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Giardino sul Castello Sforzesco

di Giulia Mozzato
  • Giardini
  • Giardini privati
  • Le tonalità classiche dei mattoni e del legno ben si sposano con lavanda, glicine, vite canadese, aceri, margherite e gerani
  • Per creare un pergolato sotto cui collocare la zona pranzo è stata costruita una struttura metallica leggera che sorregge le piante ma non impedisce alla luce di penetrare tra le foglie e consente di ammirare gli straordinari monumenti circostanti
  • Un altro angolo del pergolato con il glicine (Wistaria sinensis) e una bella composizione di fiori secchi che aggiunge un tocco di colore all’insieme in tutte le stagioni
  • La pavimentazione, le parti in muratura, la pergola sono stati realizzati ex novo basandosi sul tracciato preesistente, a completare l’insieme alcuni esemplari di vite canadese (Parthenocissus quinquefolia) e vite americana (Parthenocissus tricuspidata) e bianchi gerani edera (Pelargonium peltatum) piantati in piccoli orci di cotto
  • Il pergolato è dominato dall’alto da un divertente galletto segnavento che sembra orgogliosamente ribadire la sua presenza, accanto ai rampicanti presenti in ogni angolo del terrazzo, hanno trovato posto anche grandi cespugli di rododendri, margherite, lavanda, azalee collocati in vasi di varie dimensioni

Colazione all’aperto in una terrazza che prolunga l’ambito domestico e cattura percettivamente l’esterno

 

Un salotto all’aperto a Milano con uno sfondo eccezionale: le torri del Castello Sforzesco. Ecco come, senza l’ossessiva ricerca di piante originali di difficile coltivazione, un terrazzo può diventare rigoglioso e raggiungere il difficile, ma ideale equilibrio tra eleganza e semplicità. Alberi ad alto fusto o bambù leggeri che si agitano al vento sono elementi comuni a molte terrazze milanesi e svolgono la duplice funzione di difendere la privacy e di nascondere le linee spesso sgradevoli dei palazzi circostanti: qui, invece, la terrazza non necessita di queste barriere e i progettisti hanno potuto riprodurre i temi e i toni di un pergolato di campagna, utilizzando piante semplici e tradizionali.

Semplicità, dunque, ed eleganza per questo terrazzo milanese, giocato su varie tonalità di tre colori fondamentali: bianco, rocco e verde. Un salotto all’aperto lineare, ma non banale e, al contempo, una terrazza che prolunga lo spazio abitativo creando un tutt’uno fra interno domestico ed esterno, catturandone la magica luminosità.

 

Il progetto verde

Collocata sul piano attico di una casa d’inizio secolo, in pieno sitile Art Nouveau, questa terrazza è il risultato di una ristrutturazione dello spazio precedentemente legato in modo più evidente alla concezione abitativa dei primi anni del Novecento. La terrazza si apre solo in taluni punti per consentire l’eccezionale vista, ma subito riporta ad una accogliente, semplice intimità. Fronde di glicine (Wistaria sinensis) e di aceri, rami di vite canadese (Parthenocissus quinquefolia), vite americana (Parthenocissus tricuspidata) ed edera (Hedera helix) sono lasciate arrampicare ad arte sui muretti divisori e sulle balaustre, con un effetto assolutamente naturale.

La struttura metallica leggera del pergolato, dominata dall’alto da un divertente galletto segnavento, è ricoperta di glicine che crea chiaro-scuri di grande suggestione facendo lambire la zona pranzo dai raggi del sole solamente in talune ore del giorno e formando sottili lame di luce sul tavolo e sulle sedie. Ma la ricchezza di vegetazione che al primo colpo d’occhio caratterizza l’insieme è data non solo dai numerosi rampicanti, ma soprattutto dai grandi cespugli di rododendri, margherite, lavanda, azalee.

 

Gli arredi e i colori

La pavimentazione, le parti in muratura, la pergola sono stati realizzati ex novo basandosi sul tracciato preesistente che, nel caso della progettazione di un terrazzo, è impossibile ignorare. In armonico collegamento con le torri del Castello, il terrazzo è “giocato” sul tema del rosso-mattone. La tonalità delle mura richiama la tinta del cotto della pavimentazione e quella della panche in mattoni. Materiali caldi, estremamente classici, che non richiedono ulteriori ornamenti, e non stancano con il passare degli anni. E’ sempre importante armonizzare i colori del terrazzo con quelli del paesaggio circostante. Le tegole in cotto delle case adiacenti, ad esempio, si accostano meglio a vasi del medesimo materiale e a bordure “grigie”, mentre tetti piani in cemento si accompagnano a grandi vasche nello stesso materiale rallegrate da piante rigogliose e fioriture in toni accesi. Così anche gli altri arredi: tavoli, sedie e divani, scelti in questo caso in legno chiaro e rosso. Nei complementi d’arredo, invece è il bianco a dominare, così come a fiore bianco sono state selezionate le piante in vaso. Sono bianchi i gerani edera (Pelargonium peltatum) piantati in piccoli orci di cotto e bianche le margherite; bianchi i cuscini delle sedie, dei divanetti e delle panche ed è candida la tovaglia.

 

(Foto di Giustino De Lorenzo)

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

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Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

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