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Cornioli da fiore

di Paolo Cottini
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Dalle Alpi alla Cina, passando per l’America

La prima esperienza che si fa con i cornioli da fiore spesso avviene, strano a dirsi, nei nostri boschi, specialmente in Italia centro-settentrionale, dove alla fine dell’inverno ci s’imbatte ancora, sia pure sempre più raramente, in qualche nodoso esemplare spontaneo di Cornus mas. Il poeta latino Virgilio lo definiva ‘buono alla guerra’, perché il motivo per cui veniva apprezzato era la durezza del suo legno, con il quale si fabbricavano aste e frecce. L’attenzione degli uomini d’oggi, invece, si concentra sulla miriade di fiorellini gialli che, verso marzo, ricoprono la chioma della pianta lasciando poi via libera alle foglioline ovate e, ancor più tardi, ai frutticini rossi dal gradevole sapore acidulo. Un po’ poco – direte voi – per pensare di abbellire il nostro giardino con un arbusto-alberello tanto modesto: ma noi consigliamo di non esprimere giudizi precipitosi, perché ultimamente anche il ‘banale’ corniolo si è conquistato un suo spazio fra le piccole cose da non sottovalutare, soprattutto dopo che sono state create alcune sue varietà coltivate, con foglie variegate o con bacche gialle. In ogni caso, a dargli man forte ci hanno pensato altre tre o quattro specie da fiore, la cui bellezza ed utilità in qualsiasi giardino è fuori discussione.

Dall’oriente è arrivato Cornus kousa, con un carico incredibile di fiori che si aprono a fine primavera. Abituato a vivere nelle boscaglie e nei cespuglieti di montagna in Giappone, Corea e Cina, non ha certo problemi di freddo, essendo rustico e adattabile come poche altre piante: la varietà naturale chinensis, poi, è ancor più forte e vigorosa.

 

Dall’America, invece, abbiamo ricevuto almeno due specie di grande valore: C. nuttallii, un alberello californiano che in patria talvolta fiorisce anche due volte l’anno, e C. florida, che vive nei campi e nei boschi di latifoglie decidue sulla costa atlantica, dall’Ontario alla Florida, raggiungendo ad ovest anche il Texas. Nei giardini del mondo occidentale questi quattro cornioli, con un notevole corteggio di varietà coltivate, sono ormai diventati un punto di forza al quale è sempre meno possibile rinunciare. Le carte con cui i cornioli da fiore si siedono al tavolo da gioco sono autentici assi nella manica: fogliame attraente in tutte le stagioni di vegetazione, colori autunnali da invidia, frutti attraenti, “fiori” primaverili da sogno e per di più in grandi quantità. Abbiamo usato le virgolette, perché in realtà i veri fiori sono microscopici e gli splendidi “petali” che ammiriamo sono le brattee che li circondano: per noi, però, esse bastano e avanzano. Di norma i “petali” sono quattro e, prima di aprirsi, sono anch’essi piccoli e appuntiti, dapprima verdognoli e poi bianco-crema. In alcune varietà coltivate, si arrotondano e si sovrappongono, così che l’impressione è quella di una corolla gigantesca, larga anche una decina di centimetri. Con il passare dei giorni, i “petali” si distendono sempre più e mutano di colore, frequentemente diventando rosati o addirittura rossastri, anche se prima erano candidi. Questo spettacolo, oltretutto, ha la durata minima di quattro settimane, ma prima di un avvizzimento definitivo ne possono passare anche altre quattro: un arco di tempo da primato nel campo degli alberelli di fiore. Infine i frutti: scarlatti, ovoidali e persistenti (C. florida); ellissoidali e rosso-arancione (C. nuttallii); rossi, oblunghi e eduli (C. mas); grossi, a forma di fragola e carnosi (C. kousa). Possiamo pretendere di più?

 

 

Coltiviamo i Cornus con…il Vivaio “Solstella” di Osmate

Vitaliana Del Sole, con il marito arch. Pietro Battistella, conduce da vent’anni un vivaio davvero singolare, situato in un contesto ambientale di gran pregio, sulle rive del lago di Monate (Varese). Specializzato in camelie, rododendri ed aceri, il vivaio è rinomato anche per i Cornus, che vi fioriscono con una quindicina di specie, ibridi e varietà coltivate. Ai due titolari domandiamo consigli per una coltivazione ottimale.

 

Non è curiosa la convivenza di piante acidofile con i Cornus?

Lo sarebbe se il terreno del nostro vivaio non fosse fortemente disuguale, con alternanza di suolo a pH acido e di altre parti con suolo molto sciolto e neutro

I Cornus sono difficili da coltivare?

Per nulla: sono importanti il terreno e il drenaggio, poi, una volta attecchiti, fanno tutto da soli o quasi. Inoltre, sono fra le poche piante che non soffrono di particolari malattie, ad eccezione dell’antracnosi, che però li colpisce negli U.S.A.

Iniziamo dal terreno: cosa è meglio per i Cornus?

Appunto: suolo a pH neutro, ma soprattutto molto sciolto e profondo. Se è troppo compatto o argilloso, lo sviluppo della pianta è modesto o addirittura nullo. La scioltezza s’accompagna, ovviamente, con un drenaggio perfetto, perché il suo apparato radicale, in caso di ristagni d’acqua, viene subito attaccato da malattie fungine. Ciò avviene anche perché l’assorbimento dell’acqua da parte della pianta è piuttosto lento (contrariamente alla camelia, per esempio).

