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Giardino degli uccelli ad Acqui Terme

di Manuela Cerri
  • Giardini
  • Giardini privati
  • La torre del castello dei Paleologi che ospita il giardino, vista
  • Livello più alto del giardino con antiche colonne tra bacche rosse di Cotoneaster
  • La nuova zona dello stagno nel giardino basso, sul fondo il cartello con le specie botaniche e i piccoli animali che la frequentano
  • Viburnum opulus
  • Particolare della panchina di roccia locale
  • Primo piano di Cotoneaster, dietro loggia del Museo Archeologico
  • La zona degli arbusti autoctoni, in primo piano Cotoneaster
  • Particolare della zona dello stagno
  • Dal laghetto uno scorcio della città di Aqui Terme
  • Giardino a livello più basso in primo piano Viburnum opulus
  • Una delle panchine, che funge anche da muro di contenimento, ottenuta dall’inserimento di pietre del luogo
  • Zona degli arbusti vicino alla loggia del museo
  • Cinorrodio di rosa canina
  • Mahonia aquifolium
  • Piante della bordura di fiori e uccelli che la frequentano
  • Assonometria del giardino dove si notano i due livelli cintati e collegati tra loro da una stradina che colma il dislivello del terreno
  • Planimetria

Giardino botanico di piccole dimensioni, progettato come uno spazio privato, il Birdgarden, stupisce, soprattutto in autunno, per la varietà dei colori, la quantità di bacche diverse e per il delicato inserimento in una struttura preesistente ricca di fascino. Le origini del Castello dei Paleologi si possono far risalire, in base alle fonti storiche, al XII secolo, modificato e ampliato nel corso dei secoli, fu poi restaurato in tempi recenti. Dal 1967 in un’area del Castello ha trovato sede il Museo Archeologico Comunale, continuamente arricchito nel corso degli anni dopo i vari ritrovamenti avvenuti in Città (La Aquae Statiellae dell’epoca romana).

In seguito, la riqualificazione di 3000 mq di area verde, posta all’esterno del Museo ma compresa all’interno delle mura, ha dato vita a un Birdgarden di grande interesse botanico e paesaggistico. Il progetto realizzato dall’Architetto Alessandra Leoni e dalla dottoressa Angela Zaffignani Mezzatesta è un giardino naturale concepito come vera e propria oasi, dove è possibile osservare ambienti diversi che, consolidandosi, diventano rifugio e luogo di nidificazione per uccelli, insetti, anfibi e piccoli mammiferi. Il progetto tende a valorizzare le specie arboree che, pur essendo presenti intorno alla città, non vengono più osservate con la giusta attenzione.

 

Il giardino si sviluppa su due livelli altimetrici divisi, ma collegati tra loro da una rampa pedonale che definisce gli spazi, in modo naturale e dove gli alberi esistenti, carpini, tigli, cedri, ippocastani, si affiancano alle nuove essenze creando ambienti estremamente caratterizzati.

Lo spazio inferiore, quello dell’ingresso, è impreziosito dalle aiuole delle erbe aromatiche, dallo stagno, dalle bordure di fiori misti e dalla parete di piante rampicanti.

Quello superiore, è un giardino pensile su cui si affaccia il loggiato del Museo, e qui affiancano gli alberi esistenti, abeti, ginepri, carpini, arbusti autoctoni dal biancospino al maggiociondolo alla rosa canina al corniolo. Tutte queste specie, nei diversi periodi della fioritura e della fruttificazione, sono in grado di attirare e alimentare uccelli vari, come capinere, cinciallegre, verdoni e numerose farfalle.

 

Nello stagno al livello più basso, sono state inserite piante sommerse, galleggianti e da ripa e tra le ninfee bianche si possono osservare varie forme di vita: uccelli, insetti e piccoli anfibi. Lungo il muro di pietra che delimita e sostiene la rampa di raccordo tra la parte bassa e la parte alta, una grande aiuola di erbacee perenni, crea con le fioriture che si susseguono, dalla primavera all’estate, effetti cromatici di grande spettacolarità.

Un giardino che non vuole stupire con inserimenti di piante esotiche o rare, ma studiato per contribuire alla creazione di un ambiente dove uccelli, insetti e piccoli mammiferi possano vivere e riprodursi in armonia con gli uomini.

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AcquistaGiardini di maggio'12 in edicola e on line!

 

Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.