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Giardini-monastero del Priorato di Notre-Dame d’Orsan

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini
  • Giardini da visitare
  • La facciata del fabbricato della reception d’Orsan decorata a parete da allegre simmetrie di rampicanti raggruppati per genere mentre a terra si allungano le aiuolature del Giardino dei Semplici tutto sostenuto da graticci, canestre e tutori di castagno, manufatti dei giardinieri del priorato, idee da rubare e applicare anche con il vimine
  • Una prospettiva dell’Orto-Aromatico con le canestre di zucche e alle sue spalle la collezione di rose del Giardino di Maria, il roseto d’Orsan
  • Come un’anticamera d’aria e luce, cancello e cupola di castagno e una carriola da lavoro aprono la “stanza” rotonda del primo dei Giardini-Frutteto dedicata alle pere
  • Una nicchia intagliata nel carpino, raccordata da una cupola di castagno intrecciato con al fondo una finestra ovale scavata nella massa vegetale e sotto una panchina di iroko
  • La corsa simmetrica di archi scolpiti nel carpino forma uno dei viali di collegamento dei giardini fra loro
  • Una delle giardiniere di Orsan raccoglie ortaggi per la cucina lungo l’Orto-Labirinto, pavimentato dal paiolato di castagno, recintato da pareti di carpino, illuminato da fioriture di rampicanti e da bordura, giocato da tralicci e trillages di castagno, d’utilizzo o puramente ornamentali, come si vede sullo sfondo
  • Una delle grandi canestre di castagno intrecciato in cui sono coltivate varie specie di zucche
  • La fontana del Chiostro di Verzura con le vigne di ‘Chenin Blanc’, sullo sfondo l’ingresso con la cupola di castagno e di lato una delle 4 panche a pagoda arrotondate, sempre in castagno tessito, ombreggiate di rampicanti
  • Nidi, ghirlande di mele rampicanti e differenti specie di alberi di melo nell’Antico Meleto
  • Una delle canestre cilindriche per lattughe sistemate sul paiolato lungo uno dei viali a spirale dell’Orto-Labirinto

I giardini-monastero del Priorato di Notre-Dame d’Orsan, fondato nell’XII° secolo da Robert d’Arbrissel a Maisonnais, in Francia, al centro di una valle del Berry, sono uno straordinario luogo-laboratorio emozionante, innovativo e divertente

 

L’architetto Patrice Taravella quando, alla fine degli anni ’90, acquistò il complesso del Priorato d’Orsan, decise, con l’aiuto del giardiniere Gilles Guillot, di ricostituire nel territorio intorno al priorato la primitiva, interessantissima botanica medievale, suddividendola in spazi vegetali a sé stanti, con un intelligente e curioso missaggio di tradizione e attualità, ritmato dai “giardini chiusi”, semplici, golosi ai sensi, legati fra loro da una allegra ma mirata logica vegetale alimentare e d’ornamento

 

Dinamico e inarrestabile ospite Taravella accoglie nel tempo lento cistercense dove manufatti di resistente castagno intrecciato, allacciato di vimine e spalliere vegetali intagliate d’altezze crescenti hanno fatto rinascere siepi, nicchie, chiostri, porte, cancelli, spalliere, viali, finestre, gabbie a padiglioni, cupole, aiuole soprelevate, griglie, sedili e canestri ricorrenti nelle miniature mistiche dei giardini medievali. Il tutto opera dall’infaticabile gruppo di giardinieri/giardiniere guidati da Guillot che si occupa anche della manutenzione dei verzieri e raccolta del coltivato trasformato nelle cucine del ristorante in croccante e ghiotto alimento per gli ospiti.

