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Betula

di Paolo Cottini
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Le betulle, un regalo dei ghiacci
E’ risaputo che lo studio etimologico dei nomi di località (toponomastica) può fornire convincenti spiegazioni riguardo alle caratteristiche naturali e ambientali correlate al loro territorio. Così, è stato più volte accertato che il nome di una città o di un villaggio venne coniato, nel più lontano passato, sulla base delle caratteristiche vegetazionali di quell’area. Nell’alto Varesotto, per esempio, esistono numerosi toponimi che si collegano alla presenza di betulle. Tale è il caso di Bedero Valtravaglia, ma anche di Brezzo, Bedea, Biviglione e così via: tutti nomi geografici originatisi da un antico ‘bedar’, a sua volta nato dal latino classico betula. Sui monti che contornano queste località, ancora oggi si ammirano alcuni boschi “puri” di betulle, nei quali cioè non si sono inserite altre specie arboree, con il risultato che si sono creati scenari che, nel loro piccolo, possono ricordare gli sconfinati betulleti scandinavi. La storia della betulla oggi vivente in Italia nasce proprio nell’Europa settentrionale, da dove questa pianta si mosse verso sud, per sfuggire alle insopportabili glaciazioni del Quaternario, tentando però di ritornare a nord o almeno a quote più elevate durante le fasi interglaciali. Ciò spiega perché nel nostro Paese questa specie vive, in natura, dalle Alpi sino alle Marche, di norma prediligendo la compagnia di altre piante, come gli abeti o, in brughiera, di castagni, querce e soprattutto pini silvestri. Nei parchi e nei giardini, inoltre, le betulle sono tuttora molto apprezzate - ancorché spesso maltrattate – tanto che a rinforzo della specie più comune e più nota (Betula pendula) sono state chiamate diverse altre sue compagne, in ogni caso provenienti dall’emisfero nord e dalle zone artiche o temperate.

In breve
Tipo di pianta: Betula, alberi decidui
Famiglia: Betulaceae  
Parenti stretti: Alnus (ontani)
Dimensioni massime: 25-30 m
Portamento: eretto e slanciato
Foglie: alterne, ovato-romboidali, più o meno dentellate
Colore foglie: verde, con belle tinte autunnali
Fiori: amenti maschili e femminili, separati sulla stessa pianta
Frutti: con piccoli semi alati
Rusticità in Italia: ottima

Un cenno botanico
Il genere Betula comprende una sessantina di specie, in pratica tutte arboree, fatta eccezione quindi per pochissimi arbusti endemici o di nicchia, come la groenlandese B. nana (alta non più di 50 cm) e l’americana B. pumila (1- 3 m). Le piante maggiormente utilizzate per fini ornamentali sono quasi tutte dotate di fusti ricoperti da sottili strati di corteccia, il cui colore varia secondo la specie, che con l’età si arriccia oppure si sfalda in strisce orizzontali ed anulari assai simili a papiri o a fogli di carta. Le foglie sono alterne sul rametto e hanno una forma spesso ovata, ma anche romboidale o triangolare, mentre il margine si presenta dentellato o seghettato. I fiori non sono ermafroditi, ma maschili e femminili separati sulla stessa pianta, aggregati in amenti penduli od eretti.

Betulle europee
Betula pendula (anche B. verrucosa o B. alba). E’ la comune betulla delle nostre regioni centro-settentrionali, con uno o più fusti, foglie romboidali di 4-6 cm e corteccia bianca solcata da striature nere, che negli alberi adulti si stacca a lembi. Si adatta bene all’ambiente urbano, ma non è longeva e dopo una trentina d’anni perde vigore. Bella anche la chioma, il cui portamento ricadente è accentuato nella varietà ‘Youngii’. Max. 25-30 m.
Betula pubescens. Vive tra l’Europa centrale e la Siberia. Simile a B. pendula, ma con rametti ricoperti di peluria, ha una chioma piuttosto snella e ricca di rami, con foglie ovoidali e spesse. La corteccia è di colore bianco grigiastro o anche beige e rosa brillante, punteggiata da ‘lenticchie’ scure, e si sfalda in strisce sottili, ma si mantiene a lungo anche sugli esemplari adulti. Preferisce suoli umidi o addirittura paludosi. Max. 20-25 m.

