ErodiumOgni appassionato di giardini moderni e colorati sa che il Regno Unito era e rimane - se non il più importante - uno dei principali punti di riferimento per tutti, sia per l’acquisizione di nuove specie e varietà ornamentali, sia per l’apprendimento di sempre più appropriati impieghi e tecniche di coltivazione e moltiplicazione. Nel caso degli Erodium, però, almeno in apparenza ci troviamo di fronte ad una contraddizione abbastanza palese. Proviamo dapprima a navigare in Internet e, dopo aver immesso la parola specifica, troveremo che in tutto il mondo sono sparsi ben 8.000 ‘siti’ che includono anche, o esclusivamente, questo bellissimo genere di piante erbacee. Tuttavia, consultando i ‘sacri testi’ di giardinaggio - molti dei quali, si sa, sono scritti in inglese – scopriremo che quasi nessuno dei grandi maestri britannici fa uso o parla di Erodium, mentre il consanguineo genere Geranium è onnipresente. Allora non si comprende bene se si tratta di fiori che sono famosi o che stanno per diventare tali. Un amico inglese, interrogato in merito, propende per la seconda ipotesi, ma in pari tempo mi fa notare che sull’apparente ‘dimenticanza’ dei grandi maestri può aver influito non certo la loro “ignoranza” (nel senso latino del termine), bensì la consapevolezza che una serie di fattori ambientali potrebbe sconsigliare un uso intensivo degli E. là dove le condizioni del suolo e del clima sono assai diverse da quelle ottimali. Non sono del tutto convinto di questa spiegazione anche perché i vivai britannici sono fornitissimi di E., ma in fondo, poiché i nostri lettori sono italiani e non inglesi, il problema mi pare solo accademico. Quello che conta, allora, è cercare di capire le esigenze di queste generose pianticelle, per utilizzarle al meglio e per far sì che siano felici di dimorare nel nostro giardino, regalandoci lunghe stagioni di fioriture.
Dove vivonoUna volta tanto, stiamo parlando di un genere le cui origini sono in gran parte europee, pur vantando nutrite ramificazioni in quasi tutti gli altri continenti: Asia centrale, fasce tropicali del Sud America, zone temperate dell’Australia. Gli Erodium, in natura, vivono in luoghi soleggiati e rocciosi, localizzati soprattutto in aree montuose, prevalentemente calcaree e talvolta anche sabbiose, che nel nostro continente ruotano attorno al bacino del Mediterraneo. Tanto per fare qualche esempio riferito a specie abbastanza comuni anche in coltivazione, basti ricordare che E. guttatum vive attorno a Malaga in zone sabbiose o rocciose, così come accade per E. laciniatum, mentre una netta predilezione per il terreno calcareo si manifesta in E. chrysanthum, E. rupestre, E. petraeum subsp. petraeum. Sempre in natura, la vicinanza di aree erbose è particolarmente benaccetta da E. manescavii ed E. carvifolium, mentre per E. rodiei ed E. rupicola l’habitat migliore è costituito dalle fessure delle rocce. Altre specie, invece, si adattano a vivere anche in condizioni assai differenti da quelle originarie, ma purtroppo non figurano tra le piante precipuamente ornamentali. E’ questo il caso di E. cicutarium, che dall’Europa e dall’Asia si è trasferita accidentalmente anche in America, dove si è naturalizzata senza problemi ed anzi viene usata come foraggiera, così come da noi prosperano erbe (o meglio, erbacce) di cui avremmo fatto volentieri a meno, come Erigeron annuus e Galinsoga parviflora, arrivate in passato, rispettivamente dal Nord e dal Sud America, per angustiarci la vita.
