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Elleboro

di Alessandro Mesini
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  • Piante spontanee
  • Elleboro (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • Helleborus foetidus già in autunno prepara la nuova fioritura.
  • Helleborus foetidus la foglia si riconosce dal lungo picciolo e dal colore scuro.
  • Helleborus foetidus i fiori si schiudono a partire da gennaio e sono molto durevoli.
  • Helleborus foetidus col tempo forma un cespuglio armonioso alto fino ad un metro.
  • Helleborus viridis ha foglie decidue, ama i luoghi ombrosi e tranquilli dove fiorisce a partire da febbraio, i semi possono essere raccolti in autunno e subito utilizzati.

Elleboro (Helleborus spp.) 
 
L’elleboro è fra i primi a fiorire, molto prima dell’arrivo della primavera, anzi Helleborus foetidus già in autunno si prepara e sembra proprio non farcela ad aspettare il ritorno della bella stagione. Spesso bistrattati dalla fantasia popolare (in alcune regioni sono chiamati fiori delle bisce), anche a causa della loro velenosità, o per l’odore non sempre gradevole, gli ellebori selvatici hanno conosciuto, dopo essere stati in auge per tutto l’ottocento, un progressivo abbandono.
La loro rivalutazione è piuttosto recente grazie all’introduzione di varietà da giardino colorate, spesso sono anche usati dai fioristi più attenti nella composizione di mazzi per la durevolezza e il colore tenue che ben può contrastare con colori più vivi (giacinti, scille e muscari blu, tulipani arancioni, narcisi gialli). L’odore sgradevole che ha meritato all’elleboro selvatico per eccellenza il nome di “fetido” si perde dopo circa 24 ore dalla raccolta.
 
Come coltivarli
Gli ellebori, famiglia delle Ranunculaceae, hanno bisogno di poche cure e una volta impiantati possono essere considerati piante indipendenti. Non amano il sole diretto, ma solo all’ombra ed in posizione fresca e umida producono vegetazione abbondante. Richiedono un terreno ricco di calcio e d’argilla, ma con un buon drenaggio assicurato da sabbia a granulometria grossa o da scheletro sottile. Si concimano una volta l’anno con letame maturo mescolato a terriccio di foglie da interrare con una lavorazione superficiale. Le irrigazioni, se posti in terra profonda e all’ombra, si effettuano solo in periodi siccitosi.
 
Gli ellebori più diffusi sono H. foetidus ed H. viridis, assai dissimili fra loro, ma egualmente belli in giardino.
 
H. viridis, elleboro dalle foglie caduche
Conosciuto anche come veratro verde, alto fino a 40 cm, H. viridis ha fiori verde chiaro a forma di coppa, grandi e vistosi, non profumati, che iniziano ad aprirsi da febbraio. Le foglie sono caduche e hanno una forma simile a quelle basali di H. foetidus. Sono di colore verde opaco, con nervature evidenti nella pagina inferiore. E’ coltivato dall’antichità. 
 
H. foetidus, l’elleboro che non conosce stagione
Si tratta di una pianta erbacea perenne, alta da 50 a 100 cm, che col tempo tende ad assumere la forma di un piccolo e armonioso cespuglio. Resta verde tutto l’anno e in autunno, quando la vegetazione perde le foglie e le fioriture cessano, emerge chiaramente sulle altre piante perché già prepara alla sommità dell’asse principale la prossima ricca fioritura. La nuova vegetazione, verde chiaro, contrasta in modo netto con le foglie scure.
Le foglie inferiori, quelle più appariscenti che costituiscono la struttura del cespuglio, hanno un lungo peduncolo che porta 7-10 elementi lanceolati a margine seghettato.
Da gennaio ad aprile, produce uno stelo fiorifero ramificato con molti fiori ad apertura scalare, durevoli, specie se non esposti al sole diretto. I fiori, piccoli e raggruppati, portati reclinati, hanno cinque petali. Sono di colore verde acido con una bordatura rossa sui petali, non sempre presente nelle forme selvatiche.
Hanno un apparato radicale potente, formato da grosse radici nere, capace di esplorare il terreno anche in profondità, così da poter sopravvivere anche in luoghi aridi.
In natura cresce un po’ ovunque sia all’ombra, nei boschi e nei fossi, sia esposto al sole, sugli argini delle strade e nei terreni franosi e calcarei.
 
Si moltiplicano da soli
Gli ellebori si moltiplicano per seme con facilità dando vita nelle vicinanze a molte piccole piante. I semi si disperdono nell’autunno e subito germinano. Le piantine si trapiantano solo a primavera prestando particolare attenzione a non danneggiare la radice già ben sviluppata in profondità.
I semi raccolti in natura a maturazione possono essere seminati in vasetti singoli. Da uno a tre semi per vaso conservando soltanto il soggetto più vigoroso.
Le piante fioriscono al terzo anno di vita.
 
Dove in giardino
In giardino gli ellebori devono essere messi in posizione ombreggiata e ci sorprenderanno perché, dove altre piante stentano, vegetano con forza. Per H. foetidus, il punto di forza non è tanto la fioritura quanto il fogliame di forma elegante e lucido che resta verde tutto l’anno. Si collocano al limite degli alberi, lungo vialetti ombrosi, in macchie nelle radure. Insieme a bulbose a fioritura primaverile bianca o come nei colori indicati per i mazzi recisi.
Tendono a formare gruppi che si rinnovano nel tempo se lasciati indisturbati. Il trapianto di piante adulte è sempre da evitare.
Si adattano ad essere coltivati anche in vaso purché s’impieghino vasi profondi e terreno ben drenato.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

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Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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