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Carissa grandiflora

di Maurizio Vecchia
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  • Carissa grandiflora
  • Carissa grandiflora

 

Le piante spinose, rose a parte, non sono generalmente ben viste, anzi, vengono evitate con cura. Eppure a volte hanno pregevoli caratteristiche e sono degne di essere collezionate. Nel mio giardino ve ne sono alcune che io, togliendole dall’oblio, cerco di far apprezzare.

Carissa grandiflora, una di queste, è doppiamente “antipatica” riguardo alle spine, poiché le sue sono dure, fitte, appuntite, robuste e perfino biforcute. Un tempo era classificata come Arduina bispinosa e credo che per questa ragione sia poco diffusa. Nel Sudafrica, sua zona di origine, viene utilizzata per fare siepi davvero impenetrabili, dove perfino piccoli animali non riescono a passare.

Tuttavia quando fiorisce e fruttifica si fa perdonare questa aggressività. È infatti meritevole di essere coltivata, soprattutto in vaso, per i fiori e i frutti deliziosi.

I fiori, simili a quelli del gelsomino, sono molto profumati, di un profumo intenso, piacevolissimo e senza difetti. In commercio ne è reperibile l’essenza.

Se poi le condizioni sono propizie, produce frutti rossi, a maturazione grandi come ciliegie, dal sapore gradevole e ricco di sfumature, adatti a produrre marmellate e gelatine.

Aggiungo che la facilità di coltivazione, anche in piccoli vasi, e le dimensioni ridotte sono altrettanti pregi da riconoscere a questa spinosissima pianta africana.

 

Famiglia, genere, specie

Carissa grandiflora (E. H. Mey) A. DC. (sin. Carissa macrocarpa (Ecklon) A. De Candolle, Arduina macrocarpa Ecklon) appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, la stessa del comune oleandro. La denominazione, già attribuita da Linneo, fa riferimento a quella volgare in uso in quel tempo. Il genere comprende circa trenta specie, africane ed asiatiche, tra le quali la C. grandiflora è sicuramente la più interessante e la più diffusa. Altre specie da segnalare sono: C. carandas, C. bispinosa, P. ovata, ecc.. Tra le cultivar di C. grandiflora in commercio vi è la C. ‘Francy’, cespuglio vivace e molto fiorifero con frutti color arancio, la C. ‘Tuttlei’ dal portamento nano, prostrato e fitto di foglie.

 

L’aspetto decorativo

Hanno tutte aspetto arbustivo espanso, sono spinose ed hanno foglie semplici, opposte, lucide e rigide. I fiori del diametro di circa 3 cm, solitari, di solito posti agli apici dei rametti terminali, sono bianchi, a cinque petali e profumano intensamente di gelsomino.

I frutti di 3 cm di diametro sono bacche rosse simili a piccole susine. Hanno sapore dolce molto gradevole. Questa pianta è apprezzata in coltivazione già dal sec. XVIII. In natura può raggiungere i cinque metri di altezza.

 

La coltivazione

È quasi d’obbligo coltivare in vaso questa pianta, poiché di origine subtropicale. Tuttavia evidenzia una buona ed inaspettata resistenza al freddo e sopporta qualche grado sotto lo zero, purché non sia eccessivamente prolungato. Per questa ragione è adattabile alle zone climatiche miti della nostra penisola, come in Liguria, sulle coste di alcuni laghi lombardi e al sud dell’Italia.

In vaso è un cespuglietto grazioso e decorativo, specialmente d’estate quando va in fioritura. Si adatta ad essere utilizzata come pianta d’appartamento grazie alle sue foglie lucide, alla forma dei suoi rami ed al suo portamento espanso. Nella bella stagione fa notevole effetto sui terrazzi e balconi.

Richiede terriccio asciutto e permeabile, moderatamente fertile, composto ad esempio da due parti di terriccio argilloso, una di torba ed una di sabbia. Gradisce leggere concimazioni liquide settimanali durante il periodo della crescita e della fioritura.

L’esposizione in pieno sole è la migliore, anche se sopporta situazioni a mezz’ombra. Non necessita di potature se non per armonizzarne la forma ed eliminare rami secchi e non è soggetta a malattie e parassiti.

Per esaltare la bellezza del fogliame, è consigliabile ogni tanto trattarlo con un lucidante.

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