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Giardini di Liguria

di Eraldo Antonini
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  • Villa Hambury (Foto Manuela Cerri)
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Il fascino della Riviera, tra collezioni botaniche e giardini storici
La Liguria è una terra ricca di collezioni botaniche e di giardini storici, e ciò è dovuto sia agli antichi fasti di cui godette, per secoli, la Repubblica di Genova, sia al clima mite della costiera che consente la coltivazione di specie esotiche di rara bellezza e che attrasse, tra l’Ottocento e i primi del Novecento, molti nordeuropei in cerca di soggiorni caldi e di una vita tranquilla. Qui un breve itinerario che sintetizzi, almeno in parte, questo patrimonio culturale.

Villa Hanbury
L’esempio più rappresentativo del collezionismo botanico è dato da Villa Hanbury il cui nome deriva dal capitano Thomas Hanbury, l’inglese che acquistò, nel 1862, un appezzamento di terreno a capo La Mortola, nel comune di Ventimiglia, per trascorrere l’inverno nel mite clima costiero. Insieme al fratello, il botanico e farmacista Daniel, riempì la brulla proprietà inizialmente di piante mediterranee e poi, di piante provenienti da svariate parti del mondo. Si creò così un vero e proprio giardino botanico d’acclimatazione nel quale gli Hanbury, coadiuvati poi dal giardiniere Ludovico Winter, che diventerà un apprezzato vivaista, sperimentavano l’introduzione di nuove specie e ne testavano l’adattabilità alle condizioni podologiche e climatiche della Mortola. In pochi anni si ebbe così una ampia e inusuale collezione di piante rare, che vedrà consacrata la sua consistenza nel primo catalogo dell’Hortus mortoliensis, pubblicato nel 1889. Cactacee, eucalipti e aloe rappresentavano il patrimonio botanico maggiormente presente in questo inusuale giardino. Nel 1907, a seguito della morte di Thomas, il giardino passa al figlio Cecil, il quale ricevette in eredità oltre 6000 piante da mantenere e coltivare. Cecil continuerà l’opera del padre, accrescendo le collezioni e facendo della Mortola un luogo di studio per i giardinieri dei Kew Gardens, il più celebre orto botanico del mondo. Dorothy, la moglie di Cecil, a seguito della morte di questi avvenuta nel 1932, si occupò di mantenere le collezioni, dando però al luogo l’aspetto di un giardino tramite lo sfoltimento della vegetazione e la creazione di percorsi e infilate prospettiche. Tale assetto è quello che, in buona parte, si può osservare tutt’ora. Con la guerra, il giardino subì forti riduzioni delle collezioni dovute a carenza manutentiva, mentre nel 1960 lady Doroty, forse a causa anche dei forti costi di gestione, lo cedette allo Stato che lo affidò alle cure dell’Università di Genova.
Info Giardini Botanici Hanbury
Capo Mortola, località Mortola, Ventimiglia (IM)
http://www.giardinihanbury.com

Giardino Pallanca
In parte legato alla storia del giardino de La Mortola, a Bordighera ha sede il giardino Pallanca. Bartolomeo Pallanca formatosi alle dipendenze di Lodovico Winter, il capo giardiniere degli Hambury, decise, in seguito, di mettersi in proprio fondando nel 1910, uno “stabilimento botanico-agrario” (l’odierno vivaio). I suoi discendenti, forse sull’esempio del giardino Hambury, iniziarono a collezionare per proprio diletto piante esotiche, in particolare cactacee e, più in generale succulente. Solo nel 1989 Barth, il nipote di Bartolomeo, dopo aver riordinato e accresciuto la collezione di famiglia ha aperto al pubblico il giardino che ora annovera circa 3.200 tra specie e varietà.
Info Giardino Pallanca
via Madonna della Ruota 1, Bordighera
www.pallanca.it

Roseto di Nervi
Sempre in tema di collezioni botaniche, per chi ama le rose una visita interessante è quella ai parchi pubblici di Nervi. In realtà si tratta di un unico parco pubblico che è stato realizzato congiungendo tra loro alcuni giardini privati di alcune prestigiosi palazzi. All’interno di questa area sorge il Roseto comunale che in maggio mostra la spettacolare fioritura delle sue rose