Habitat
Distinguere fra aironi, cicogne e gruGli E. appartengono alla famiglia delle Geraniaceae, che comprende circa 700 specie distribuite in 14 generi, di cui solo tre hanno acquisito particolari benemerenze nel campo della flora ornamentale: Pelargonium, Geranium ed Erodium. Poiché capita spesso che i tre generi vengano chiamati indifferentemente con il termine “gerani”, sarà bene fare un po’ di chiarezza, per non incorrere in errori di valutazione e, in buona sostanza, di impiego. Una ragione per indurci all’equivoco c’è ed è che i fiori di tutti e tre producono lunghi “becchi”, cioè frutti destinati alla dispersione dei semi, che nel passato hanno indotto gli scrittori e i botanici ad escogitare similitudini con il mondo animale, scegliendo tre volatili diversi con l’obiettivo di non fare confusione. In poche parole, si decise di chiamare il primo genere Pelargonium, ricalcando il termine sul vocabolo greco pelargos (cicogna), mentre per gli altri due si ricorse a geranos (gru) ed erodios (airone). Tuttavia, bisogna ammettere che, a prescindere dalla poeticità delle scelte, le cose si sono complicate, anche perché non tutti sono esperti di botanica e in pari tempo di ornitologia. Insomma, poiché i ‘becchi’ sono abbastanza simili fra loro, la distinzione fra i tre generi deve necessariamente avvenire con altri metodi. In particolare, è qui importante esaminare le differenze che corrono fra i Geranium e gli Erodium, che effettivamente si rassomigliano molto. Ebbene, il modo più semplice per distinguerli è quello di osservare gli stami dei loro fiori: se tutti portano le antere sono Geranium, se invece vi sono solo cinque stami fertili e gli altri sono privi d’antere, non sussistono dubbi: si tratta sicuramente di Erodium.
Gli Erodium in natura: giardinieri si nasceSul numero delle specie esistenti allo stato spontaneo non vi è unanimità di pensiero: chi parla di 60, chi addirittura di 100, ma il forte scarto è giustificato dall’elevata attitudine di queste piante ad incrociarsi, così che molti ibridi potrebbero anche essere considerati specie a sé. In ogni caso, si tratta quasi sempre di erbacee perenni e solo raramente di annuali o addirittura di piante semi-legnose, dotate di piccoli fusti con nodi un po’ rigonfi. Le foglie, molto spesso sempreverdi, possono essere semplici, dentate e lobate, ma anche suddivise in tanti segmenti. I fiori hanno cinque petali, quasi sempre diversi fra loro, poiché i due superiori sono più grandi e più corti rispetto ai tre inferiori: inoltre, in molti casi essi sono ricoperti da evidenti macchie scure, che in coltivazione sono assai apprezzate ed evidenziate. Per il resto, gli E. sono contraddistinti dal numero 5, che ritroviamo nei sepali, nei petali, negli stami, negli stili e perfino negli ovari, che sono suddivisi in cinque celle. Al momento della maturazione del frutto, le cinque celle che costituiscono la capsula contengono un unico seme ciascuna, ma la cosa più curiosa è che i ‘becchi’, che solitamente si presentano a spirale come se fossero dei cavaturaccioli, in condizioni di forte umidità si distendono al punto che talvolta riescono a spingere il seme nel terreno: Erodium-giardinieri, insomma!
