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Frutti minori

di Massimo Fornaciari
  • Piante
  • Piante da frutto

Oltre alle specie da frutto più conosciute e coltivate esistono numerosi altri “frutti minori”, diffusi come piante spontanee o patrimonio d’appassionati amatori, che meritano di essere conosciuti e apprezzati perché si inseriscono perfettamente nel giardino e offrono una gustosa, piccola produzione familiare. Si tratta di specie molto rustiche, adattabili, che richiedono pochissime cure e, salvo qualche eccezione, non sono normalmente colpite da insetti o altri organismi patogeni.

Sono frutti poco o per nulla coltivati su larga scala, poiché i consumi e le vendite sono ridotti, limitati a mercati locali.

Le caratteristiche di giuggiole, piuttosto che azzeruoli, non rientrano certamente nei gusti “universali” di una mela. Alcuni di questi frutti, ad esempio i prugnoli, sono più indicati per la preparazione di confetture piuttosto che per il consumo allo stato fresco. Preferenze individuali a parte, alcune di queste specie meritano sicuramente di essere considerate non fosse altro per “rompere” la monotonia botanica dei giardini in serie. Ecco quindi una breve rassegna d’alcuni “frutti minori”

 

Gelso

Morus alba e M. nigra, entrambe le specie sono originarie dell’Asia. Il gelso bianco è stato per lungo tempo coltivato per l’allevamento dei bachi da seta. Esistono anche varietà ornamentali dal portamento piangente.

In generale si tratta d’alberi di medie dimensioni che possono raggiungere i 15-20 metri d’altezza.

Queste specie si possono considerare a metà strada tra le piante ornamentali e quelle da frutto vere e proprie. Il frutto è una piccola bacca simile a quella del rovo. Si può consumare allo stato fresco, in macedonia o utilizzare per marmellate. Il gelso nero è da preferirsi poiché i frutti sono più saporiti.

Attenzione a non piantare un gelso in vicinanza di una pavimentazione, poiché la caduta dei frutti, che non a caso vengono utilizzati come colorante alimentare, potrebbe macchiarle.

 

Giuggiolo

Zizyphus vulgaris è una specie originaria della Cina, introdotta in epoca romana nel bacino del mediterraneo. Pianta a foglia caduca, spinosa; tollera minime invernali anche di parecchi gradi sotto lo zero quando è in completo riposo, ma è molto sensibile alle gelate autunnali. Gli ambienti ideali sono quelli con clima mite: centro-sud, versanti collinari riparati, o aree in vicinanza di laghi.  In altre zone si può coltivare sistemandolo in una posizione riparata dai geli, ad esempio in vicinanza d’edifici. Si adatta a diversi tipi di terreno e resiste senza problemi a estati molto calde e siccitose.

Il giuggiolo si può allevare come rampicante addossato ad un muro o, lasciato sviluppare liberamente, assume la forma d’arbusto contorto o di piccolo albero (altezza massima 6-7 metri). La crescita è lenta e per la prima fruttificazione è necessario attendere diversi anni.

Le giuggiole si raccolgono in settembre-ottobre, si possono consumare allo stato fresco, utilizzare per confetture o preparazioni alcoliche (il famoso “brodo di giuggiole”).

 

Corbezzolo

Arbutus unedo è un piccolo albero o arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e delle aree collinari. Vegeta sui terreni sciolti, a reazione acida e cresce molto rapidamente. È noto come “albero tricolore” perché durante l’inverno sul fogliame verde sbocciano i fiori bianchi, mentre sono contemporaneamente presenti i frutti della stagione precedente che iniziano a maturazione e assumono un bel colore rosso. Questa particolarità rende il corbezzolo particolarmente decorativo.

L’epiteto specifico “unedo” deriva dal latino “unum edo”, ne mangio uno solo, perché il consumo dei frutti allo stato fresco non è apprezzato, mentre si possono utilizzare per confetture e altre preparazioni.

 

Prugnolo

Prunus spinosa è un arbusto spontaneo, spinoso, diffuso dalla pianura alla media collina. E’ una pianta molto rustica: resiste al freddo, alla siccità, si adatta a terreni argillosi e calcarei.

