Cistus
Se è vero che uno dei parametri dell’intelligenza umana è la flessibilità, vale a dire la capacità di adattarsi a qualsiasi situazione nuova, e se la stessa cosa fosse valida anche per il regno vegetale, siamo certi che i Cistus e i loro stretti parenti Halimium sarebbero fra i primi della classe. Perlopiù originari delle più aride e assolate zone del Mediterraneo, questi incantevoli arbusti sanno adeguarsi anche a condizioni di vita opposte o comunque assai differenti, come dimostrano le magnifiche collezioni che è possibile trovare in Gran Bretagna. Un famoso appassionato coltivatore inglese di Cistus, Robert Page, afferma che i giardinieri suoi conterranei “ spesso hanno paura di coltivare i Cistus e gli Halimium perché ritengono erroneamente che essi gradiscano esclusivamente terreni gessosi e temperature elevate, sopravvivendo solamente un paio d’anni”. Niente di più falso, sostiene Page, com’è dimostrato non solo dalla sua collezione privata, ma anche dalle numerose specie che sono coltivate in alcuni giardini botanici inglesi, come a Kew Gardens (Londra) o anche più a nord, come a Harlow Carr (Yorkshire). Fatte le debite proporzioni, si può pensare che quasi tutta l’Italia, fatta eccezione per le aree alpine più gelide in inverno, potrebbe diventare un giardino colmo di Cistus e Halimium, una volta applicate le dovute regole di coltivazione. In naturaIl genere Cistus – da cui è derivato il nome della famiglia delle Cistacee – non è molto vasto, perché comprende solo una ventina di specie spontanee, che però hanno la proprietà di incrociarsi fra loro con grande facilità, dando vita in tal modo a diverse altre forme, ottenute anche grazie all’impegno di ibridatori e coltivatori. L’areale geografico in cui vivono le piante sin qui studiate interessa la parte occidentale del Mediterraneo, includendo i territori che vanno dalla Spagna e dall’Algeria fino all’Italia, estendendosi poi ai Balcani, all’Asia Minore, all’Iran e al Caucaso. Il nostro Paese ne ospita circa dieci specie, che sono fra le più significative sotto tutti i profili, sia naturalistici sia ornamentali. Gli habitat prediletti dai Cistus spaziano fra le coste marine e le montagne, tanto che alcune specie vivono anche attorno ai 1000 m di quota, in qualche caso non disdegnando la persistenza invernale della neve per alcuni mesi, come avviene per C. incanus subsp. creticus nell’isola di Cipro. Uno degli ambienti più favorevoli per la crescita dei cisti, anzi di un cisto in particolare, è la ‘gariga acidofila’, vale a dire una formazione mediterranea in cui la brughiera ha raggiunto il massimo della degradazione, soprattutto in seguito agli incendi ripetuti, che hanno portato alla distruzione completa dei boschi di lecci (Quercus ilex) e delle pinete. Su un suolo che si è inaridito e fortemente inacidito – con pH fra 4 e 5 – la selezione naturale porta alla nascita di associazioni a cisti, le famose landes à cistes che troviamo in Corsica e in Provenza. Il fenomeno non va tuttavia generalizzato, poiché l’unica specie veramente acidofila presente in questi luoghi è il cosiddetto ‘cisto femmina’, C. salviifolius , mentre tutte le altre esigono, o comunque tollerano, suoli calcarei. In questi casi, l’ambiente più comune per i cisti – specialmente C. albidus e C. incanus, con la sua sottospecie creticus – è la macchia di lecci, spesso in compagnia di terebinto (Pistacia terebinthus) ed Erica multiflora, che è simile a E. arborea ma possiede foglie più consistenti.