Erodium
Ideali per il giardino rocciosoQuasi tutte le specie sono rustiche, almeno nel nostro Paese: una dote certamente molto apprezzata da tutti noi, che non sempre abbiamo la possibilità o la voglia di proteggere le pianticelle durante i mesi invernali. Le loro foglie, inoltre, sono davvero eleganti, mentre i fiori possiedono una delicatezza e una leggiadria che gli stessi Geranium, pure bellissimi, faticano ad imitare. La loro stagione di fioritura si prolunga per diverse settimane, perché, anche se i petali sono piuttosto effimeri e cadono in poco tempo, lo spettacolo è assicurato da un continuo avvicendamento di corolle che si aprono l’una dopo l’altra, a volte anche per tutta l’estate. La gamma dei colori, pur essendo imperniata sul fondamentale rosa-rosso, è assai variata, arrivando a toccare anche i toni del crema, del giallo, del bianco e del viola. In più, non va scordata la curiosa dote delle chiazze scure sui due petali superiori, che in qualche caso sono molto elaborate: ad esempio, quando il colore nero sembra voler tempestare senza ritegno uno sfondo chiaro e traslucido. Non tutte le specie viventi in natura sono degne di entrare in un giardino, ma solo una trentina di loro è coltivata a questo scopo, con l’aggiunta di numerosi ibridi e cultivar, che talvolta si costituiscono da sé nel contesto del giardino stesso. La destinazione ideale - e tutto sommato anche la più proficua - per gli E. di taglia più piccola è il giardino roccioso o il giardino alpino, dove vanno sistemati in apposite ‘tasche’, in alternanza con altre piante di taglia simile. Queste stesse specie, soprattutto se provenienti da habitat particolarmente soleggiati e asciutti, trovano un’ottima collocazione in contenitori di tipo rustico, come i truogoli e le vecchie vasche di pietra. Altre specie, sempre di questo gruppo ‘nano’, possono essere inserite nelle fessure delle rocce o anche fra le pietre dei muri fioriti. Le specie più alte, invece, sono adatte anche per il primo piano delle bordure, dove daranno il meglio di sé con le loro fioriture senza fine: in questo ruolo sembra eccellente la specie E. manescavii, che, essendo originaria dei pascoli erbosi dei Pirenei francesi, si trova a suo agio in mezzo ad altre erbacee da fiore.
Nel giardino
ColtivazioneClima. La loro generale rusticità offre ampie possibilità di coltivazione. Solo nelle regioni più fredde in inverno, è necessario proteggere con paglia o foglie secche le specie provenienti da regioni calde, come E. corsicum. Viceversa, specie come E. manescavii, E. foetidum, E. glandulosum ed E. rupestre sono fra le più resistenti sia all’umidità sia al gelo. Terreno. Nel giardino roccioso, vogliono un suolo abbastanza ricco di humus, con netta tendenza alla reazione alcalina e, soprattutto, ottimamente drenato: gli E. temono in primo luogo i ristagni d’acqua! E. reichardii ha uno sviluppo migliore su suolo tufaceo ed E. carvifolium risponde bene anche in ambiente un po’ acido, mentre le specie che vivono in zone erbose, come E. manescavii, sono meno esigenti riguardo al tipo di terreno. Per le specie più ‘difficili’, è meglio aggiungere alla composta una buona quantità di ghiaietto, che va pure posto anche attorno al collare delle piante. Esposizione. La posizione deve essere sempre ben soleggiata. In inverno il nemico numero uno non è tanto il gelo quanto l’umidità. Messa a dimora e cure. Gli E. annuali e biennali vanno seminati in primavera, poiché la loro germinazione avviene in tempi rapidi. Le specie perenni vanno pure messe a dimora in primavera, o per semina o per divisione. Moltiplicazione. Con le perenni avviene per seme e divisione, oppure anche prelevando talee semi-legnose di 5 cm dai germogli basali, all’inizio dell’estate, e facendole radicare in serra. Tuttavia, in considerazione della tendenza ad ibridarsi, i semi possono dare qualche sorpresa riguardo alla propagazione delle varietà, per le quali va prevista solo la talea. Malattie. Le piante coltivate all’aperto sono meno suscettibili alle malattie, se si fa eccezione per eventuali attacchi di afidi, che possono essere combattuti anche con prodotti biologici
Esigenze colturali
Specie e ibridiDa un punto di vista pratico, si è soliti suddividere gli Erodium in tre categorie. La prima comprende specie con radici a fittone, vigorose e ricche di foglie come E. manescavii, E. carvifolium, E. castellanum, E. acaule. La seconda annovera forme quasi arbustive, con foglie finemente suddivise e fusti legnosi come E. chrysanthum, E. petraeum e tutto il suo gruppo. La terza, infine, include specie che formano tappeti, che crescono bene in ambienti ghiaiosi, come E. reichardii ed E. Corsicum.
Caratteristiche delle specie e degli ibridi più comuni:
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Erbacee
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