 

Le erbe medicamentose e aromatiche, per lo più mediterranee, del Giardino dei Semplici, (spunto per aiuole di bordura, decoro, complemento agli alimenti e di semplicissima manutenzione) sono disposte in lunghe aiuole soprelevate davanti al ricevimento, uno dei quattro fabbricati a ferro di cavallo che formano il priorato. Di fronte, nel sole archi intagliati nel carpino (vegetale resistente e molto decorativo, in autunno le fogliette pieghettate diventano arancio/scarlatto – ugualmente resistenti bosso, mirto, piracanta spinosa con bacche vivide) scanditi da cupole di castagno riquadrano sia il Chiostro di Verzura che il Parterre. Il primo é sezionato da quattro vigneti di ‘Chenin Blanc’ e altrettante panche a pagoda di castagno arrotondate intorno al centro della fontana, il secondo è un territorio a prato suddiviso da due grandi riquadri (un modo semplice, produttivo e non banale per vivacizzare un spazio pianeggiante), uno coltivato a fave e l’altro a grano, dopo la mietitura rimpiazzati il primo da porri e radicchio nero e l’altro da cavoli rossi, verdi e di Milano (tutti vegetali di grande effetto scenico e decorativo e di costo contenuto).

 

Archi, piccole nicchie di verzura ritagliati nel carpino movimentano i viali laterali che collegano i vari giardini tra loro. Appoggiati graticci di rose rampicanti, per lo più cinesi o banksie, sfere di lavanda e cupole intrecciate da cui dondolano nidi di legno e corteccia movimentano il percorso. Una serie di cancelli e steccati, intrecciati o tessuti in forme sempre diverse, schiudono o racchiudono i differenti giardini; finestrelle e oblò scavate nelle pareti vegetali inquadrano messe a fuoco mirate ad esaltare particolari dei luoghi circostanti, mentre sedili, panche e sedie di solido iroko grigio, fatti a mano, servono il riposo.

 

A sinistra, sotto una delle cupole del Chiostro e una serie di nidi, inizia il viale dei Frutti di Bosco, bordato da un delizioso e minuto mosaico di foglie e frutti: fragole, lamponi, more, ribes, mirtilli lungo una cintura di tutori a doppia U (i francesi sono famosi per il culto dei tutori visti non solo come oggetti d’aiuto ma anche come elementi di arredo) per meli e peri rampicanti (deliziosi per fare siepi diverse e molto piacevoli da vedere e sgranocchiare…) e sbuca nell’Antico Meleto. Ampio, recinto da una siepe di lillà, spalliere di mele cotogne e nespoli, é diviso in quinconce di differenti alberi di melo da cui pendono nidi sospesi e appoggiano il dorso curiose forme di sedie/poltrone, intorno a tre vecchi peri da fiore.

 

Più avanti, staccionate di susino, una passerella di paiolato, bordure alte di legumi e girasoli disegnano le spirali colorate e odorose dell’Orto-Labirinto (una soluzione spiritosa e insolita di pensare un orto), al di là del quale si succedono le “stanze”, sedie, treillages e steccati dei Tre Giardini-Frutteti: il primo rotondo con pere ‘Duchesse d’Angouléme’, ‘Belle du Berry’ e ‘Andrè Desport’; segue quello dei sorbi e l’ultimo è dedicato alle ciliegie ‘Marmotte’, ‘Burlat’ e ‘Cuore di Piccione’.

 

Tornando indietro s’incontra l’intimità profumata dei Giardini di Maria, il roseto d’Orsan con due “ambienti” racchiuse di castagno modellato arrampicato d’antiche rose e nicchie con rose a gambo lungo, tutte scelte fra le rifiorenti. Accanto é l’Orto-Aromatico dove in nove grandi e alte canestre quadrate di castagno tessuto sono coltivate varietà di zucche e contro la cinta di carpino si alzano tutori a spalliera di peri rampicanti alternati a ciuffi di allori e rosmarini.

 

Il viale successivo porta all’azzurro/argenteo dei due giardini gemelli d’olivi e lavande, poste intorno ai sedili rotondi e intrecciati, che aprono e chiudono la Pergola delle Vigne con spalliere di ‘Moscato’ e ‘Chasselas Dorato’ da piluccare cullati dal chioccolio della fontana, compendio della serenità operosa del priorato.    

 

Info per la visita

Arch. Patrice Taravella

Pieuré d'Orsan - 18170 Maisonnais

300km a Sud di Parigi, regione Centre, dipartimento della Cher

Accesso per l'autostrada A 71 - all'uscita Saint-Amnd-Montrond prendere direzione Lignières e poi seguire i cartelli che indicano il Priorato

Tel 0033 (0) 248 56 27 50 - fax 0033 (0)2 48 56 39 64

Apertura dal 1 Maggio al 1 Novembre

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.