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Hemerocallis

di Paolo Cottini
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Non è sempre detto che le denominazioni latine delle piante siano volutamente astruse: talvolta basta sapere un po’ di latino o di greco per capire tutto. Le Hemerocallis, per esempio, si chiamano così perché i loro fiori sono sì belli (kalòs), ma durano un solo giorno (hemeros), dopo di che appassiscono. Una simile premessa potrebbe scoraggiare qualunque giardiniere, e invece non bisogna abbattersi, perché queste piante – che oltretutto sono molto rustiche e assolutamente resistenti alle malattie – sono delle perenni longeve e pressoché indistruttibili, capaci di produrre fiori in continuazione, a volte anche per molte settimane o addirittura per mesi. Ogni mattina, nel nostro consueto giro d’ispezione in giardino, troveremo un fascio di fiori nuovi e freschissimi, che sono comparsi durante la notte per rimpiazzare quelli del giorno prima. Un’autentica fabbrica di fiori, che sotto molti aspetti compete senza timori con i gigli, confermando l’esistenza di una fratellanza fisiologica, tanto che nei paesi anglosassoni le H. sono chiamate ‘daylily’, cioè ‘gigli di un giorno’. Se proprio si vuole fare un confronto diretto, per quanto un po’ spicciolo, possiamo affermare che se i gigli sono dotati di uno stile quasi ineguagliabile e spesso di un profumo gradevolissimo, le H. non sono meno eleganti e in ogni caso fioriscono assai più a lungo. Ma le contese in giardino non dovrebbero mai avvenire: coltiviamoli entrambi e sia finita lì. 

 

Dalla Cina con colore

Le H. sono conosciute in Europa fin dal Cinquecento, ma la loro patria è l’estremo oriente – Cina, Giappone e Corea – dove sono state usate da sempre per scopi alimentari e medicinali. Le differenze fra le varie specie spontanee sono talmente sottili che tuttora i botanici non si trovano d’accordo circa il loro numero effettivo - più o meno fra 15 e 20 - ma l’avventura non è terminata, perché si scoprono spesso nuove forme naturali. In ogni caso, tutte le H. spontanee sono dotate di fiori simili ai gigli e a forma di tromba, con petali stretti e colorati di giallo chiaro, oro o arancione. Le dimensioni variano molto da specie a specie, poiché alcune hanno foglie lunghe solo una quindicina di cm, mentre altre raggiungono il metro e mezzo. Inoltre, in alcuni casi la fioritura è precoce (maggio), in altri è estiva o addirittura tardo-estiva (settembre). Vi sono fiori che si aprono solo verso sera e restano aperti durante la notte (H. citrina e H. thunbergii), mentre i “diurni” (per es. H. aurantiaca e H. dumortieri) preferiscono la luce piena: H. lilio-asphodelus, invece, è disponibile per circa 15-16 ore. Il profumo, molto intenso, è pregio di pochi: H. lilio-asphodelus e H. citrina sono in testa a questa classifica. 

 

Migliaia di varietà

Nel corso dell’ultimo secolo, partendo dal 1893, gli ibridatori hanno costituito infinite varietà di H., circa 25.000, con un incremento annuo che oggi è di circa 5-800 unità. Questi dati, da soli, sottolineano da un lato le enormi potenzialità di un genere estremamente versatile e dall’altro la smisurata offerta di forme coltivate per l’appassionato, che può cercarle nel vivaio preferito o anche con strumenti informatici: ad es. cliccando, in Internet, l’indirizzo www.daylilies.org . Gli ibridi di H. si possono suddividere in diverse categorie o gruppi. In primo luogo essi sono classificabili come “sempreverdi”, “semi-sempreverdi” o “dormienti”, con differenti attitudini alla coltivazione nelle varie zone climatiche: i primi sono indicati per le aree più miti, gli ultimi per quelle più fredde. Poi conta molto l’altezza dello scapo fiorale, con le seguenti categorie: “nani” (fino a 30 cm), “bassi” (30-60 cm), “medi” (60-90 cm), “alti” (più di 1 m). Il colore dei fiori è straordinariamente variato: si hanno H. monocolori, bicolori, a strisce, marginati, a chiazze e così via, sulla base di uno spettro cromatico comprendente tutti i toni, fatta eccezione per il blu e il bianco puro. Infine, è basilare la forma della corolla. Quella delle specie spontanee è a tromba, mentre negli ibridi le categorie principali sono: circolare, triangolare, a stella, piatta, a orchidea, doppia e così via.

