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Favagello

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • I favagelli formano macchie di colore brillante, verde scuro e giallo luminoso, fra l’erba dei prati
  • Favagello, Ranunculus ficaria (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • Le foglie del favagello non hanno colore uniforme, ma sfumato, sono leggermente carnose e con venature evidenti
  • I petali del fiore del favagello sono di color giallo luminoso nella parte superiore e giallo verdastro in quella inferiore
  • Il fiore è formato da tre sepali e da almeno otto petali, ma il numero può variare divenendo assai più numerosi

Favagello (Ranunculus ficaria)
 
Sorprende con la sua fioritura dorata quando la primavera è solo un desiderio: l’erba non è ancora del tutto verde e la nuova vegetazione si mescola con la vecchia
 
La battaglia tra il freddo dell’inverno e il caldo della primavera deve ancora essere decisa e già le foglie di questa ranuncolacea formano dense rosette, raggruppandosi a volte in macchie, che risaltano per il loro colore lucido e deciso. Nelle regioni del sud compare già da gennaio, sugli Appennini nei versanti meglio esposti fiorisce a marzo, in montagna al di sopra dei mille metri di quota, apre le corolle fino a maggio.
 
Come riconoscerlo
Gli organi sotterranei del favagello sono radici tuberose che nella forma ricordano lontanamente il frutto del fico (da qui il nome “ficaria”), di colore chiaro, simile a quello delle patate novelle, poco profonde.
Le foglie sono cuoriformi, con margine cordato, di colore verde intenso non uniforme, ma sfumato e spesso con una caratteristica macchia, lucide, spesse, al tatto leggermente carnose e non lisce, ma bollose, sempre con venature evidenti. Le foglie sono raccolte in folte rosette capaci di raggiungere un diametro di 30 cm.
I fiori solitari, di colore giallo lucido e brillante, a forma di coppa, sono portati da steli privi di foglie, lunghi circa 10 cm, ma spesso anche meno, raggiungono un diametro massimo di 4 cm. Ogni corolla è composta da tre sepali e da un minimo di otto petali, di colore giallo verdognolo nella pagina inferiore, ma spesso il numero è molto maggiore tanto da dare l’idea di formare un fiore diverso.
 
In giardino
Il favagello appartiene alla famiglia delle ranuncolaceae, famose perché tossiche, ma dalle altre si discosta nettamente perché, non soltanto non è pericolosa, ma un tempo era impiegata come pianta spontanea alimentare e medicamentosa. Nel giardino è una pianta interessante per la sua precocità e per il tocco naturale che sa conferire.
Semplice, ma di forme ricercate, e di colori capaci di risaltare, è adatto per formare macchie ai bordi di siepi, lungo un camminamento o su un argine in pendenza, a seguire il corso di fossi e ruscelli, in aiuole di bulbose che più avanti nella stagione usciranno dal terreno e domineranno sul tappeto di foglie cuoriformi. Foglie destinate a scomparire a fine primavera. La pianta sopravviverà fino all’anno successivo grazie agli organi sotterranei, basta che il terreno non resti completamente asciutto per troppo tempo.
I fiori del favagello si aprono secondo la presenza del sole a partire dal tardo mattino fino a poco prima del tramonto, vale a dire, per i mesi interessati, da poco prima delle nove fino alle diciassette.
Ne esistono diverse forme coltivate: flore pleno caratterizzata da corolle piene e ricche, più alta (fino a 15 cm), ma del tutto eguale in caratteristiche ed esigenze alla specie tipica, solo dotata di una minore capacità di diffusione; le varietà albus a fiori bianchi e aurantiacus con fiori gialli dai riflessi ramati.
 
Dove trovarlo
Il favagello è pianta che da tempo ha imparato a vivere vicino all’uomo colonizzando con successo i terreni coltivati: campi, orti, giardini. Nei frutteti cresce e fiorisce prima che le piante mettano le foglie perché ama i luoghi soleggiati. Trova spazio lungo gli argini delle strade, le rive dei fossi, e nei terreni di risulta mostrando buone capacità di pianta colonizzatrice.
E’ presente in un vasto areale che comprende l’Europa, l’Africa nord occidentale e l’Asia sud occidentale.
 
Come coltivarlo
Coltivare il favagello è facile e non richiede cure particolari se non quella di assicurargli una buona esposizione al sole così da esaltare la sua miglior caratteristica: la precocità. Durante le stagioni più calde occorre fornire un minimo apporto idrico per consentire agli organi ipogei di poter rimanere vitali fino alla primavera successiva.
I risultati migliori si ottengono ponendo il favagello in terreni freschi tutto l’anno (ad esempio l’argine di un piccolo specchio d’acqua, ai margini di una fitta macchia di vegetazione), calcarei (da neutri ad alcalini).
Godono di una moderata concimazione con terricciato di letame vecchio distribuito in copertura nell’autunno.
Il favagello non ha bisogno di essere protetto dal freddo, la sua resistenza è molto elevata, e quindi non sono necessarie pacciamature con materiale vegetale o altro: sarebbero solo d’inciampo alla crescita delle nuove foglie.
Poco dopo il termine della fioritura, le foglie seccheranno e non rimarrà nessun segno esteriore della pianta.
 
Propagazioni
Mettere le piante in un luogo parzialmente in ombra stimola la produzione di “bulbilli”, ma la propagazione avviene anche per seme che giunge a maturità in estate con maggior facilità nelle piante esposte al sole.   
Per divisione possono essere moltiplicate tanto in primavera, agendo sulle piante in vegetazione, come in autunno, dissotterrando le radici tuberose quiescenti.
 
 

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Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

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Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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