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Giardino in alta Normandia

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini privati
  • La sequenza simmetrica in 36 riquadri di essenze del jardin/potager che disegna il parterre rettangolare sull’imbrecciata della corte  d’ingresso
  • Una delle panchine di ferro battuto disegnate da Pascal Cribier sul pavé che orla la facciata  principale della casa
  • Sui prati “all’inglese”, che si ricongiungono alla campagna alle spalle della villa, arbusti di ortensie bordano le pertinenze
  • Un padiglione, lungo il lato interno laterale alla casa, fra due aiuole di ortensie
  • Siepi di carpino scolpito, rose gialle e tee si arrampicano su laterizi e legni di uno dei fabbricati della prateria “all’inglese”
  • Davanti alla villa uno steccato, scandito da vasetti di mele, recinge il lato sinistro del jardin/potager e lo divide dalle scuderie
  • Una capanna intagliata nel lauroceraso del Caucaso e tre carpini in forma d’uovo, tutori di pomodori rampicanti, scrivono il paesaggio del lato destro del jardin/potager d’ingresso
  • Sotto i prati “all’inglese”, antichi vasi su pilastri stemmati delimitano il dislivello della piscina, bordata sulla destra dalla plat-bande di vivaci disegnata da Cribier, dai campi agricoli
  • Delicati alberetti di rose “Iceberg” ornano le finestre della facciata posteriore
  • Arbusti e stagionali ornano la pepinière e il profondo fossato dei “saut-au-loup”che difende senza barriere il lato sinistro dell’impianto “all’inglese” affiancando la villa
  • I ranghi simmetrici delle piccole “boules” di bosso intorno alla facciata della villa, forse la memoria di remote gallinelle

A Limesy, un’antica famiglia di Francia possiede da oltre cinque secoli la vasta tenuta di Frontebos, fascinoso itinerario di paesaggi impensati e accessi dimenticati fra pascoli e selva che il fiosiocrate Roustain de Frontebosc, signore del luogo, arricchì di cedri del Libano, Thuja e Lirodendron tulipifera, cui sono stati aggiunti reimpianti d’alto fusti

 

L’invasione di Normandia distrusse il settecentesco castello di famiglia al centro del complesso e i discendenti, volendo continuare ad abitare la loro terra affidarono all’architetto Raoul Leroy la riconversione di una “coquetterie”, remoto allevamento di volatili della tenuta, in una vera dimora normanna che ricorda il nome del luogo.

 

Per arrivare alla sorpresa della casa si deve attraversare la luce densa della foresta, inerpicarsi, su e giù, sul dorso delle colline pigramente osservati dagli sguardi curiosi delle candide mandrie di vaches charolaises, un simbolo di Normandia e, all’improvviso, dietro una scacchiera di tigli scolpiti, sbuca la “Coquetterie” con la sua storia d’architettura e paesaggio

 

Il giardino, in piano, è suddiviso in sezioni ideali. Dall’ingresso è interessante la raffinata fusione del parterre moderno con il rincorrersi di tetti, piccole cuspidi, finestre, porte di squisita tradizione in laterizi e legni della villa. Circa dieci anni fa l’architetto paesaggista Pascal Cribier ha riformulato, su desiderio della proprietaria, il disegno della corte d’ingresso con l’originale scenografia del jardin potager.

 

Nella campitura della corte casa e scuderie si affrontano mentre i lati sono delimitati da uno steccato che sorregge piccoli meli in vaso e da un rettangolo di prato dove tre carpini topiati a forma d’uovo, tutori a piante di pomodoro, precedono un lauro del Caucaso cui lo scultore Lalanne ha dato l’insolita forma di una capanna

 

Sull’imbrecciata centrale Cribier ha allineato il parterre à potager di trentasei quadrati, identici, bordati di pietra, ognuno dedicato ad una sola essenza ornamentale o aromatica. Timo, rosmarino, basilico, fiori d’aglio, insalate, porri, origano, dragoncello, cipolle, cavoli, carciofi, si alternano a lavanda, santolina, salvia, forsizia, pansèes, tulipani, astri e ginestre, potate quadrate, in una perenne fioritura fragrante, golosa e colorata che non annoia mai lo sguardo e si anima di continuo. Davanti al movimento della facciata principale, fra intrecci di rampicanti, azalee, camelie ed altre specie in vaso, in un bordo di prato e pavé il paesaggista ha accoccolato ranghi di piccole sfere di bosso in una sensazione viva di movimento.

 

Un saut – de – loup, confuso da  spalliere di cipressi e annuali, sponda il paesaggio retrostante e lascia libera la vista impedendo il passaggio agli animali selvatici

 

Intorno, alle spalle della dimora, il giardino si dilata nella cornice maestosa degli antichi altofusti. Sulle radure si avvicendano le pertinenze attorte di rose rampicanti, siepi di sempreverdi intagliati, oasi di ortensie di ogni specie, fragili alberetti di Rosa ‘Iceberg’ e bassi filari di meli. Due monumentali cipressi gemellati aprono un sipario sulla piscina ospitata in un dislivello di prato raccordato alla campagna da pilastri di pietra stemmati e affiancato da una lunga e larga plat-bande. disegnata da Cribier, debordante di vividi Phlox rosa, dalie, crisantemi, Kniphofia dagli aspersori gialli e Aster.

 

Ovunque la vista spazia a volo d’uccello sull’infinito senza barriere assecondando il profondo senso di libertà visiva e spirituale che la proprietaria non ha mai voluto fosse delimitato

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.