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Giardini della Rosaiola nel Vercellese

di Paolo Cottini
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Da riso alle rose: un giardino nella pianura piemontese

Rintracciare il giardino della “Rosaiola” non è difficile, perché il paesino di Pertengo, dove esso è stato realizzato pochi anni fa, si trova poco lontano dall’uscita autostradale di Casale Monferrato. Siamo nella cosiddetta “bassa” vercellese, vale a dire nel cuore agricolo della regione, che qui si esprime con una sterminata successione di fondi a vocazione risicola. Immersa in un paesaggio sconfinato e posta ai margini di un nucleo abitato d’altri tempi, la “Rosaiola” sembra voler alleviare a posteriori, con i suoi profumi, le fatiche di generazioni di mondine e trebbiatori. Per risalire alle sue origini e comprenderne la struttura, incontriamo la proprietaria, la signora Maria Luisa Bodo, in una splendida mattina di maggio, “quando tutti i boccioli si aprono” come scrisse il poeta tedesco Heinrich Heine.

Signora Bodo, lei vive a Torino: che rapporto ha con Pertengo?
Il mio cognome è molto diffuso in questa zona e, infatti, la mia famiglia proveniva da qui. Io vivo a Torino, mentre in questi luoghi ritorno di tanto in tanto.

Mi può dire le origini di questa casa?
La casa ha origini antiche ed è stata testimone di numerose vicende legate alla mia famiglia: personalmente vi ho abitato durante gli ultimi anni di guerra, mentre successivamente fu utilizzata come base per battute di caccia ai beccaccini. Io sono molto affezionata a questi luoghi, perché i miei ricordi d’infanzia e di gioventù si sono formati qui, in questa campagna, in questo territorio: il mondo degli animali, i modi e i ritmi di vita contadini, la pratica dell’agricoltura… Ora è diventata semplicemente la mia casa di vacanza.

Quindi la genesi è prettamente contadina?
Sì, non si trattava di una vera e propria cascina, ma era ideata ed attrezzata per ospitare sia i proprietari sia le famiglie di lavoratori dei campi. La struttura edilizia, infatti, non era unica, ma si presentava con una serie di corpi di fabbrica l’uno inserito nell’altro: l’edificio padronale, il fienile, la casa delle mondine e così via. La coltivazione del riso era allora preminente e la mia famiglia possedeva diverse “giornate” (unità di misura: 3.810 mq) di risaie. Tale destinazione cessò una ventina d’anni fa, quando cioè la risicoltura fu rivoluzionata dall’avvento di potenti macchine agricole che hanno ridotto radicalmente l’intervento umano nella coltivazione e produzione di riso.

Com’è strutturato il giardino e come nacque?
In realtà si tratta di due giardini. Il primo, il più piccolo, di circa 1.500 mq, si stende davanti all’edificio principale ed ha preso il posto del vecchio orto. Il secondo, assai più ampio (circa 5.000 mq), si allarga di là dall’ingresso ed è stato realizzato là dove un tempo c’erano le aie con semplici tettoie per il ricovero degli attrezzi agricoli.

Chi e perché ha dato vita al giardino attuale?
Con la ristrutturazione, abbastanza recente, della casa, ci si è posti il problema di come trasformare lo spazio antistante l’ingresso. In realtà fui io a voler impostare un giardino vero e proprio, ovviamente tenendo conto del fatto che la nostra presenza a Pertengo si limita ad un paio di mesi l’anno, con un picco in tarda primavera ed un altro alla fine dell’estate. Di qui la scelta della rosa come genere botanico principale: l’eccezionale piacevolezza di forme, colori e profumi s’accompagna alla certezza di un periodo di fioritura lungo e in gran parte corrispondente al nostro soggiorno. In un primo tempo i rosai furono messi a dimora nel giardino sotto casa, ma, dopo aver verificato che essi si sviluppavano bene e senza troppi problemi, scelsi di riprenderli anche nel vasto spazio esterno che oggi forma il secondo giardino.

