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Cercis

di Maria Teresa Salomoni
  • Alberi
  • Piante



 

Una nuvola rosa si intreccia a una trama di vivido giallo: stiamo assistendo a un evento magico e lo stupore che proviamo è un insieme di emozione stendhaliana e di sbigottimento botanico. Circostanza dell’impossibile, secondo la scienza, quando i pittori sono in contemporanea il siliquastro e il maggiociondolo, poiché il primo dovrebbe dipingersi di rosa ai primi tepori della primavera, il secondo, invece, foggiare i suoi lunghi grappoli in accordo con il nome, appunto in maggio, giusto un paio di mesi dopo. Forse l’incantesimo si origina da un inverno prolungato che protrae il torpore vegetale, seguito da un’improvvisa ed avvolgente mitezza: allora tutti i fiori si schiudono spesso abbracciandosi in un’unione imprevedibile, incuranti della successione vegetativa che con affanno abbiamo studiato e degli schemi compositivi che abbiamo preparato.

Uno dei protagonisti prodigiosi è il Cercis siliquastrum, chiamato anche siliquastro o Albero di Giuda, ed entrambi i nomi comuni hanno un suono quasi dispregiativo che non si accorda, invero, con la leggiadria di questa pianta, garbo che si esprime soprattutto quando l’uomo non interviene e permette la conservazione del portamento naturale di largo, alto e generoso cespugliose; allora forma una chioma ampia, fin dal piede, che si allarga tutt’attorno, riempiendo una circonferenza di oltre 5 metri di diametro.

Allevato ad albero, è perfetto a chiudere un piccolo bosco, formandone sia l’avanguardia sia la retrovia, poiché permette allo sguardo del visitatore di alzarsi con gradualità verso le chiome dei Signori della Foresta.

Afferma il Durante, poeta, medico e botanico umbro del XVI secolo: “Siliquastro, siliqua silvestre, arbor di Giuda, arbor d’Amore, cresce questa pianta coltivata in albero di giusta grandezza: ma non coltivata è più frutice che arbore…” denominando arbor d’Amore il Cercis, appellativo davvero confacente alla vaghezza della pianta in fiore.

 

Origine e esigenze climatiche

Il siliquastro è spontaneo dei nostri boschi ed è l’unica specie con tale caratteristica del piccolo gruppo appartenente al Genere Cercis; le altre specie, quali il C. canadensis, il C. chinensis, il C. griffithii, il C. occidentalis, il C. racemosa e il C. reniformis costituiscono perlopiù una curiosità botanica e sono di difficile reperibilità.

Originario del Mediterraneo orientale, si estende ad ovest sino alla Francia; ha una larga distribuzione nei paesi mediterranei, probabilmente di tipo secondario, ovvero è stato introdotto per la coltivazione come pianta ornamentale, grazie alla fioritura rosa e, talora, bianca.

In molte località italiane è naturalizzato, essendo diffuso soprattutto sull'Appennino meridionale e in tutta la regione mediterranea; gli 800 m slm rappresentano il suo limite altitudinale. E’ comunque presente su tutto il territorio nazionale, esclusa la Sardegna, nei boschi caldi di latifoglie tipici della roverella e nei terreni aridi. Cresce sui pendii rocciosi, nei terreni aridi e anche lungo i torrenti; lo si trova pure tra i muretti a secco e sui confini dei campi e vedere il Cercis siliquastrum fiorito in natura è davvero uno spettacolo avvincente.

È una pianta frugale che vive bene nei suoli calcarei, è rustico, ma esige il pieno sole, e ha notevole capacità pollonifera e pertanto viene governato a ceduo. La specie non ha alcun interesse da punto di vista forestale, mentre appare piuttosto interessante per il verde in città, essendo resistente all’inquinamento.