Giardino Durazzo Pallavicini
Lasciato l’ambito del collezionismo botanico, l’altro tema che caratterizza la riviera è quello dei giardini più propriamente storici. La prima tappa di questo ipotetico viaggio attraverso il tempo è
il giardino Durazzo Pallavicini, frutto di un articolato intervento avviato sul finire del Settecento da Clelia Durazzo, moglie del diplomatico Giuseppe Grimaldi. La contessa, appassionata di botanica, grazie ai viaggi del marito potè approfondire le proprie conoscenze in fatto di piante tanto che a partire dal 1794 avviò la costruzione di un giardino botanico, l’ “Horto grimaldiano” e di una “Silva”, destinati a raccogliere le piante esotiche che acquistava regolarmente in occasione dei viaggi all’estero. A seguito della morte di Clelia la proprietà passò, nel 1840, al nipote Ignazio Alessandro Pallavicini, il quale incaricò Michele Canzio, scenografo del teatro San Felice di Genova, di progettare la realizzazione di un nuovo giardino che seguisse la moda del tempo. I lavori furono imponenti, vennero ricavati dalla roccia due grandi laghi artificiali, creati percorsi, costruiti manufatti, piantate piante provenienti dall’italia e dall’estero. Il nuovo giardino, anche se non ancora ultimato, venne inaugurato nel 1846, in occasione dell’VIII congresso degli Scienziati Italiani. Il giardino era stato pensato come una successione di “scene” una diversa dall’altra in modo tale da creare una sorta di percorso teatrale, filosofico-fiabesco, all’aperto. Ciascuna scena è caratterizzata da uno o più manufatti e da vegetazione atta a indurre un particolare stato d’animo nel visitatore, secondo la migliore tradizione del giardino paesaggistico di derivazione inglese. La visita si apre con un prologo e si sviluppa in tre atti di quattro scene ciascuna. L’intero percorso è costellato di architetture e manufatti che rimandano a un tempo perduto (il medioevo, con i ruderi del castello, la tomba del capitano, il tempietto greco, il ponte romano, l’obelisco egizio) o a luoghi lontani (la pagoda e il ponte cinesi, la capanna svizzera, il chiosco turco) e rientrano appieno nella poetica del giardino dell’Ottocento, che vuole rappresentare, ed è ciò che Canzio interpreta con la sua narrazione teatrale, un luogo universale nel quale storia e civiltà si incontrano. Nel lungo percorso, che già dall’Ottocento veniva fatto con la compagnia di una guida che spiegava il succedersi delle scene, si possono incontrare piante molto rare quali Araucaria excelsa e A. bildwillii, Podocarpus macrophillus, Cinnamonum glanduliferum, Notalea excelsa ed anche una rilevante collezione di camelie.
Info Giardino Durazzo Pallavicini
via Pallavicini 11, Genova
Tel. 010 66 68 64

Villa Faraggiana
Villa Faraggiana che si trova ad Albissola Marina, nelle vicinanze di Savona. La sua storia si inserisce nel panorama ligure, e più in generale europeo, della residenza nobiliare di campagna. Grandi case di rappresentanza, destinate non solo al diletto, ma anche al controllo delle attività agricole delle tenute a cui tali residenze erano collegate. L’assetto attuale deriva in gran parte dai lavori di edificazione della villa e di costruzione del giardino voluti, a partire dal 1735, dal nobile Gerolamo Durazzo, appartenente ad una delle più prestigiose famiglie genovesi. La villa venne in seguito ampliata dal genero Marcellino Durazzo, doge della Repubblica di Genova, intorno al 1750, con la costruzione di due gallerie laterali.
I lavori che portarono alla realizzazione del  giardino, il cui impianto, è in buona parte giunto sino a noi, sono documentati a partire dagli anni 1737-1738, una volta conclusasi la realizzazione del palazzo. Lo spazio verde si compone di aiuole geometriche terrazzate, ripartite da viali regolari che organizzavano gerarchicamente l’area esterna del palazzo. Il giardino “all’italiana” quindi diventa una sorta di elemento di transizione tra la casa e il paesaggio circostante, fatto di terreni agricoli ordinati e dal mare. Secondo un gusto tipico dell’epoca il giardino era arricchito da scenografiche statue a soggetto mitologico, alcune delle quali ancora sopravvissute. Tra queste si ricorda la fontana col gruppo scultoreo di Diana, posta nel lato est del giardino nelle cui vicinanze sorge una piccola grotta con ninfeo; la fontana di Bacco e, infine, la statua di Apollo posta in una nicchia che sorge a lato di un’altra grotta con ninfeo. I ninfei, oltre ad essere luoghi immaginifici e spettacolari, procuravano frescura durante le estati torride. La proprietà, delimitata da un muro di cinta, venne collegata con la marina proprio negli anni di costruzione del giardino, attraverso la realizzazione di viali di collegamento e la costruzione del molo, già avviata dalla Comunità di Albissola. Il collegamento col mare era una caratteristica delle ville costiere in quanto gli spostamenti via terra risultavano difficili e non sempre sicuri. Nel 1821 i Durazzo vendono la proprietà al nobile novarese Gerolamo Faraggiana. Nel frattempo i gusti estetici erano mutati e si andava diffondendo in Italia il giardino paesaggistico o “all’inglese”. Così all’inizio del Novecento, nella parte del giardino che fronteggia la villa, i Faraggiana fecero inserire aiuole irregolari nelle quali furono piantate specie esotiche, quali magnolie e cedri, mentre in precedenza avevano aggiunto un tempietto neoclassico. Si è così giunti al giardino attuale che si può considerare di stile “misto” in quanto coesistono, nello stesso luogo due stili, uno formale e uno irregolare, calzante esempio di “aggiornamento” avvenuto senza stravolgere l’impianto originario settecentesco.
Info Villa Faraggiana
viale Salomoni 119, Albissola Marina (Savona)
www.villafaraggiana.it

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

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Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.