Com’è il loro apparato radicale?

Si presenta con un fittone centrale, contornato da 4-5 radici laterali che si sviluppano a circa 50° rispetto al piano del suolo, con una dotazione di radichette deputate alla vita della pianta

 

Sembra di capire che l’acqua va data con parsimonia?

E’ proprio così: i Cornus non necessitano di molte annaffiature, non ne hanno un gran bisogno, tranne che nei periodi eccezionalmente siccitosi, come nell’estate del 2003

Per l’esposizione, cosa consigliate?

Il meglio, nelle regioni settentrionali, è il pieno sole o, in ogni caso, una discreta quantità di ore di sole; nel centro-sud, viceversa, è più indicata la mezz’ombra, con pause di ‘riposo’ solare soprattutto nelle ore più calde. Non temono il freddo invernale, tanto da superare senza problemi situazioni di gelo e di siccità come avvenne nell’inverno 2002-2003

Necessitano di una buona concimazione?

Dipende dal suolo, ma in generale non bisogna esagerare: basta una sola concimazione, con fertilizzante oligominerale bilanciato a lenta cessione, una sola volta l’anno (ad es. in marzo)

Vanno potati?

Anche in questo caso dipende da ciò che vogliamo ottenere. Non scordiamo che nella loro terra d’origine, l’America del Nord, i Cornus diventano alberi veri e propri, anche molto alti. Da noi non è così: di norma non superano i 6-7 m ed inoltre nei nostri giardini s’impiegano come arbusti, più o meno grossi. In questo caso vanno potati per dargli una forma e per contenerli. Se viceversa crescono bene e in pari tempo vogliamo ottenere alberi, allora non vanno toccati

 

Come potarli?

Dopo la fioritura, i Cornus emettono lunghi getti legnosi (non fioriferi) che s’allungano anche per 40-50 cm, che vanno tagliati se possibile durante il riposo invernale. Quest’operazione, inoltre, concorre a formare un ‘impalcato’ più compatto e robusto e stimola una fioritura più abbondante.

Si procede in ugual modo con tutti i Cornus?

No, secondo le specie o cultivar. Ad esempio, Cornus kousa, che emette prima le foglie e poi i fiori (contrariamente ai C. florida), va potato ‘a verde’, in luglio, perché altrimenti si riempie eccessivamente di rami interni e sottili, con un appesantimento di vegetazione

Altre cure particolari?

In primo luogo è meglio eliminare tutta l’erba che nasce sotto la loro chioma, soprattutto in tarda primavera. Inoltre, consigliamo di lasciare al suolo le foglie cadute in autunno, che formano una buona pacciamatura che gradualmente va a decomporsi

Come si moltiplicano?

Il metodo più efficace è la margotta, ma si possono ottenere facilmente nuove piante con le propaggini. S’interra sotto il suolo un ramo basso, di uno o due anni, dopo aver leggermente inciso la corteccia appena sotto un nodo; lasciando uscire dal terreno la punta, si pone un peso sulla parte interrata. Facendo questo lavoro in primavera, in settembre si ha già la nuova pianta radicata, anche se è meglio attendere la primavera dell’anno dopo per estrarla dal suolo, dopo averla tagliata. Oppure si ottengono nuove piante con talee semi-legnose, prelevate a settembre e messe in un miscuglio di torba e sabbia, in cassone o in serra. Le talee radicate vanno poi poste in vasetti di 8 cm con composta da vasi per svernare in cassone freddo. Così le si lascia crescere in vivaio per tre anni, dopo di che fioriranno e andranno messe a dimora definitiva.

 

Cornus da fiore in giardino

Le specie appartenenti al genere Cornus, soprattutto nei giardini piccoli, creano da soli un’area colorata e quindi non necessitano di piante d’accompagnamento, fatto salvo il sotto-chioma con erbacee perenni (Hyacinthoides o ellebori) o arbusti di taglia nana. Altrimenti, nei giardini medio-grandi, sono splendidi se piantati in masse, soprattutto alternando i colori dei fiori: i bianchi, i rosa e i rossi. Un altro saggio impiego si ha nei giardini con aree boscate ai margini; qui è bello mettere a dimora i cornioli, in primo piano, sotto le chiome di alberi decidui (come betulle, aceri e così via) o sempreverdi (soprattutto conifere), perché in questo caso essi spuntano con le loro fioriture dagli intervalli fra pianta e pianta, con bellissimo effetto paesaggistico, anche in tempi successivi, quando il verde delle loro foglie si alterna con quello delle altre specie. Sempre avendo spazio, è utile mettere a dimora specie e cultivar con diversi periodi di fioritura, così che avremo colori fra la metà d’aprile (C. florida) sino ai primi di luglio (C. kousa, C. k. var. chinensis, C. kousa ‘Satomi’, che è l’ultimo a fiorire). Infine, è bene ‘giocare’ anche con il colore del fogliame, poiché alcuni di loro hanno le foglie variegate già in primavera (ad es. ‘Rainbow’), senza contare che in autunno quasi tutti si colorano di rosso, cremisi, arancione, bruno-violaceo.

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Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

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