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Cotoneaster

di Paolo Cottini
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Anche le piante, come gli esseri umani, possono essere simpatiche o antipatiche, belle o brutte, gradevoli o meno: tutti giudizi molto variabili, perché condizionati da un alto grado di soggettività. Invece, il concetto di “utilità” sembra uscire da questi schemi, avvicinandosi alquanto ad una visione oggettiva delle cose. Una pianta, in alcuni casi, può essere utilissima se non addirittura indispensabile, anche se poi non la vogliamo usare perché ci è un po’ antipatica, o viceversa. Riteniamo che questo sia il destino dei Cotoneaster, i quali, forse perché impiegati in misura eccessiva per rappezzare situazioni difficili, hanno spesso finito con lo stancare i giardinisti più disincantati, che però rischiano di rinunciare ad un genere sicuramente valido. Non lo diciamo, più modestamente, solo noi, ma anche un illustre esperto di piante e di giardini come Sir Peter Smithers, il grande collezionista di magnolie, peonie, camelie, Nerine e molto altro. Nel suo libro Adventures of a Gardener (ora tradotto anche in italiano), egli scrive: “ I C. non sono fra le mie piante preferite, ma se un giardino è tormentato dal problema della presenza di vespe una pianta di C. horizontalis è un utile antidoto”, spiegando poi il meccanismo vegetale con cui è facile catturare la regina del nido. Naturalmente, secondo Sir Peter, non è questa l’unica ragione per cui è bene coltivare C., tanto è vero che lui stesso introdusse esemplari di C. dammeri nel suo giardino di Vico Morcote (Cantone Ticino), perché la considerava una specie “stravagante”, con la sua attitudine di crescere all’ingiù e non all’insù. In ogni caso, numerose altre sarebbero le motivazioni che dovrebbero spingerci a non trascurare i Cotoneaster, non ultima l’oggettiva bellezza dei loro frutti autunnali, che costituiscono un’attrazione gastronomica per gli uccelli ed estetica per noi uomini. 

Eterogeneità è il loro motto

La natura è stata molto generosa con questo genere di arbusti della famiglia delle Rosacee, creandone più di 200 specie che vivono spontanee in un vasto areale esteso dall’Europa all’Estremo Oriente. Perfino l’Italia ne ospita almeno due – C. integerrimus e C. nebrodensis – che non sono nemmeno tanto rare sulle montagne di parecchie regioni del nord e del sud. Tuttavia, le specie marcatamente ornamentali sono perlopiù d’origine asiatica e, ciò che più conta, hanno portamenti così differenti da poter soddisfare ogni tipo di esigenza. In primo luogo si ha una buona scelta riguardo la caducità del fogliame, con tre gruppi diversi: a foglia decidua, persistente o anche semi-sempreverde, anche in rapporto al clima in cui la pianta vive. Poi, sono molto variabili l’altezza e il portamento, così che abbiamo specie prostrate o tappezzanti, ricadenti, nane, arbustive ed anche arboree. Per finire, anche i frutti (pomi) si presentano in forme e colori diversi: ovoidali, sferici, “a pera”, perlopiù rossi o arancione, ma anche neri.

 

Specie / varietà

Portamento

Foglie

Fiori

Frutti

Note

C. adpressus

Prostrato/ rampicante (h. max 25 cm)

Decidue

Rosso/bianchi

Rosso brillante

La var. praecox ha rami più arcuati

C. amoenus

Arbusto piccolo (h. max. 150 cm)

Sempreverdi

Bianchi

Rossi

Ramificazione compatta

C. buxifolius

Arbusto medio (h. max 2 m)

Semi-sempreverdi

Bianchi

Carminio

Foglie piccolissime

C. cashmiriensis

Prostrato / ricadente (h. max. 50 cm)

Sempreverdi o s.-sempreverdi

Bianchi

Rosso-arancione

Ama pieno sole e piogge estive

C. conspicuus

Prostrato / rampicante (h. max 1 m)

Sempreverdi o s.-sempreverdi

Bianchi

Rosso-arancione

Ottimo anche per siepi

C. dammeri

Ricadente (h. max 10 cm)

Sempreverdi

Bianchi

Rosso brillante

In 8 anni si allunga per circa 3 m

C. franchetii

Arbusto medio (h. max 3 m)

Sempreverdi

Bianco-rosati

Arancione

Specie di rapido sviluppo

C. horizontalis

Arbusto nano (h. max 50 cm)

