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Doronico

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • Doronico (Doronicum spp), disegno di Gabriella Gallerani
  • Lascia ondeggiare nel vento le sue grandi corolle gialle, non teme l’ombra del bosco, nè il freddo dei versanti a nord e resiste a lungo...
  • Il capolino è una splendida margherita gialla piuttosto durevole se posta non in pieno sole
  • Leggero e solare da vita ad angoli rinaturallizati del nostro giardino
  • Fiorisce in natura a partire dalla tarda primavera per poi scomparire durante il periodo invernale
  • Le foglie, cuoriformi e a margine riccamente ondulato sono molto decorative

Doronico (Doronicum spp)
 
Il genere Doronicum è composto da circa trenta specie cui devono essere aggiunte le varietà orticole oggi coltivate. Sono tutte piante erbacee perenni, rustiche, rizomatose e vivaci, originarie dell’Europa e dell’Asia.
I fiori sono la caratteristica comune a tutte le specie. Sono margherite gialle con disco centrale di colore più intenso, a seconda della specie variano in dimensione, intensità del colore e rapporto fra fiori ligulati e tubulosi, ma che sono sempre presenti nel capolino.
I fiori sono portati su fusti sottili e semplici, o scarsamente ramificati, la cui altezza può variare dai 20 cm di Doronicum cordatum (ideale per giardini rocciosi), ai 60 cm del Doronicum plantagineum (il più conosciuto), fino al metro di Doronicum pardalianches (conosciuto anche come “doronico medicinale”).
Le foglie, almeno nelle specie presenti nel nostro paese allo stato spontaneo, sono alterne, di color verde brillante, ovali o cuoriformi, dal margine ondulato, molto decorative. Nelle specie a fioritura precoce appassiscono e scompaiono all’arrivo delle alte temperature estive.
Il rizoma, cui è affidata la sopravvivenza della piante durante la fase di riposo vegetativo, è di color bruno, spesso nodoso, strisciante e poco profondo.
 
In giardino
Doronicum come pianta ornamentale ha una lunga storia tanto che le prime notizie sul suo impiego risalgono al ‘500. Da sempre si usa per formare grandi macchie di colore con almeno 20 esemplari. Infatti, posto in gruppo acquista forza e diventa dominante, punto focale di attenzione per il colore, la forma leggera e la lunga durata. Proprio quest’ultima lo rende adatto ad essere impiegato come fiore reciso.
Gruppi di  Doronicum possono anche essere posti ai margini di una zona alberata, o come accompagnamento ad una strada, specie se costeggiata da muri che formano un terrapieno non troppo alto e ancora in vista.
La coltivazione in vaso può essere tentata con successo solo se si dispone di contenitori profondi e molto capienti.
 
Note colturali
Doronicum è una pianta che richiede poche cure. In terreni freschi e umidi, ma senza ristagni, fertili, soffici e ricchi di sostanza organica da il meglio, ma è molto adattabile. L’unico limite può essere il terreno se povero e/o secco. 
L’umidità del terreno e un’esposizione solo parzialmente in ombra garantiscono fioriture abbondanti e prolungate. Quando l’ombra è troppo profonda non si pregiudica lo sviluppo della pianta, ma la fioritura. Per migliorare la fioritura e, magari, ottenerne una seconda in autunno, anche se di minore entità, occorre tagliare le corolle sfiorite e riprendere all’inizio di settembre le annaffiature.
Doronicum non richiede altra acqua oltre a quella piovana, ma è bene soccorrerlo in caso di prolungata siccità o temperature molto elevate.
Per concimare, interrare a fianco della pianta letame maturo o concimi organici pronti.
 
Come riprodurre la pianta
Riprodurre Doronicum è semplicissimo. La divisione dei cespi si effettua in primavera prima della fioritura o in autunno. I rizomi prelevati devono essere posti a dimora senza indugio in terreno mantenuto umido con annaffiature frequenti, ma moderate. Quest’operazione non deve essere effettuata in giorni secchi o ventosi.
La semina a primavera, nel mese di aprile, si effettua direttamente sul terreno dopo aver mescolato i semi con buon terriccio da semina. Si applica poi con la mano una leggera pressione per creare un “effetto rullatura” e si irrgiga a pioggia finissima, mantenendo il terreno umido fino a quando le piantine non abbiano sviluppato un buon apparato radicale. In alternativa la semina può essere fatta in vaso in autunno o in letto caldo a febbraio per far seguire a primavera il trapianto in piena terra.
 
I nemici
I principali nemici di questa pianta sono due: gli afidi, insetti che trovano riparo nella pagina inferiore delle foglie e lungo gli steli, e l’oidio, un fungo che ricopre di una polvere bianca le foglie, destinate ad ingiallire.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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