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Ginepro

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee

 
Ginepro (Juniperus communis)
 
Il ginepro, che per la sua diffusione amplissima, sia per areale sia per habitat, è pianta pioniera capace di colonizzare, primo fra gli alberi veri, terreni poveri ed impervi che rappresentano per moltissime altre essenze un limite invalicabile. Dotato di grande resistenza alla carenza idrica, anche prolungata, incurante del freddo più intenso, capace di adattare la sua forma al vento e alla neve può essere considerato la conifera maggiormente diffusa nel globo.
 
Caratteri antichi
Pianta a sessi separati (il maschio si allarga meno ed ha portamento eretto), appartiene alla famiglia delle Cupressaceae e ha origini antichissime. Le foglie aghiformi, riunite in verticilli di tre, presentano nella pagina superiore una banda di colore più chiaro che nell’insieme conferisce il colore grigioargenteo e verde. Le foglie cadono in maggior numero nell’autunno dopo una vita di due o tre anni. I fiori, tardo invernali e primaverili, sono rudimentali squame fertili. 
Il frutto è una pseudobacca originata dalla fusione di tre squame carnose, chiamata anche coccola o galbula. Impiega un anno e mezzo a maturare. Da principio è verde pruina, diviene scura e di sapore dolciastro per un breve periodo, assume alla fine la nota caratteristica aromatica.
Può raggiungere anche altezze di 4-6 metri. Il legno è durissimo e resistente nel tempo alle intemperie.
 
Il ginepro e le streghe
Il ginepro, anche per la sua misteriosa caratteristica di portare contemporaneamente frutti a diverso grado di maturazione, è pianta dall’alto valore scaramantico. Basta pensare che nemmeno i pastori la eliminano dai pascoli. Il potere dei suoi rami appesi sopra la porta di casa è tale da scacciare e tenere lontane le streghe e i loro malefici.
 
La raccolta delle bacche
Raccogliere le coccole del ginepro è operazione che può sembrare innocua soltanto a chi non l’abbia mai compiuta. Le piccole foglie aghiformi del ginepro sono in realtà dei veri e propri aculei. Un metodo sperimentato è quello del vecchio ombrello, oggi sostituibile con un telo o altro recipiente. In sostanza si tratta di scuotere il ramo interessato alla raccolta e suddividere quanto ne cade.
 
La conservazione delle bacche
Conservare le bacche del ginepro è facile, ma temono l’umidità e la luce diretta. Quando sono ben secche le possiamo conservare all’interno di un piccolo vaso ermetico. Possono essere conservate per lungo tempo, ma è meglio rifornirsi ad ogni anno.
 
Te e liquore
Le preparazioni a base di ginepro hanno la proprietà di essere “toniche” nel senso di riattivanti in senso generale. Per una bevanda aromatica lasciamo in infusione per circa dieci minuti otto bacche di ginepro e tre foglie d’alloro per tazza, dolcifichiamo con miele, magari di salvia, ed accompagniamo con dolcetti a base di pasta sfoglia.
Molte sono le ricette per un liquore a base di ginepro, basti pensare al gin. La semplice addizione delle coccole alla grappa all’interno della bottiglia ha un valore più estetico che funzionale. Procuriamoci mezzo litro di grappa secca non dolcificata. Mettiamolo in un vaso ben chiuso insieme a due bicchieri da vino pieni di coccole raccolte durante la giornata. Lasciamo il tutto al sole su un davanzale per tre settimane. Scoliamo ed uniamo alle bacche uno sciroppo fatto con 100 grammi d’acqua e 100 grammi di miele dal gusto marcato come quello di castagno, oppure con semplice zucchero, o ancora con metà zucchero di canna e metà zucchero bianco. Agitiamo il vaso in modo energico e ripetutamente per completare l’estrazione della componente aromatica. Filtriamo per eliminare eventuali impurità e uniamo alla grappa.
 
Marmellata di coccole
Suscita curiosità e meraviglia una marmellata a base di ginepro e sicuramente è fra le preparazioni più insolite che possiamo assaggiare. In realtà si tratta di una marmellata di coccole e mele. Raccogliamo quante più coccole possiamo. Lasciamo a mollo per un giorno e una notte le coccole che poi, scolate, passeremo a fuoco lento e con pentola coperta. Quando sono morbide si passano al setaccio, si unisce lo stesso peso di polpa di mela a fettine sottili, un terzo del peso in zucchero, un ombra di cannella, la parte gialla della buccia del limone. Il tempo di cottura è determinato dal grado di consistenza desiderato.
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
Le bacche hanno potere ipoglicemizzante. Il gemmoderivato estratto dai giovani getti ha una doppia azione: rigeneratrice sulla cellula epatica malata ed attivatrice della funzionalità. Questa azione, sommata ad una attività diuretica, giustifica l’affermazione del ginepro pianta drenante epato-renale da utilizzare in tutti gli stati di “intossicazione”. L’olio essenziale opportunamente diluito troverà uso esterno nei reumatismi e nelle ferite.

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

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