Betulle americane
Betula lenta. Vive in diversi Stati americani, dal Maine al Delaware, ma soprattutto sui monti Appalachi, dove è considerata uno dei più comuni alberi forestali. Ha foglie ovate od oblungo-ovate, molto acuminate. La corteccia giovane è liscia, di un marrone tinto di rossastro, ma con gli anni si copre di solchi profondi e si spacca in placche irregolari. Il suo legno si presta bene alla realizzazione di pavimenti. Max. 25 m.
Betula nigra. Originaria della costa orientale degli U.S.A., dal New Hampshire alla Florida, dove predilige le rive dei fiumi e i suoli ricchi, inondati per settimane. Le foglie sono romboidali ed acuminate, doppiamente seghettate. Il fusto, sovente diviso in 2-3 cormi, varia di consistenza e di colore con l’età, a mano a mano che la corteccia si sfalda: dal giovanile marrone rossastro lucente (o grigio argentato) si giunge ad un marrone scuro finale che nasconde i sottostanti strati rosati. Max. 20 m.
Betula papyrifera. Nell’America del nord cresce su un areale vastissimo, dal Labrador fino al Wyoming, ma è assai diffusa nel Canada. La sua corteccia, utilizzata dai pellirosse per coprire i loro ‘wigwam’ (tende invernali) e le canoe, in quanto impermeabile all’acqua, è forse la più candida fra tutte le betulle, ma si scurisce con l’età. Ha foglie ovate, acuminate e irregolarmente seghettate. La varietà naturale cordifolia ha una corteccia che si sfoglia in strisce bianche o marrone rossastro. Max. 30 m.

Betulle asiatiche
Betula albosinensis. Vive in alcune province occidentali della Cina, come lo Yunnan e lo Shanxi, da cui fu introdotta in Europa nel 1901. Ha foglie ovate di 5-7 cm di un bel verde giallo che diventa molto vivace in autunno. Bellissimo il colore della corteccia, quasi azzurrastro da giovane, ma in seguito arancione o arancio-rossastro, con una progressiva sfaldatura in strati sottili. La circonferenza del tronco può superare i 3 m. Max. 15-25 m. La varietà naturale septentrionalis supera anche i 30 m, mentre la corteccia si sfalda ma persiste sul tronco.
Betula ermanii. Proviene dalle regioni dell’Asia nord-orientale, soprattutto nella penisola di Sachalin. La sua variabilità per forme, dimensioni e colori del fusto è impressionante. Di norma le foglie sono triangolari e di colore verde scuro, mentre la corteccia è solitamente bianco-gialla, tanto che in inglese viene chiamata ‘Gold Birch’. La sua chioma è forse la più ampia fra tutte le betulle, fino ad oltre 5 m. Max. 20-25 m.
Betula szechuanica. In Cina, nelle province di Szechwan e Yunnan, vive questa splendida specie, che si può riconoscere facilmente per le ghiandole che ricoprono la pagina inferiore delle foglie, le quali non cadono fino ad autunno inoltrato. Il fusto è ricoperto da una corteccia candida o grigio-argentea, che si sfalda in fogli sottilissimi. Caratteristici sono anche la disposizione disordinata dei rami e il portamento della pianta, piuttosto tozzo. Max. 15 (25) m.
Betula utilis. Questa specie vive sulle montagne dell’Himalaya e del Kashmir, fino ad oltre 4000 m di quota. Le foglie (4-8 cm) sono a forma ovata e si colorano di un bel giallo vivo in autunno. La corteccia è di uno splendido bianco-crema o grigio chiaro, sino ad arrivare al marrone ramato. Il suo nome si riferisce alle numerose forme di “utilità” delle sue varie parti: il legno per le costruzioni, la corteccia per la carta ecc. Da una delle sue varietà naturali, B. u. jacquemontii, dotata di una corteccia bianchissima, sono state ottenute numerose varietà coltivate.  Max 20 m.

