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Giardini de l’Alchimiste a Egalyeres

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini
  • Giardini da visitare
  • Le differenti intensità dei bianchi delle rose “Fata di neve”, dei lauri, dei fiori di gaura, delle pietre della fontana e del calpestio sono il tema dominante nel giardino dell’Opera Bianca
  • La radura centrale del Giardino Magico è solcata un canale d’acqua incrociato da pergolati paralleli che offrono gli acini di ventidue differenti ceppi di vigne da tavola e da vino da sgranocchiare curiosando
  • Il trionfo dei rossi nel cerchio simbolico che disegna il giardino conclusivo, quello dell’Opera Rossa
  • Uno degli otto riquadri tematici di macchia mediterranea che compongono il Giardino Magico
  • L’ipnotico passaggio stretto fra cipressi, carpino e i teli di lino bianco che dal Giardino Magico porta al Giardino dell’Alchimista con le tre Opere
  • Il ponte di paiolato e un arco scavato nel carpino raccordano l’oscurità del giardino dell’Opera Nera alla luce del giardino dell’Opera Bianca
  • L’ardesia borda uno stagno da cui emergono le serpentine dei Myriophyllum, intorno spezzoni e scarde di lavagna formano il calpestio della parte centrale del giardino dell’Opera Nera
  • La fioritura rosea della gaggia arborea unisce le tonalità a quelle della Brugmansia sanguinea (sin. Datura sanguinea) che formano l’angolo rosa all’ingresso del giardino
  • Pianta del giardino

Magia, metafora e metafisica nel giardino dell’Alchimista

 

Un luogo che nasconde il temperamento, curioso e intrigante per grandi e piccini, della sua storia nei boschi dell’antica Egalyères all’interno della Provenza, tra la zingara Arles e la segreta Avignone, sfiorato da elfi, sortilegi e incensi, immerso nell’assoluto dei colori, estenuato di lavanda e cicale

 

 

L’avventura, quasi un thriller, comincia nel’ 95, quando Alain e Marie de Larouzière acquistano il Mas de la Brune, piccolo castello edificato nel ‘500 da Pierre Isnard circondato da terreni abbandonati. L’interno svela una quantità di simboli e concetti alchemici (biblici, chimici, profani e astratti) che i proprietari decidono, con la collaborazione dei paesaggisti Arnaud Maurières e Eric Ossart e degli allievi della Scuola del Giardino e del Paesaggio di Grasse, diretta da Maurières, di riprendere nella progettazione di questo giardino da toccare, odorare, assaggiare, scoprire e perché no, prendere idee per la sua colorata semplice fragranza.

 

 

L’intera scenografia è composta da tre zone, due delle quali divise dalla terza da una doppia barriera longitudinale di carpino e terrigni cipressi frangivento sovrapposti dalla bianca volatilità di pannelli di lino gonfiati dal mistral. Le vegetazioni del “cammino di Berechit” e del Giardino Magico, i primi due giardini, affiancano verticalmente il terzo, quello dell’Alchimista, in cui tre Opere-Giardino, Nera, Bianca e Rossa, esprimono con forme, colori, acqua e fiori, la metafora della vita.

 

L’ingresso è aperto dal labirinto di carpino che scolpisce con le circonlocuzioni la parola “Berechit”, la prima della Bibbia, seguito da una radura caratterizzata dal rosa di panche cubiche e datura sanguinea. Entrambi accompagnano nell’allegra geometria pianeggiante, scandita per multipli, del Giardino Magico, aperto e chiuso dagli spazi rettangolari di due Foreste frontali, che concentrano le simbologie vegetali una di noccioli, cedri, pervinche, ginestre e l’altra di querce, cipressi, pini.

 

Rigata da un canale d’acqua incrociato da pergolati paralleli che offrono gli acini di ventidue differenti ceppi di vigne da tavola e da vino da sgranocchiare curiosando, la radura centrale è un gioco dei sensi per tutti, adulti e bambini. Sapori, profumi, disegni e colori disciplinano la ridente solarità con la disposizione tematica degli odorosi riquadri simmetrici che le si stringono intorno.

 

 

Quattro grandi, come giardini miniaturizzati recinti da steccati di castagno, uno con noci, poi lavanda, mandorli e infine meli, otto mediani, di macchia, ognuno con corbezzoli, sorbo, sambuco, alloro, lecci, mirto, bosso, fichi e sedici piccoli in cui si alternano fioriture, aromatiche e curiose radici antropomorfe che fanno pensare a streghe, pentoloni ribollenti, antiche alchimie.

 

Le quinte di lino giocate di vento, affiancano l’intera lunghezza del Giardino Magico, separazione inquietante ed elusiva fra questo e il Giardino dell’Alchimista, misteriose schiudono un corridoio tra pareti di carpino e cipressi. Involontariamente le voci si abbassano nello stupore emozionato della scoperta allegorica delle Opere-Giardino.

 

Nera, in penombra, la non conoscenza, fisicità della nascita, del crescere, automatismi spiegati con l’ardesia spezzata di pavimento e fontana, il percorso fisso del labirinto, la carne bruna di Aeonium haworthii, i filamenti opachi di Ophiopogon. Poi un paiolato, metà nero e metà bianco, traghetta nell’improvvisa luce rotonda dell’Opera Bianca, lieve, intorno alle pietre bianche dello stagno, esplode negli occhi la candida nebulosità di rose “Fata di neve”, lauri bianchi e fiori di Gaura appoggiati sul rame delle graminacee a significare conoscenza e affettività. Appassionata e travolgente la Grande Opera, l’Opera Rossa, fiammeggia ipnotica attraverso l’allegoria del cerchio eretto e catapulta, senza transazioni, nello scarlatto di ibisco, melograni, lantana e rose, espressione della pienezza adulta interiore e umana.

 

Le Jardin de l’Alchimiste ­

Egalyeres ­ tel. 0033 ­ (0) 490 90 67 67

aperto dal 1 maggio al 1 ottobre

contact@jardin-alchimiste.com, www.jardin-alchimiste.com

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.