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Cotogno

di Massimo Fornaciari
  • Piante
  • Piante da frutto
  • Né pero né melo, ma… cotogno
  • I fiori del cotogno sono bianchi-rosati, di dimensioni medio-grandi (5-6 cm di diametro), ed appariscenti perché normalmente inseriti all’apice dei corti rami
  • Esistono varietà di cotogno con frutti tondeggianti (tipo maliforme), tra queste le cultivar ‘Champion’, ‘Maliforme di Tencara’
  • I frutti di altre cultivar hanno una forma allungata (tipo piriforme) ‘Gigante di Vranja’, ‘Di Leskovatz’, ‘Di Smyrne’, ‘Del Portogallo’
  • Raccolta
  • I frutti sono ricoperti da un’abbondante peluria che tende a scomparire verso la maturazione, quando il colore vira dal verde al giallo
  • Si tagliano i frutti a pezzi grossolani, senza sbucciarli, e si asporta la parte centrale che contiene i semi; fare molta attenzione perché la polpa è molto consistente e non è certo agevole tagliare i frutti.
  • Si aggiungono 150-200 grammi di zucchero e un bicchiere d’acqua ogni kg di frutti, poi si porta ad ebollizione con fuoco moderato per circa tre ore.
  • La marmellata si deve invasare appena si toglie dal fuoco, i vasi chiusi vanno capovolti così il calore della marmellata sterilizza la superficie interna del coperchio
  • Con uno strofinaccio ruvido si asporta la peluria dai frutti
  • I cotogni si possono utilizzare per diverse preparazioni: marmellate, gelatine, o la “cotognata”; la classica marmellata è semplicissima da preparare

 

Cotogno (Cydonia oblunga)

 

Il cotogno può entrare sicuramente di diritto nella categoria dei “frutti dimenticati”. Coltivato fin dall’antichità, non a caso il nome botanico del genere deriva da quello di una città della Grecia antica, non ha avuto una diffusione paragonabile ad altre specie da frutto. Ai giorni nostri è infatti poco conosciuto, tanto che spesso viene confuso per una varietà di melo o pero mentre, in realtà, appartiene ad una specie distinta ed è classificato in un diverso genere. Anche la coltivazione specializzata è molto ridotta, se non inesistente; ad esempio in Italia la superficie interessata dal cotogno da frutto probabilmente non arriva a 100 ettari rispetto alle diverse decine di migliaia di melo e pero.

 

Mele cotogne e pere cotogne

Il cotogno non fa parte né dei meli che dei peri, ma è una specie a sé stante. In realtà si tratta di specie molto affini: tutte appartengono alla famiglia delle Rosaceae e rientrano nella sottofamiglia delle Pomoideae il cui frutto (pomo) prende origine dal ricettacolo (la parte terminale ingrossata del peduncolo fiorale). Si tratta quindi di un “falso frutto”, una struttura, cioè che non deriva dal pistillo (parte femmine del fiore). All’interno della polpa sono presenti 5 logge cartilaginee contenenti i semi.

Essendo una specie secondaria l’attività di ricerca e selezione di varietà di cotogno è stata molto limitata. Nonostante questo, si conoscono diverse decine di cultivar, la maggioranza di origine e diffusione locale.

La forma dei frutti delle diverse varietà di cotogno ingenera spesso confusione, poiché può somigliare a quella del melo o del pero.

 

In giardino

Il cotogno è una specie abbastanza rustica ed adattabile. Possiamo inserirla in giardino come pianta isolata o, preferibilmente, disponendo due-tre piante vicine, anche per assicurare un’abbondante fruttificazione. Infatti, dobbiamo tenere conto che la maggioranza delle varietà sono autosterili ma, comunque, tutte si avvantaggiano della presenza di una diversa varietà come impollinatore.

 

La coltivazione

Non sono necessarie particolari cure: se la pianta è lasciata crescere liberamente assumerà la sua naturale forma a cespuglio. Qualche potatura sarà utile solo quando inizierà la piena fruttificazione, per eliminare una parte dei rami di un anno (che portano i fiori) e regolare la fruttificazione.

Generalmente non sono richiesti trattamenti frequenti e particolari contro le avversità. Inoltre, considerando che i frutti sono utilizzati per marmellate ed altre preparazioni, si possono tollerare tranquillamente tutti quei difetti che si limitano alla superficie o ad una parte limitata della polpa. L’avversità più grave e pericolosa è sicuramente il colpo di fuoco ma, in caso di comparsa di questa malattia, l’unico intervento è tagliare i rami colpiti o addirittura l’intera pianta. La conservabilità dei frutti è molto lunga: nella fruttiera possono rimanere quasi inalterati per molte settimane, esalando nell’ambiente un gradevole aroma. I frutti che non sono raccolti rimangono a lungo sulla pianta, donando una nota di “colore” e contrasto sugli alberi spogli.

 

Carta d’identità

Classificazione botanica e origine

Famiglia Rosaceae. Specie Cydonia oblonga. Origine Asia minore - Caucaso

Caratteristiche della pianta

Portamento tendenzialmente arbustivo di dimensioni contenute entro i 3-5 metri d’altezza. Distanza tra le piante consigliata 4-5 metri.

Ambiente e clima

Resiste bene a temperature minime invernali anche molto rigide. La fruttificazione può essere compromessa dalle gelate primaverili. In Italia trova ambienti adatti nelle aree del nord e buona parte del centro.

Portinnesti

Solitamente vengono utilizzate selezioni di cotogno, i principali sono  BA29 o MA. L’apparato radicale è molto superficiale e risulta sensibile alla siccità e alla presenza di calcare nel terreno.

Avversità principali

Insetti: Cydia pomonella (la Carpocapsa di melo e pero)

Funghi: Moniliosi (marciumi dei frutti)

Batteri: Colpo di fuoco

Varietà coltivate (Cultivar)

Sono diverse decine, che si posso raggruppare secondo la forma del frutto in : “maliformi”  e “periformi”.

Utilizzazione frutti

Allo stato fresco la polpa è molto astringente. I frutti si utilizzano previa cottura nella preparazione di confetture e prodotti similari.

Caratteristiche ornamentali

I fiori sono grandi ed evidenti. Anche i frutti sono molto decorativi e, se non utilizzati, possono rimanere sulla pianta fino alla caduta delle foglie.

 

Un frutto per le marmellate, semplice da preparare

Sicuramente la scarsa diffusione di questa specie è anche motivata dal fatto che il consumo allo stato fresco dei frutti è praticamente impossibile. Infatti, la polpa ha un sapore acido, risulta molto astringente ed è consistente e granulosa.

Il cotogno è invece un frutto prezioso per chi si diletta nella realizzazione di confetture ed altre preparazioni. La polpa è molto ricca di pectina, una sostanza utilizzata come addensante in marmellate e gelatine. Per questo l’aggiunta di qualche cotogno nelle confetture in genere può essere utile per aumentarne la consistenza.

La marmellata di cotogne può essere utilizzata per le classiche crostate e dolci, ma possiamo anche abbinarla alle carni, eventualmente “aromatizzata” con qualche goccia di aceto balsamico.

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