Habitat
Fabbriche di fioriQualcuno potrebbe meravigliarsi del fatto che i cisti possano essere considerati arbusti ornamentali, al pari di Philadelphus o Cornus o Weigela – per fare solo qualche esempio – dal momento che questi ultimi hanno fiori che durano anche parecchi giorni, mentre quelli dei C. spesso non superano le ventiquattro ore. Va però considerato che uno dei maggiori vanti di questo genere è proprio l’abbondanza delle fioriture, che si succedono in modo continuo per settimane anche sino ad estate inoltrata, senza contare l’effetto davvero unico offerto dai petali – bianchi, rosa, porpora, viola, rosso vinoso – la cui grazia particolare, dovuta alla loro forma arrotondata e alle increspature, non è disgiunta da un aspetto rustico e un po’ selvaggio. Le varie specie sono tutte sempreverdi o semi-sempreverdi e, in qualche caso, sono dotate di fusti e foglie un po’ pelosi e appiccicosi. Le lamine fogliari, con forma ovata o lanceolata, sono semplici, opposte e spesso sprigionano un forte aroma anche spontaneamente, senza dover essere stropicciate. Le infiorescenze sono solitarie o in cime terminali o ascellari sulla punta dei rami, mentre i fiori quasi satinati, che ricordano un poco le rose antiche a corolla semplice e ben aperta, possono avere una macchia scura alla base dei petali.
Caratteristiche
Accanto al Mare nostrumChiunque abbia avuto modo di visitare giardini provenzali, corsi, sardi o di altre regioni costiere del nostro Paese, avrà notato che i cisti rappresentano una delle principali componenti arbustive di quelle zone: un elemento irrinunciabile, senza il quale una composizione mediterranea apparirebbe incompleta. Fare giardinaggio in tali luoghi non è cosa così semplice come si potrebbe credere, perché numerosi sono i fattori da tenere in considerazione: aridità del suolo, siccità, esposizione al sole, salinità, ventosità e così via. Tuttavia, una volta prese le giuste precauzioni, il Mediterraneo può riservare piacevolissime sorprese, a condizione che venga abbandonata la ‘pigrizia’ nella scelta delle specie arbustive. Accanto ai generi ormai ben collaudati di piante più o meno ‘indigene’ (appunto Cistus, oltre che Myrtus, Phillyrea, Spartium, Pittosporum, Coronilla e così via) si possono utilizzare anche piante appartenenti a generi esotici, il cui inserimento in questo ambiente non comporta problemi: pensiamo ad Abutilon, Cestrum, Buddleja, Brugmansia, Salvia e molti altri. Ovviamente, vi sono alcune essenze che non possono assolutamente venire meno, come i rosmarini (anche prostrati), le lavande (oggi reperibili in cento forme diverse), gli oleandri, tutte piante con cui i cisti s’accompagnano in modo del tutto naturale. Sulle rocce calcaree o sui porfidi rossi, all’ombra di pini marittimi, si può cercare di realizzare un giardino ‘naturale’, nel quale i cisti (C. albidus, C. salviifolius, C. ladanifer, C. incanus e altri ancora) avranno la preponderanza, pur senza scordare i compagni d’avventura, come Cytisus, Spartium, Crataegus, Myrtus, Pistacia, Viburnum, Anthyllis.
Abbinamenti con Cistus nelle zone costiere:
… e lontano di casaI cisti, s’è detto, sono peraltro campioni di adattabilità e, pur non amando certamente le temperature invernali troppo rigide, riescono ad inserirsi in qualunque contesto non necessariamente mediterraneo. Il loro impiego varia in relazione alle caratteristiche proprie di ciascuna specie, ma l’intero genere è indicato per riempire di forme e di colori le rive e i terrazzamenti asciutti, poiché essi amano le posizioni soleggiate e i terreni sciolti. Le specie e gli ibridi di maggior affidabilità, perché di buona rusticità, sono C. salviifolius, C. x purpureus, C. x corbariensis e C. ‘Silver Pink’, che non temono il freddo almeno sino a 14 ° C. sotto zero, ma che in situazioni a rischio vanno collocati al riparo di un muro. In più di un caso, come C. crispus, C. x skanbergii, C. libanotis, C. parviflorus, sono piante che, grazie alla loro modesta altezza e al portamento compatto, possono ricoprire il suolo in funzione di tappezzanti fiorite e aromatiche, quindi anche in un giardino roccioso, purché non troppo piccolo. Viceversa, se si vuole dare importanza alla pianta, assegnandole un ruolo centrale all’interno di uno spazio, possibilmente erboso, è consigliabile impiegare gruppi di C. x purpureus o delle relative cultivar, oltre che di C. ‘Anne Palmer’. Tutti i cisti possiedono foglie interessanti e ornamentali, ma sotto questo profilo il meglio è rappresentato da C. ladanifer (forse la specie più conosciuta fin dall’antichità) e da C. x cyprius, perché entrambi sono dotati di un fogliame normalmente di colore verde medio, che con il freddo assume toni grigiastri e metallici di grande effetto.
