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Giardino del Mulino delle Pile

di Anja Werner
  • Giardini privati
  • Il giardino senza recinzione diventa parte integrante del paesaggio
  • La facciata dell’edificio arricchita dal glicine che si arrampica sulla pergola e da un rigoglioso cespuglio di Lonicera japonica
  • Il mulino fra gli aceri
  • L’acqua che fa girare la ruota
  • L’ingresso al giardino, in primo piano iris, graminacee, salice e la pergola ricoperta da bignonia
  • Scala e parapetto realizzati con piccoli tronchi contribuiscono all’aspetto naturale del giardino collegandolo direttamente al bosco
  • Altro scorcio del giardino attraversato dal ruscello
  • Il ruscello con bordi di iris e salice
  • Collezione di rose nella zona intorno alla piscina, qui in contrapposizione alla santolina e a piccole rose a cespuglio
  • Particolare delle rose a cespuglio ai bordi della piscina
  • Nella zona che circonda la piscina vari tipi di rose, di colori diversi, come questo delicato ibrido di Rosa floribunda
  • La ruota del mulino in suggestiva versione notturna
  • Il bordo-spiaggia in pietra
  • La piscina col bordo in pietra, la scarpata con le rose e il ruscello che affianca la piscina
  • Il bordo della piscina in primo piano e sullo sfondo il ruscello nel giardino roccioso


La pubblicità lo portò alla ribalta, facendolo conoscere a milioni di italiani, non senza una serie di modifiche artificiali relative a colore, ambientazione, paesaggio circostante e all’imposizione del nome “Mulino Bianco”

 

L’attuale proprietario decise di far rivivere questo luogo particolare come agriturismo: l’impresa prese il via nel 1997 e terminò nel luglio del 2001. L’obiettivo principale della ristrutturazione edilizia e ambientale, infatti, fu quello di ricreare e conservare il più possibile il carattere e l’atmosfera particolare del luogo.

 

Anche se proprio vicino al mulino il fiume forma alcuni grandi e limpidi bacini che fungono da vasche naturali, si rese indispensabile una piscina vera e propria, da inserire con delicatezza nel paesaggio. Un pianoro a monte del mulino si rivelò il posto più adatto. Alla bellissima apertura sul panorama collinare circostante si aggiunse la presenza di due rustici già esistenti in una posizione ideale: una fortuna, visto le severissime leggi regionali che regolano le nuove costruzioni e le ristrutturazioni di edifici storici in Toscana. Il primo edificio, un vecchio pollaio, fu adibito a spogliatoio, bagno e locale di servizio: l’altro, un antico deposito ombreggiato da grandi alberi, divenne il bar della piscina.

 

Nel rispetto dell’ambiente e delle sue caratteristiche, il pianoro fu ampliato con un consistente riporto di terra per creare una prospettiva più generosa e per disporre di un ampio spazio per feste e/o ricevimenti attorno alla piscina; un altro terrazzamento appena sottostante ospita adesso un piccolo campo sportivo multifunzionale. Enormi massi di pietra locale, posati ad uno ad uno, e ombreggiati da grandi alberi, servono come tribuna disinvolta e informale agli spettatori. Gli stessi massi, in misure assortite, furono usati anche per consolidare la rapida ma sinuosa scarpata a monte della piscina; una fitta piantagione di piante mediterranee e di fioriture estive, tra cui corbezzolo (Arbutus unedo), alloro (Laurus nobilis), ginestra (Spartium junceum), rosa e lagerstroemia (Lagerstroemia indica), evita l’erosione della scarpata e il dilavamento della terra nella piscina sottostante.

Una terrazza solarium collega il piccolo bar all’acqua; costruito con un ampio mosaico di pietra naturale posato a secco, il pavimento si estende verso la piscina dove, in una morbida discesa la pietra stessa va a formare un’ampia spiaggia sommersa, posto ideale per la sosta rilassante in acqua di chi non ha voglia di una nuotata.

 

La zona balneabile è invece collegata con la spiaggia tramite una larga gradinata sommersa a semicerchio. Tutti i bordi, sia quelli della spiaggia che quelli del perimetro, sono formati da antiche lastre in granito lavorate e toro. Per una perfetta tenuta, la pietra sott’acqua è incollata con un prodotto specifico direttamente sul telo di impermeabilizzazione. La disinfezione dell’acqua è ottenuta con un vaso di ionizzazione con elettrodi di rame-argento, questo sistema rende l’acqua completamente inodore, in quanto la concentrazione di cloro scende dai tradizionali 1,5 agli 0,5 mg/l.

 

Nel concetto progettuale non poteva mancare il ripristino del funzionamento della vecchia ruota del mulino che oggi, pur senza la necessità di macinare alcunché, forma parte inscindibile della storia e del fascino di questo luogo. Senza pensare al ripristino del vecchio sistema idraulico, alquanto complesso, era ancora a disposizione la concessione delle acque; per azionare nuovamente la ruota, la soluzione si trovò nella costruzione di un ruscello-canale: con la partenza a monte della piscina, in una decorativa sorgente artificiale, il corso d’acqua supera la scarpata con varie cascate, per scorrere infine sul piano tra piscina e spogliatoio, dove piccoli ponti costruiti con monoblocchi di granito ne permettono l’attraversamento.

 

L’acqua prosegue la sua corsa sul sentiero che collega la piscina al mulino, per immettersi infine nel vecchio canale che alimentava già in precedenza la ruota; rivestito con pietra a vista e illuminato di notte dall’interno, è anche calpestabile: gioia e divertimento garantito per piccoli e meno piccoli. Non solo: per molti bambini che non sano ancora nuotare, il ruscello è senza dubbio un posto fresco molto più sicuro della piscina stessa.

 

Le calde notti estive portano con loro una gradevole sorpresa: tutto l’ambiente del mulino è illuminato dolcemente e la forte presenza micacea nella pietra naturale di Luserna di cui è coperta la spiaggia sommersa, sotto l’effetto dei faretti subacquei, crea una bellissima quasi irreale luce fosforescente, come a sottolineare nuovamente l’incontro tra passato, presente e futuro in questo luogo magico.

 

(Foto di Manuela Cerri - Progetto di ristrutturazione degli esterni di Anja Werner)

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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