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Cardo mariano

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • Il cardo mariano, dopo essere caduto lungamente nel dimenticatoio ed aver assunto per molti l’habitus di “erbaccia” spinosa e sgradita, è tornato di nuovo alla ribalta
  • La pianta può raggiungere anche 150 cm di altezza
  • Il capolino colorato spicca da lontano e attira molti insetti pronubi
  • Le foglie basali sono grandi, a margine spinoso e sinuoso, lucide e resistenti
  • Nel primo anno di vita forma una densa rosetta basale e solo nel secondo anno sviluppa il fusto che porterà i fiori
  • A questo stadio, prima della fioritura, il capolino può essere raccolto e utilizzato come succedaneo del carciofo
  • Le foglie basali sono grandi, a margine spinoso e sinuoso, lucide e resistenti
  • Nei terreni asciutti e assolati può assumere carattere semi-infestante e formare dense colonie
  • Le foglie basali sono grandi, a margine spinoso e sinuoso, lucide e resistenti

Cardo mariano (Silybum marianum)
 
 
Il cardo mariano, Silybum marianum, famiglia delle Asteraceae, si è diffuso ben oltre il suo areale d’origine e oggi si trova anche negli Stati Uniti e in molti paesi d’Europa laddove esistano condizioni adatte alla sua crescita.
La pianta si diffonde facilmente per seme. Si tratta di pianta biennale dal fusto eretto e vigoroso con foglie dal disegno marmorizzato non certo comune in natura. Le grandi venature bianche spiccano su un verde chiaro, ma non sbiadito. Tutta la superficie della foglia è lucida, quasi metallizzata, così che riflette i raggi del sole e da lontano non risulta in tutta la sua istoriata bellezza. E’ di consistenza coriacea, ma flessibile, difficile a rompersi o piegarsi. L’acqua scivola via o forma grosse gocce per via del rivestimento ceroso.
Nel primo anno si sviluppa la rosetta basale e qui le foglie sono grandi (fino a 40 cm) e profondamente lobate, mentre le foglie che si sviluppano sul fusto sono sessili, più piccole e meno incise, ma riportano lo stesso disegno delle prime.
Le foglie sono avvolgenti, grandi e profondamente ondulate, con margini sinuosi. Le spine, che si potrebbero sottovalutare, sono più resistenti di quelle degli altri cardi così che la pianta non è facile da maneggiare, ma richiede sempre l’uso di guanti di pelle come protezione. Le spine sono giallastre e sono portate al termine di ogni lobo fogliare di forma triangolare.
Nel secondo anno le piante, dal mese di maggio, iniziano a sviluppare il fusto glabro e poco ramificato che porterà i fiori raggiungendo un’altezza fra i 50 ed i 150 cm. Si tratta di capolini color porpora, profumati, simili a quelli del carciofo, con un diametro di circa 5 cm, incorniciati da una raggiera di brattee spinose. Fioriscono in modo scalare all’interno della stessa pianta da inizio giugno a fine luglio. Sono portati in posizione terminale, sorretti da lunghi peduncoli.
I frutti sono acheni di colore scuro o marezzati di giallo con pappo chiaro formato da peli ruvidi.
La radice è robusta e fittonante.
 
In natura
Pianta tipica del sud dell’Italia, vive in luoghi assolati e asciutti, con suoli ben drenati, riparata dai venti. In ambienti ideali è capace di formare dense colonie tanto da divenire infestante, compare nei prati incolti, lungo le strade dove si accumula materiale di risulta, fra le macerie. Dal piano sale fine a 1.000 metri di quota, dal mare fino all’area submontana.
 
Dove e come coltivarlo
La coltivazione è quanto di più semplice esista. Si raccolgono i semi per scuotimento dei capolini e si pongono direttamente nel terreno. Preparare un semenzaio con terriccio leggero ben drenato, mescolando un terzo di terriccio da fiori, un terzo di torba ed un terzo di sabbia. Seminare a spaglio ricoprire con uno strato sottile, circa mezzo centimetro, e bagnate quel tanto che basta a mantenere il terriccio umido. Le giovani piantine possono essere diradate, se già seminate nel luogo di coltivazione, o trapiantate. La coltivazione si può effettuare a macchie irregolari o a file mantenendo una distanza fra le fila di 60-70 cm ed una densità di 8, massimo, 10, piante per metro quadrato.
La semina può anche essere rimandata a primavera (marzo-aprile).
Le piante già radicate con pane di terra, anche quelle prelevate in natura, si adattano con successo a qualsivoglia tipo di terreno, purché privo di ristagni o troppo freddo. Il migliore è leggero, sciolto, ben drenato, abbastanza profondo, caldo.
L’esposizione in pieno sole, ottima quella a ridosso di un muro a secco rivolto a sud, è garanzia di un’ottima riuscita della pianta.
Per evitare la disseminazione si recidono i capolini prima che sfioriscano e diffondano i semi.
Pianta tipica di luoghi seccagni non ha bisogno di essere irrigata se non a fronte di prolungata siccità.
 
(Disegno di Gabriella Gallerani)

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

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Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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