Il làdanoQuando la scienza botanica era ancora ai suoi primi passi, ne potevano accadere di tutti i colori: ad esempio che il cisto potesse essere confuso con l’edera! L’infortunio capitò ad uno dei sommi storici delle piante, Plinio il Vecchio, che non era poi sempre quello scienziato preparato e preciso che si potrebbe credere, dal momento che, senza darsi la pena di confrontare le due piante, prese un abbaglio linguistico non da poco. Egli, infatti, scambiò il nome con cui i Greci chiamavano l’edera (kissòs) con quello che indicava il cisto (kìsthos), suscitando così le ironie postume di chi, come il Mattioli (1544), per questa svista lo trattò addirittura come uno ‘sciocco’. L’errore riguardava, fra l’altro, una pianta che fin dal tempo degli antichi Egizi era conosciuta per la sua resina balsamica: Cistus ladanifer. Tuttora la raccolta di questa sostanza, che è particolarmente gradevole e si presta anche come fissatore, avviene in modo curioso e quasi primordiale, sovrapponendo delle strisce di cuoio sulle foglie, in modo che la resina vi aderisca e possa in seguito essere staccata con un coltello.
La scelta della specie
Specie e ibridi principali
In giardino Scelta del sito ed esposizione. Vogliono pieno sole, ma anche luoghi un po’ riparati per le specie e le varietà meno rustiche, come C. ladanifer. Messa a dimora. Le piante giovani, coltivate in vasi, vanno messe a dimora in primavera, dopo che gli ultimi geli sono definitivamente scomparsi. Il suolo. I C. vogliono soprattutto un suolo molto sciolto, ben drenato e moderatamente fertile. Ad eccezione di C. salviifolius, che vuole un terreno acido, tutte le altre tollerano bene il calcare, anche se con il passare del tempo possono diventare clorotiche se poste in terreni molto gessosi. Cure colturali. Una volta messi a dimora, i C. non andrebbero più spostati, perché l’apparato radicale non ama essere disturbato. Le piante giovani vanno molto leggermente spuntate per stimolare l’infoltimento della chioma. Viceversa la potatura va completamente evitata, tranne che per eliminare il legno malato o morto. Non eccedere con i fertilizzanti per non indebolire il legno giovane. Malattie. I C. non soffrono di particolari malattie. Moltiplicazione. E’ meglio non utilizzare i semi, perché la facilità con cui i C. si ibridano li rendono inaffidabili se si vogliono ottenere precise specie e cultivar. La moltiplicazione si effettua prelevando in primavera talee di legno semi-maturo della lunghezza di 8 cm, avendo cura di includere anche una parte del ramo portante. Esse vanno poi poste in contenitori con un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali, aduna temperatura attorno ai 15 ° C. con bassa umidità. Le talee radicate, in vasi di 8 cm, passano l’inverno in ambiente freddo ma evitando il gelo, mentre nella primavera seguente vanno rinvasate in contenitori di 10 cm e successivamente interrate. Passato un altro inverno in cassone freddo, nella primavera si mettono a dimora definitiva.
Coltivazione
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Arbusti
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