Preferisce una posizione riparata e soleggiata, ma anche la mezz’ombra se il clima è eccessivamente caldo. Tollera molto bene i venti impetuosi e il gelo (anche sotto ai -10°C). Tuttavia, teme i ritorni di freddo primaverili, che possono far morire i primi nuovi getti.

Coltivazione. Le piante in vaso vanno messe a dimora a fine settembre o in aprile-maggio. Se si acquista una pianta giovane in primavera, occorre proteggerla da eventuali gelate fino a quando non sia stata piantata. Il suo apparato radicale è molto delicato e non va mai disturbato, né con trapianti impropri, né seminando erba o perenni (fatta eccezione per le bulbose primaverili) che possano competere nella ricerca di nutrienti e umidità. Gradisce una buona pacciamatura e non vuole potature, tranne quelle di formazione.

Propagazione. Il metodo migliore è la talea ottenuta da legno semi-maturo, fatta radicare in un cassone riscaldato. Quando è radicata, si lascia in vaso fino alla primavera successiva, poi si rinvasa.

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