La fioritura è molto precoce (febbraio-marzo), appariscente e abbondante. I rami ancora privi di foglie si ricoprono di numerosissimi piccoli fiori bianchi.

Il frutto è una piccola drupa di due-tre centimetri di colore violaceo a maturità. Come le susine, l’epidermide del frutto è ricoperta da sostanze cerose (pruina). Anche a piena maturazione la polpa dei prugnoli rimane astringente, poiché ricca di sostanze tanniche, dal sapore acido. Più che per il consumo fresco, i frutti sono utilizzati per marmellate.

 

Azzeruolo

Crataegus azarolus è un cespuglio o piccolo albero dalla crescita lenta, raggiunge un’altezza massima di 4-6 metri circa. Si ritrova allo stato spontaneo ed è anche utilizzato come pianta ornamentale per formare siepi miste o come esemplare isolato. Appartiene allo stesso genere del biancospino (Crataegus monogyna), infatti ha foglie e fiori molto simili. Si adatta bene a terreni sciolti o argillosi, purché non troppo umidi, anche calcarei e siccitosi. 

Il frutto somiglia a una piccola mela, dal diametro di 2 massimo 4 centimetri. Può contenere fino a 5 semi a volte di grosse dimensioni, in proporzione a quelle del frutto.

La maturazione va da settembre a ottobre. I frutti devono essere staccati poco prima della completa maturazione e distesi per qualche giorno in un locale fresco e asciutto prima del consumo.

La polpa è croccante e più o meno succosa secondo le varietà, ha sapore dolce-acidulo, simile a quello delle nespole giapponesi.

Le varietà selezionate a frutto più grosso, citate anche in vecchi testi, sono Azzeruolo bianco d’Italia, Azzeruolo rosso d’Italia e Azzeruolo giallo.

L’azzeruolo si può innestare soprattutto su biancospino, ma anche su pero franco, cotogno o nespolo. L’unica avversità degna di nota che può colpire l’azzeruolo è il colpo di fuoco batterico. Per questo motivo la piantagione di questa specie è attualmente vietata in Emilia Romagna e provincia di Bolzano.

 

Nespolo comune

Melspilus germanica a dispetto del nome, non è originario della Germania, ma dell’area balcanica. Oggi si può ritenere naturalizzato in Europa centrale e meridionale. Il nespolo è un arbusto o piccolo albero a foglia caduca, con una buona adattabilità ai diversi tipi di terreno. A differenza del Nespolo giapponese (che è una specie differente, Eriobotrya japonica, sempreverde) è molto resistente ai freddi invernali e vegeta bene fino a 1000 metri di altitudine.

Il frutto ha una forma tondeggiante, depresso all’apice e contornato dai residui del calice. In autunnale (ottobre) i frutti assumono una colorazione bruno-rossastra. La polpa è inizialmente dura e astringente. Prima del consumo i frutti vanno lasciati fatti “ammezzire”, cioè lasciati fermentare per alcuni giorni, in un locale fresco, disposti in cassette, alternando paglia tra gli strati di frutti. In alternativa si possono lasciare sulla pianta e attendere che i primi freddi facciano ammorbidire la polpa.

Oltre alla varietà comune, o “di Germania”, si può trovare la ‘Gigante d’Olanda’, a frutto più grosso. Si riproduce da seme o per innesto su biancospino, pero, sorbo o azzeruolo.

Anche il nespolo, come altre specie appartenenti alla famiglia delle rosacee, è sensibile al colpo di fuoco batterico e per questo motivo la piantagione è attualmente vietata nella provincia di Bolzano.

 

Corniolo

Cornus mas, specie spontanea, diffusa in quasi tutt’Italia. E’ un cespuglio o alberello di piccole dimensioni che raggiunge due, massimo sei, metri d’altezza. Predilige terreni sassosi, anche calcarei, è presente sopratutto nei boschi collinari, si adatta anche a vivere nell’ombra del sottobosco. La fioritura è molto precoce e precede l’emissione delle foglie. I frutti sono simili ad un’oliva, di colore rosso vivo a maturazione estiva. Si possono consumare freschi o utilizzati per confetture. Non sono state selezionate varietà per la coltivazione.

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