 

Le loro compagne

Le H. sono piante ideali per la formazione di bordure erbacee o miste, nelle quali dimostrano non solo di gradire la vicinanza di altre specie, ma addirittura di favorirne lo sviluppo e l’attrattiva, in un mutuo scambio di favori che non conosce alcuna forma di prevaricazione. Il loro portamento e la loro robustezza le mettono in sana competizione soprattutto con Rudbeckia, i girasoli (Helianthus), Echinops: tutte piante anche molto alte, che si adattano bene a fare da sfondo alle H. Viceversa, non è da escludere anche un confronto diretto con alcune annuali, come i papaveri, Nicotiana e le damigelle (Nigella damascena), che non si sentono affatto soggiogate da tanta bellezza. Dopo uno studio attento e calibrato, tuttavia, le migliori compagne delle H. si trovano specialmente fra le erbe ornamentali, uno scenario perfetto – per struttura, colori e disegno – davanti al quale le H. sono in grado di recitare con tutta la loro bravura. Ogni varietà di H. può avere la “propria” erba, scelta accuratamente soprattutto tra i generi Pennisetum, Miscanthus, Phalaris. Nel settore delle perenni, invece, occorre orientarsi sui generi Nepeta, Coreopsis, Perovskia, Phlox, Crocosmia, Liatris. Infine non va scordata l’utilità delle H. al margine dei corsi d’acqua o ai bordi di una vasca, mentre alcune forme nane possono anche essere usate come tappezzanti.

 

 

Coltivazione

In generale, le H. sono rustiche, longeve, di facile coltivazione e non necessitano di cure particolari, fatta eccezione per le annaffiature.

Terreno. Le H. sono abbastanza indifferenti al pH del suolo, ma mostrano di gradire condizioni vicine alla neutralità. In ogni caso, è meglio che il terreno sia arricchito di materia organica, per es. letame ben maturo. Molti consigliano un terreno simile a quello per la coltivazione dei pomodori, ricco di humus e di umidità.

Esposizione. Alcune specie o varietà non recenti gradiscono una situazione di mezz’ombra, ma di norma sono piante che amano molto il pieno sole.

Cure. La distanza fra pianta e pianta non dovrebbe essere inferiore a 30 cm. Le annaffiature sono essenziali per ottenere una crescita regolare ed una fioritura rigogliosa: senza un abbondante approvvigionamento d’acqua, si hanno pochi fiori e anche più piccoli. Viceversa, la maggior parte degli ibridi rifiuta un terreno non ben drenato e con acqua stagnante. Una buona concimazione è pure consigliabile: all’inizio della primavera si usi un fertilizzante con più azoto, mentre più tardi è più adatto un prodotto con maggior tenore di potassio. In autunno, è bene pacciamare con materiale organico, abbondando nello spessore se si è in un’area fredda.

Moltiplicazione. Le H. non amano essere disturbate, ma la divisione per gli esemplari ormai ben irrobustiti è particolarmente raccomandata, anche allo scopo di ringiovanire le piante. Si effettua ogni tre-cinque anni (secondo il vigore) estraendo il cespo e separando con una lama affilata porzioni esterne e radicate di fusti; le foglie vanno tagliate fino ad 8-10 cm. I getti sono poi messi direttamente a dimora in giardino se l’operazione è stata effettuata in primavera, oppure in vaso se si è fatta in settembre, dopo la fioritura. Ciò che conta è che la pianta abbia il tempo di consolidarsi bene nel terreno, prima dell’inverno.

Malattie. Il fogliame giovane è spesso preda ambita da lumache e limacce, mentre alcuni afidi attaccano pure le foglie lasciando tracce biancastre.

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