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Isolanti eco-efficienti

di Anna Maria Fabbri
  • Erboristeria
  • Linum usitatissimum
  • Pioppo
  • Quercus suber
  • Arundo donax
  • Cannabis sativa
  • Gossypium hirsutum
  • Zea mais
  • Cocos nucifera

 
 
I materiali isolanti naturali oltre a difendere dai rumori e dalle alte e basse temperature, permettono un risparmio fino al 50 % sulle spese di riscaldamento in inverno e di condizionamento in estate.
 
Caratteristiche che in bioedilizia i materiali isolanti devono rispettare:

  • essere inodori
  • esenti di tossicità e radioattività
  • essere fono-assorbenti e termoisolanti
  • elettricamente neutri
  • ignifughi
  • inattaccabili da insetti e roditori
  • biodegradabili al 100 %
  • devono ridurre l’umidità degli ambienti e favorire la traspirazione

Inoltre anche le sostanze eventualmente usate per la lavorazione devono essere esenti da tossicità.
 
Legno e fibra di legno
Il legno possiede eccellenti proprietà isolanti. Per fare pannelli termoisolanti e fonoassorbenti si utilizza prevalentemente il legno di pioppo, betulla e di alcune conifere.
La fibra di legno si ottiene dagli scarti della lavorazione delle segherie sminuzzati, pressati, sottoposti al calore e auto incollati con la lignina, che è il collante naturale in essa contenuto. La fibra di legno viene poi compressa e compattata in pannelli.
 
Sughero
Prodotto principalmente nel Nord Africa, si ottiene distaccando lo strato più esterno della corteccia del tronco della quercia da sughero, Quercus suber. E’ leggero, ignifugo, imputrescibile, privo di ristagni idrici. La corteccia una volta raccolta viene frantumata, ridotta in granuli, ventilata per eliminare elementi estranei ed infine, con il calore e con l’azione collante della suberina presente nel sughero viene aggregata e compattata in pannelli.
 
Fibra di canapa
Questa fibra si ottiene da Cannabis sativa, una pianta erbacea annuale la cui coltivazione è stata nuovamente legalizzata in Italia nel 1998, purché contenga meno dello 0’2% di THC, il principio attivo stupefacente. La fibra, che si ottiene dalla parte esterna del fusto, è fortissima, con essa si costruiscono pannelli isolanti eco-efficienti per tetti, solai, pavimenti e pareti.
 
Canna palustre
Si utilizzano i fusti di Arundo donax, una graminacea che cresce nelle zone umide e paludose. Le canne raccolte oltre che per coperture di tettoie o gazebo, si usano per rivestire internamenti i tetti rustici.
 
Fibra di cellulosa
Si ottiene dalla carta stampata da macero, riciclata, dapprima sminuzzata in fiocchi e poi insufflata per eliminare i metalli pesanti, piombo compreso, usati per la stampa. Venduta in fiocchi, grani o pannelli, serve per coibentare intercapedini di pareti e coperture.
 
Fibra di Kenaf
La fibra si ricava dalla parte esterna del fusto di Hibiscus cannabinus, una malvacea di origine africana. E’ una fibra forte simile alla canapa, con capacità altamente isolanti e traspiranti. I pannelli di Kenaf hanno fibre tridimensionali che li rendono indeformabili e resistenti alle vibrazioni.
 
Fibra di cotone
Il cotone si ottiene da piante annuali del genere Gossypium, famiglia delle Malvacee, ma prevalentemente da Gossypium hirsutum. I frutti sono formati da capsule che a maturazione si aprono e lasciano intravedere una lanuggine bianca che avvolge i semi. Mediante la sgranatura e la cardatura si ricava la fibra, molto resistente, poco elastica e molto igroscopica. Con essa si realizzano stuoie e pannelli termoacustici isolanti, che in particolare riparano dal calore.
 
Fibra di lino
La fibra di lino si ricava da un’erbacea, Linum usitatissimum, trattata con un susseguirsi di bagnature ed essiccazioni che ne provocano l’ammorbidimento. In commercio si trova il feltro di lino, venduto a rotoli, per l’insonorizzazione dei pavimenti, ovvero per smorzare i rumori e le vibrazioni da calpestio. La fibra del lino, inoltre, per la sua elevata igroscopicità isola dal caldo, i pannelli si ottengono dalle fibre di lino assemblate con collante naturale a base di amido.
 
Fibra di mais
Dai frutti del granturco, Zea mais, si ottiene una fibra usata sia in abbigliamento, che in bioedilizia. La fibra si ottiene estraendo i carboidrati in essi presenti, e fatti fermentare. I polimeri dei prodotti di questa fermentazione costituiscono la fibra del mais. I pannelli in fibra di mais interposti tra due pannelli in fibra di legno offrono eccellenti prestazioni isolanti termoacustiche.
 
Fibra di cocco
La fibra di cocco è una fibra scura, inodore, leggera e resistente che si ricava dal mesocarpo dei frutti di cocco, Cocos nucifera. È prodotta prevalentemente in India e in Indonesia ed è costituita dalla cellulosa e dalla lignina che la rende una fibra dura. Si ottiene trattando le noci di cocco con acqua e aria, sottoposte poi a battitura e successivamente ad essiccamento. Infine la fibra cardata, tessuta e poi pressata, viene venduta in rotoli o in pannelli.
 
Fibra di juta
La juta è la fibra tessile vegetale più economica; proviene, per la maggior parte, dall’India e dal Bangladesh. Si ricava dal fusto di due malvacee: Corchorus capsularis e da Corchorus olitorius, la prima da una fibra con riflessi argentei, la seconda una fibra con riflessi dorati. Gli steli raccolti si fanno macerare in acqua, per poi procedere all’aggugliatura. La fibra che si ottiene, ruvida, rigida e resistente, viene usata oltre che per sacchi da imballaggio e per tappeti, anche in bioedilizia come materiale termoacustico isolante.
 
(Foto di Mario Giannini)

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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