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Giardino a Caserta sulle tracce dei Borbone

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini
  • Giardini privati
  • Comodi e affettuosi arredi d’epoca in ferro battuto e midollino tessito, cuscineria con tessuti di San Leucio, attrezzi da giardino d’antica fattura nel prato basso a destra dell’ingresso al giardino, fra ortensie, Impatiens, lavande, bambù e bossi scolpiti in vaso
  • Sfere di bosso in grandi vasi di cotto, leggere sedie a dondolo in ferro e vimine ornano il passeggio in scarde di porfido che, dall’ingresso, suddivide le sezioni del giardino
  • La divertente e curiosa collezione di lanterne da candela in castagno scortecciato che delimita la sponda finale del giardino alto a sinistra dall’ingresso e precede la discesa alla piccola corte sottoposta
  • L’ingresso al giardino, definito dai due alti portaceri in ferro, è scandito dalla scelta cromatica di bianco del viale, ortensie e Impatiens, e verde di bossi, lauro e viburni
  • Rifatte come quelle antiche delle ferrovie, in doghe di legno e ferro, una serie di panchine lungo un lato del terrapieno che forma l’ampiezza del giardino alto di fronte all’interessante struttura della casa
  • All’ombra fragrante di un’esemplare Tilia mongolica che in autunno assume una vivida colorazione giallo cadmio, fra cespugli di ortensie e ciotole di Impatiens, sedute e appoggi in ferro laccati in rosso ruggine
  • Sotto la vela della loggia in tela che precede l’ingresso ai saloni al piano, il salotto esterno di vimine intrecciato, pratico, raffinato e comodissimo di cuscini rivestiti con varietà delle antiche seterie borboniche di San Leucio

Il complesso di mura e giardino é un raffinato, giovanissimo contesto della metà dei nostri anni ’90 

 

L’autore dell’insieme, concepito in assonanza con il gusto della proprietaria, l’architetto e paesista Nicola Tartaglione, mi accompagna nell’insolita semplicità di questa combinazione di armonie. 

 

A Caserta, intorno al potere mediatico della Reggia, vicino al centro sul dorso della pedemontana, la tenuta fronteggia un poggio dominato dall’antico convento dei Cappuccini, settecentesca ambitissima meta di vedutisti come Hackert o Lusieri per i loro dipinti sul paesaggio, memorie di aristocratiche formalità che si ritrovano abilmente fuse all’essenzialità contemporanea nella progettazione di questo paesaggio.

 

Visto dal paesista come un insieme di “vizi ortogonali e oblique virtù” il giardino, in piano, si apre con una radura a prato nella cerchia di muri faccia a vista e ringhiere. “L’ingresso é spostato rispetto alla centralità della casa, tangenziale alla villa così da ottenere un percorso rettilineo, solcato dal camminamento in pietra, reso formale da una sequenza di sfere di bosso in conca, mentre” – prosegue l’architetto che per la consulenza botanica si è avvalso dell’esperienza di Domenico de Liguori Carino – “la ricerca delle profondità laterali è stata ottenuta con percorsi obliqui e diagonali all’interno del giardino”.

 

Dopo il cancello, sull’erba due alti portaceri in ferro battuto e ciotole di impatiens, il giardino viene incontro vivace, emozionante ventaglio steccato dalla riga del passeggio in scarde di porfido chiaro concepito per affiancare l’architettura della villa, caratterizzata dalla luminosità di grandi finestre, porte finestre, angolatura delle terrazze e asimmetria del tetto spiovente.

 

Spalliere d’alloro arrampicate di gelsomini e caprifoglio coprono la quasi totalità della cinzione lungo le due grandi sezioni a prato, a destra la Dichondra repens veste l’accennato dislivello in cui è posto il giardino basso dove arredi d’epoca in bambù, ghisa e ferro battuto si alternano fra bambù, lavande da cui emerge il candore di calle, ortensie e lillà e ancora Impatiens. Parallelo, ma in quota con l’ingresso, il lastrico di porfido, scortato dai ranghi dei vasi dei bossi intagliati, costeggia il salotto all’aperto sotto la loggia in tela, la casa e si ricongiunge al muro di cinta con orci, rampicanti e arredi in legno.

 

 

A sinistra la maggiore ampiezza del giardino rialzato da una lettura chiara della torsione obliqua dell’impianto finalizzata ad accentuare la profondità. Sotto gli altofusti perimetrali, tra cui aceri e salici, Dichondra ruota intorno al lucidissimo fogliame, in autunno virato al giallo cadmio, di un tiglio fragrante, fiorita di ortensie e ciotole di stagionali e piccoli punti d’appoggio in ghisa e ferro.

 

La curva del terrapieno, a destra gira intorno alla loggia e a sinistra, davanti al pranzo all’aperto forma una aiuola-giardino con camelie, ortensie, edere intorno alla fragranza di un orto a frutteto. Il fondo del prato è ritmato dal divertente allineamento di sedute in legno e ferro riproduzione delle vecchie panchine delle stazioni ferroviarie e da una collezione di lanterne da candela in castagno scortecciato.

 

Da qui una si scende alla corte sottoposta con l’allegria di un’aiuola ellittica di convolvoli, rose rampicanti, fiori di macchia, su cui affaccia l’intimità della “cave”, salotti bassi, centrati da uno straordinario camino in legno intagliato con colonne tortili, concepiti, arredati e vissuti come l’interno di un casino di caccia ottocentesco. 

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AcquistaGiardini di maggio'12 in edicola e on line!

 

Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.