Decidue

Rosa

Rosso-arancione

Rami orizzontali a lisca di pesce. Fino a 2 m

C. lacteus

Arbusto alto (h. max 4 m)

Sempreverdi

Bianchi

Rossi

I pomi durano per tutto l’inverno

C. microphyllus

Arbusto medio (h. max 120 cm)

Sempreverdi

Bianchi

Carminio

La varietà thymifolius ha uno sviluppo più compatto

C. salicifolius

Arbusto di varie dimensioni secondo le varietà (da 20 cm a 5 m)

Sempreverdi

Bianchi

Rossi o arancione

Fogliame molto elegante

C. x watereri ‘Cornubia’

Arbusto-albero (h. max 6 m)

Sempreverdi o s.-sempreverdi

Bianchi

Rosso brillante

E’ il più ricco di pomi, quasi penduli e persistenti d’inverno

 

Per ogni uso

Le specie ricadenti, come C. dammeri, oppure striscianti o prostrate, come C. horizontalis e C. salicifolius ‘Repens’, sono utili per ricoprire e tappezzare le scarpate e i gradoni terrazzati, così come le aree sottostanti le chiome degli alberi e degli arbusti di grandi dimensioni. Le medesime specie, con le loro numerose varietà, sono pronte a correre anche sulle roccaglie e sui muri, ma è fondamentale che prima di metterle a dimora il suolo sia completamente ripulito dalle erbacce perenni, mantenendolo pulito fino a quando gli arbusti non si siano ben sviluppati. Le specie sempreverdi C. franchetii, C. conspicuus e C. lacteus, non meno che altre specie decidue di aspetto e portamento similari, possono essere usate nelle bordure arbustive o al margine delle boscaglie, considerando che le sempreverdi sono anche ottime frangivento. C. franchetii, C. lacteus, C. divaricatus e C. frigidus si usano anche nelle siepi informali, insieme con altre specie decidue e sempreverdi.  Alcuni Cotoneaster nani, come C. adpressus, C. microphyllus e C. buxifolius trovano la loro dimora ideale nei giardini rocciosi, mentre C. horizontalis (dal bel portamento a ventaglio) e C. microphyllus possono essere allevati sui muri con l’aiuto di piccoli supporti.

 

Coltivazione

La maggior parte dei C. più diffusi sul mercato è assolutamente rustica e di elevata resistenza alle basse temperature, indifferente al pH e tollerante di qualunque tipo di terreno, anche se va accuratamente evitato ogni ristagno d’acqua. Il loro adattamento al suolo povero e privo di struttura è davvero straordinario, ma nella fase iniziale della messa a dimora bisogna porre una certa cura. In più, essi mostrano di sopportare molto bene l’inquinamento atmosferico, così che il loro impiego in ambito urbano è sempre consigliato. L’esposizione più indicata è al sole o anche in mezz’ombra, mentre l’ombra prevalente va scartata, perché in tal caso il loro portamento tende a rilasciarsi e la produzione di pomi si riduce in modo sensibile.

Messa a dimora Quando si mettono a dimora, è bene non avere successivi ripensamenti, poiché il loro apparato radicale è piuttosto rado e fibroso e non ama essere trapiantato: è forse questo il loro punto debole. Acquistando esemplari allevati in vaso, è possibile piantarli dall’autunno alla primavera, calcolando uno spazio vitale sufficiente allo sviluppo pieno della pianta. 

Potatura. Vanno ridotte allo stretto necessario, perché ogni eccesso rischia di ridurre la bellezza della fruttificazione abbondante per diversi anni.

Moltiplicazione. Si effettua perlopiù con talee semi-legnose prelevate in autunno (sempreverdi) o in estate (decidui), ponendole in contenitori chiusi riscaldati superiormente. Anche la tecnica della propaggine è utile, interrando in autunno un rametto giovane dopo avergli praticato due incisioni.

Malattie. Malattie fungine e attacchi parassitari non sono molto numerosi, ma il nemico peggiore è il “colpo di fuoco batterico” (Erwinia amylovora), una batteriosi pericolosa che colpisce diverse Rosacee, soprattutto in Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige e Veneto. Essa si manifesta perlopiù sulle foglie, dove si osserva la formazione di un’area triangolare necrotica con il vertice diretto verso il picciolo; i fiori s’anneriscono e i frutti s’avvizziscono. L’unica difesa è la prevenzione, mentre le piante colpite devono essere distrutte.

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