Qualcuno l’ha aiutata nell’impostazione progettuale?
Sì, ho chiesto ed ottenuto i consigli di un importante paesaggista piemontese, l’architetto Paolo Genta, che mi ha fornito alcuni principi di base, insieme con diversi dettagli, sui quali si è dato vita al giardino “di casa”. Qui, come lei vede, prevale un’organizzazione formale, con viale centrale, siepi sempreverdi, aiuole fiorite ai lati ed impiego di alcuni esemplari di conifere in vaso, potate in arte topiaria. Il secondo giardino, esterno, ha in parte recuperato alcuni temi realizzati nel primo impianto – in particolare ha ripreso il disegno della duplice siepe di rosai a fiore rosa – ma si è poi distaccato dalla concezione formale, anche per mio desiderio di introdurre situazioni e arredi che mi sono piaciuti visitando altri giardini, Sissinghurst in primo luogo.

Dunque, come spesso accade in Inghilterra, un accostamento fra i due stili...
E’ così. D’altra parte mi sembrava che ripetere un disegno formale – oltretutto ricco di elementi lapidei – anche nell’area più grande sarebbe apparso un po’ innaturale, data la stretta vicinanza con la campagna e con le risaie che da aprile sono completamente allagate.

La presenza di numerose figure realizzate in arte topiaria in ligustro come si giustifica?
La ragione che mi ha spinto a questa scelta si collega proprio alla linea di alcuni giardini inglesi, che frequentemente sono dotati di aree interamente dedicate alla topiaria o al labirinto. L’effetto ottenuto qui, nella campagna piemontese, è ovviamente un po’ diverso, per molte ragioni di natura climatica, ma anche per l’immane lavoro che tale decisione comporta. In ogni caso vorrei insistere e, anzi, introdurre nuove figure.

Per quanto riguarda le rose, che sono l’ossatura principale del giardino, cosa l’ha spinta ad orientarsi verso la produzione di Meilland?

E’ stata una scelta presa insieme con il mio vivaista. Ad entrambi parve che questi rosai fossero molto affidabili, soprattutto dal punto di vista della rusticità e della rifiorenza, che c’interessava molto. La voluminosità, la “scompostezza” e la bellezza delle piante ammirate nel giardino dell’isola di Mainau (lago di Costanza), specialmente ai lati di un lungo viale, ci persuase ad imboccare questa strada…con le dovute proporzioni, ovviamente. A fare da contrappunto alle masse arbustive, che si sviluppano maggiormente in senso orizzontale, si decise di introdurre gli elementi verticali delle varietà rampicanti, i cui supporti furono da me acquistati nella famosa mostra di giardinaggio a Chaumont, in Francia.

Che importanza rivestono le altre piante?
Molta, perché le sole rose forse condurrebbero ad una sorta di monotonia: ecco spiegata la presenza di rampicanti (Clematis) e perenni (peonie e aromatiche), magari alternate ad elementi d’arredo, come le sculture moderne.

E’ appagata dei risultati raggiunti?
Io sono una persona fin troppo portata all’autocritica, ma nel complesso sono abbastanza soddisfatta. La cura e la manutenzione sono impegnative, ma rappresentano anche le basi per un’ottima crescita delle piante, che non soffrono per ora di particolari malattie. Inoltre mi piace molto il contatto con i visitatori appassionati di giardini, che qui vengono numerosi nella giornata in cui annualmente, nell’ultimo weekend di maggio, la “Rosaiola” è aperta al pubblico.

Chi governa il suo giardino?
Un bravo giardiniere-vivaista, ma anche io sono intervenuta più volte, anche con vanga e cesoie.

La visita
La “Rosaiola”, viale Trieste 22, Pertengo, Vercelli (uscita Casale Monferrato nord).
Apertura gratuita al pubblico: 28-29 maggio 2005.
Per altre visite, tel. 0161 964 09 o 0142 92 54 38 www.larosaiola.it

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