I nostri consigli
Occorre soprattutto ricordare che le betulle, pur dotate di un aspetto leggero e delicato, sono alberi molto alti (talvolta anche 25-30 m) i quali, di conseguenza, richiedono spazi adeguati alla loro crescita. Non vi è nulla di più deprimente che vedere, nei nostri giardini di città, gruppi di betulle brutalmente capitozzate, solo perchè ci si è accorti “dopo” che si trattava di alberi, non di arbusti.

Se si vuole inserire una betulla in un giardino di modeste dimensioni, bisogna ricorrere a cultivar idonee, come B. pendula ‘Youngii’, o a specie di taglia piccola o media, come B. pumila (5 m).

Il principale motivo d’attrazione delle betulle è il colore della corteccia, di norma molto chiaro, che va quindi messo in risalto, collocando le piante davanti ad uno sfondo sempreverde (allori, agrifogli, ecc.)

Se si cerca una betulla da mettere a dimora come esemplare isolato, la più indicata è B. utilis (nelle sue varie forme); se, invece, si vogliono formare gruppi o filari, allora la nostrana B. pendula non ha molte rivali.

E’ opportuno non collocare le betulle nei pressi di un muro, perché il loro apparato radicale si espande in modo consistente.

Un’altra dote è la loro grazia, cui contribuisce in particolare il nuovo fogliame primaverile, leggero e traslucido, accompagnato dalle infiorescenze pendule. Ecco perché le betulle necessitano di un certo ‘respiro’ spaziale: per essere ammirate, non vanno addossate le une alle altre, come in un vivaio.

Poiché la loro chioma è relativamente rada e non fornisce un’ombra intensa, si può sfruttare tale situazione mettendo a dimora sotto di loro le perenni che richiedono una coltivazione a mezz’ombra: Convallaria, Dicentra, Epimedium, Hosta, Heuchera, Lamium, Liriope, Vinca, felci.

Il colore giallo del loro fogliame autunnale è così vivo da costituire in sé un elevato valore decorativo, in associazione con la corteccia bianca o rosata dei fusti. Tuttavia, un tocco di classe si raggiunge, arricchendo la scena con una bella macchia di ciclamini o di colchici, magari in una varietà a fiore bianco, come Colchicum speciosum ‘Album’.

Gli appassionati di animali e di natura trovano in B. pendula una preziosa alleata, perché nel suo tronco e sulla sua chioma si nasconde una quantità considerevole di insetti, che, insieme con la grande quantità di semi prodotti in autunno, sono il cibo prediletto d’ogni specie di uccelli

Coltivazione
Tutte le betulle hanno in comune l’eccezionale capacità di sopportare temperature invernali gelide, fino a -40° C. Per quanto riguarda il terreno, molte di loro gradiscono un suolo piuttosto torboso, leggero e ben drenato. Nel resto della coltivazione, tuttavia, occorre operare alcune distinzioni. Infatti, le cosiddette betulle “bianche” (B. pendula e B. papyrifera) si adattano anche a suoli più acidi e più asciutti o addirittura compatti, ma richiedono una buona esposizione alla luce. Al contrario, altre betulle – soprattutto americane, come B. lenta – gradiscono maggiormente la mezz’ombra o anche l’ombra piena, mentre non tollerano assolutamente i terreni eccessivamente umidi. Le esigenze di B. utilis – una delle più popolari e più facilmente reperibili sul mercato, dopo B. pendula – sono semplici: indifferente alla qualità del suolo (acido o alcalino), vuole solo un po’ d’umidità durante l’estate.  Questi alberi sono soggetti a numerosi attacchi di parassiti, sia animali sia fungini. Fra questi ultimi, il più temibile è il poliporo della betulla (Piptoporus betulinus), un fungo “a mensola” che penetra nella corteccia attraverso le ferite: in tal caso, i rami infetti vanno rimossi con tagli precisi.

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