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Biancospino

di Alessandro Mesini
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  • Piante spontanee
  • Biancospino (Crataegus oxyacantha) disegno di Gabriella Gallerani
  • Il biancospino può diventare col tempo un vero e proprio albero capace di un’incredibile fioritura precoce
  • I boccioli del biancospino sono spesso il primo segnale dell’arrivo della bella stagione al margine del bosco
  • I fiori del biancospino possono variare leggermente tono di bianco da pianta a pianta ingiallendo all’approssimarsi della sfioritura
  • Le foglie del biancospino hanno forma non strettamente definita
  • I frutti del biancospino sono un grande aiuto per gli uccelli selvatici

Biancospino, Crataegus oxyacantha
 
Il biancospino è senza dubbio una pianta regale che la disattenzione moderna ha spesso relegato a presenza relitta lungo gli argini delle strade, presso le vecchie case abbandonate, nei frutteti dismessi e nelle radure incolte. Una pianta doppiamente regale perché la sua presenza per ben due volte è la protagonista assoluta della stagione: a primavera in epoca di fioritura e negli ultimi giorni d’estate quando le bacche s’accendono improvvisamente fra le foglie verdi.
Raggiunte le dimensioni di un piccolo albero, se mantenuto isolato, il biancospino allarga la sua chioma in tutte le direzioni possibili, per i molti rametti che si formano anche sulle strutture più vecchie, continuando a cercare la luce verso l’alto.
spruzzata di bianco quando ancora tutto è spoglio, un tocco vermiglio che precede l’autunno.
 
Come e dove
Alto anche 5 metri il biancospino deve il suo nome, Crataegus oxyacantha, ai suoi aculei che lasciano il segno agli incauti e ai distratti. L’etimologia del nome è, infatti, spine acute.
I fiori, precoci e di colore fra il bianco ed il rosato, sono riuniti in corimbi semplici o composti.
Le foglie di forma non strettamente definita, con tre o cinque lobi poco profondi e arrotondati, hanno un breve picciolo e sono portate sul ramo in modo alterno. La pagina superiore è di colore più scuro.
Il frutto è una bacca carnosa che si origina dalla concrescenza dell’ovario e del ricettacolo; prima vellutati e poi lisci contengono due noccioli. Sono ricchi di vitamine del gruppo B e di vitamina C, zuccheri semplici e complessi, acido citrico, malico e tartarico.
 
Bacche per l’inverno
Raccogliamo le bacche del biancospino e lasciamole seccare al sole per poi riporle in sacchetti di carta da pane in un luogo asciutto. Quando l’inverno porterà il gelo e la neve a coprire la terra rendendo problematica la sopravvivenza per gli uccelli selvatici che frequentano il nostro giardino potremo mettere loro a disposizione le bacche essiccate: nutrienti, appetite e considerate “ricostituenti”. 
 
Capperi che boccioli
I capperi in versione nostrana possono essere ottenuti a partire dai boccioli di biancospino raccolti quando sono già pieni, ma ancora devono iniziare a schiudersi. La raccolta deve essere effettuata spiccando i boccioli con un po’ di peduncolo e possibilmente al mattino, ma quando sono già asciutti e non bagnati dalla guazza notturna perché risulta più difficili valutarli evidenziando quelli difettati che potrebbero, poi, presentare problemi di conservazione.
La tecnica è semplicissima e consiste nel metterli in una salamoia satura che va rinnovata per terminare in una soluzione di acqua, aceto di vino e sale.
In alternativa per, ridurre i tempi di lavorazione, possiamo scottare i boccioli per un minuto in acqua e moltissimo sale, deve rimanere un residuo sul fondo. Scoliamo e lasciamo asciugare su un canovaccio per poi rinvasare in una salamoia finale, quindi non troppo forte, arricchita con aromi come foglie di alloro e aceto bianco. Sterilizzare a bagnomaria.
 
Salsa di biancospino
La salsa di biancospino, salata e piccante, è un sapore particolare che ben si accompagna alle carni cotte e ai pesci grigliati, anche a quelli grassi. La carne più indicata è quella di maiale ed in particolar modo agli insaccati cotti come il cotechino, la salsiccia e lo zampone.
La base della salsa si ottiene facendo sobbollire mosto di uva bianca non fermentato, quindi ancora dolce. Questa fase termina quando il volume si è ridotto fino ad un terzo di quello iniziale. Aggiungiamo le bacche scelte fra quelle ben mature e completamente sviluppate. Per quasi venti minuti rimescoliamo il tutto con un cucchiaio di legno piatto schiacciando i frutti contro le pareti del tegame. Lasciamo raffreddare e prima di servire, ancora tiepido, aggiungiamo sale e peperoncino in polvere, il sapore può essere caricato usando al posto del sale normale quello già aromatizzato per arrosti.
Vino al biancospino
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
Crataegus oxyacantha, impiegato come medicinale solo in epoca recente, ha molteplici azioni,  alcune trovano un impiego terapeutico: cardiotonica, antispastica, ipotensivante e sedativo-ipnotica.
Importante è l’azione che svolge sul cuore: rinforza e rallenta la contrazione del muscolo cardiaco ottimizzandone l’attività, inoltre lo protegge riducendone il bisogno di ossigeno e dilatando le coronarie. Sul sistema nervoso ha azione sedativa e normalizzante le turbe del sonno. Viene dunque utilizzato, come tisana, o essenza alcolica, o glico-alcolica, nei problemi di stress, ansietà, turbe del sonno e del ritmo cardiaco, spesso associato ad altre piante contenenti droghe sedative come camomilla, valeriana, passiflora.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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