Un suggerimento per la messa a dimora: il Cercis è molto suscettibile al trapianto e se desiderate acquistarne degli esemplari adulti, ammesso che riusciate a trovarne, fatevi garantire l’attecchimento da parte del vivaista. Alle radici bastano poche ore di esposizione all’aria per perdere di vitalità: quindi, anche nel trapianto di giovani esemplari, è meglio scegliere piante allevate in vaso da piantare appena tolte dal contenitore.

 

Descrizione

Il Cercis è un piccolo albero, alto fino ai 10 m e largo fino a 6 m, con fogliame deciduo che assume tonalità giallo dorate in autunno e chioma globosa espansa, irregolare, di colore verde cupo. Il tronco è eretto, talora tortuoso, spesso ramificato dal basso con rami sinuosi; può con facilità, quindi, assumere un portamento cespuglioso. La  corteccia è bruno nerastra, finemente fessurata, che si rompe in squame rettangolari

Le foglie sono caduche, alterne sui rami, intere, semplici, rotonde o smarginate all'apice, con base cuoriforme, lucide, con margine liscio, glabre e palminervie; sono lunghe fino a 10 cm. e larghe 6-12 cm. Il colore della pagina superiore è verde scuro color bronzeo da giovane mentre quella inferiore è verdazzurro.

Fiorisce generalmente prima di mettere le foglie I fiori ermafroditi si formano dal mese di marzo e sono riuniti in brevi racemi di 3 o 6 e inseriti direttamente sui rami e sul tronco; questo fenomeno è chiamato caulifloria. I singoli fiori sono papilionati, essendo il Cercis una Leguminosa, di 2 cm, rosa porporini o bianchi, peduncolati, con calice porporino e 5 denti larghi e brevi. I petali sono irregolari, poiché i superiori sono più piccoli degli inferiori.

I frutti sono legumi appiattiti riuniti in mazzetti pendenti, lunghi 10-15 cm. e larghi 1-1,5 cm, dapprima di colore rosso viola vivo, poi brunastri; permangono sulla pianta fino all'inverno. Essi contengono 10-14 semi, di colore bruno-nerastro.

 

Il Cercis in città

Il Cercis è un albero assai bello e senza grandi esigenze, da impiegarsi isolato o, meglio, a gruppi di 3, 5 o più esemplari. Da giovane, se impiegato da solo e allevato ad albero, è grazioso ma, purtroppo, impiega molto tempo a crescere e a riempire lo spazio che gli è stato dedicato. E’ idoneo alla formazione di filari nelle strette vie cittadine, per la scarsa sensibilità agli inquinanti e le piccole dimensioni; da un punto di vista solamente estetico, però, noi non amiamo il Cercis in città se coltivato in filare o come esemplare isolato in un angolo ristretto, poiché il terribile ecosistema urbano non permette più alle piante di diventare adulte nella loro forma perfetta, soprattutto a quelle specie di lento accrescimento: la messa a dimora di una lunga teoria di Cercis, pur essendo una scelta corretta da punto di vista tecnico, nel tempo non permette alla pianta di dispiegare tutte le forze di attrazione che possiede. Al contrario, nelle ampie aiuole spartitraffico e nelle rotonde diventa pianta preziosa e pregevole.

Il legno si usa per lavori di ebanisteria, per il colore rosso venato e per la resistenza, e può essere utilizzato per piccoli lavori al tornio. I rami giovani, inoltre, possono fornire un principio tintorio giallo.

I fiori sono commestibili e si possono consumare in insalata o conservare sotto aceto, mentre i semi sfarinati sono alimento molto energetico.

 

Note botaniche

Il Cercis appartiene alla sottofamiglia delle Caesalpiniaceae, comprendente specie legnose originarie delle regioni subtropicali e tropicali; tali piante sono piuttosto affini alle Fabaceae e considerate, insieme a queste ultime e alle Mimosaceae, come sottofamiglia delle Leguminosae.

Le Caesalpiniaceae comprendono piante arboree e arbustive, di cui 2 specie sono diffuse nella flora italiana, il carrubo e l’albero di Giuda.

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