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Azzeruolo

di Alessandro Mesini
  • Piante
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Azzeruolo, Crataegus azarolus
 
L’azzeruolo (Crataegus azarolus) ha molti nomi locali e non tutti lo conoscono con l’esatto termine italiano. Proprio alla sua curiosa introduzione nel nostro paese deve con ogni probabilità il nome di “pomo imperiale”, ma si chiama anche gasariolo, lazzeruolo, nazzeruolo, razzeruolo.
Un tempo molto diffusa come pianta da siepe, specie per i confini dei possedimenti ecclesiali, veniva coltivata insieme a sorbi e pruni selvatici.
 
Descrizione botanica
L’azzeruolo appartiene alla famiglia del biancospino, che ricorda anche nella forma dei frutti. E’ un arbusto che può raggiungere i sei metri d’altezza, ma può avere uno sviluppo molto più contenuto, come, all’opposto, una vegetazione possente, si conoscono, infatti, esemplari di 12 metri d’altezza.
Molto longevo può arrivare a dar vita a tronchi anche di due metri di circonferenza, caratterizzati da un legno pesante, duro e compatto, da ebanisti.
Le foglie, inscrivibili in un triangolo, sono intere alla base con tre lobi divergenti dentati, leggermente tormentose sono brevemente peduncolate.
I fiori, bianchi, rosa o rossi a seconda della varietà, sono riuniti in corimbi dal breve stelo vellutato.
I frutti si chiamano azzeruole e hanno forma ovoidale, il colore può essere rosso, il più diffuso, arancio, e, il più raro, bianco. La polpa è un mix di interessanti sapori: si mescolano l’acidulo, il dolce, il farinoso se molto maturi, il profumo è molto intenso.
 
In giardino
Il valore ornamentale dell’azzeruolo si esplica appieno nel periodo della fioritura che va dalla seconda metà di aprile a maggio, quando si ricopre di fiori delicati e persistenti.
L’unica attenzione che dobbiamo prestare nel collocare l’azzeruolo all’interno del giardino è l’esposizione al sole e il riparo dai venti dominanti freddi. Pianta mediterranea ama il caldo ed i luoghi soleggiati dove riesce a prosperare con facilità. Per il resto, infatti, è poco esigente, molto adattabile in fatto di terreno, rustico e resistente alle principali avversità delle altre rosacee.
Al momento dell’acquisto ricordiamoci che una pianta innestata (come si può trovare facilmente) su pero selvatico o biancospino, tende a spogliarsi dalla vegetazione nella parte prossimale dei rami formando una vegetazione ad “ombrella”.
 
Una pianta amata da molti
L’azzeruolo è una pianta che saprà farsi amare, e se non da noi, dai molti animali che la frequenteranno per buona parte dell’anno. In primavera i suoi fiori sono un irresistibile richiamo per api, vespe ed altri insetti che fanno del nettare il loro principale alimento. In autunno i suoi frutti divengono cibo ricercato dagli uccelli e continuano ad esserlo fino all'arrivo dell’inverno perché in buona parte persistono sui rami. Merli e tordi sono i principali frequentatori dei rami.
 
Azzeruolo in cucina
Le bacche di azzeruolo possono conservarsi in frigorifero per quasi due settimane in attesa che il raccolto sia completato. Si seccano stese all’ombra su una reticella a maglie fitte di materiale plastico e atossico oppure su un cannicciato. Conservate in un vaso di vetro potranno servire nella preparazione di infusi o tisane astringenti e rinfrescanti.
Per preparare una marmellata di azzeruole mettiamo i frutti maturi a bollire in poca acqua fino a quando si ridurranno ad un’uniforme purea. Passiamo al setaccio e aggiungiamo per ogni etto di purea 70 grammi di zucchero e un bicchiere d’acqua. Mettiamo sul fuoco fino a raggiungere la consistenza voluta. Aggiungiamo, a fine cottura, limone, essenza di fiori d’arancio o vaniglia, ma sempre scegliendo fra una soltanto delle tre profumazioni. 

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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