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Avvizzimenti della margherita

di Maria Grazia Bellardi
  • Cura della pianta
  • Lavori e consigli
  • Pianta di margherita affetta da “avvizzimento”: solo parte della chioma è interessata dalla malattia.
  • Particolare degli imbrunimenti e degli avvizzimenti indotti da Verticillium dahliae.
  • Gli apici dei rametti appaiono necrotici e malformati.

Quando si parla di avvizzimenti di origine fungina, ci si riferisce purtroppo a malattie estremamente pericolose in quanto difficili da debellare. Si tratta infatti di patologie che, coinvolgendo il sistema vascolare della pianta (quello linfatico), producono alterazioni di vario tipo, ad iniziare dall’occlusione dei vasi conduttori fino alle disfunzioni metaboliche dovute all’azione delle sostante tossiche prodotte dallo stesso patogeno. In altre parole il fungo, una volta penetrato nella pianta attraverso le ferite presenti soprattutto sulle radici, si diffonde rapidamente all’interno di essa tramite la linfa, causando l’avvizzimento della parte epigea.

Gli avvizzimenti sono molto comuni su specie ornamentali erbacee da fiore in vaso, come dalia, crisantemo, pelargonio, cineraria, margherite (Argyranthemum frutescens) e “margheritone” (A. maximum). Il fungo responsabile è Verticillium dahliae.

 

I sintomi

Riconoscere un avvizzimento fungino sulla margherita è abbastanza semplice. Inizialmente, parte della chioma diventa clorotica (di tinta più chiara rispetto al normale) o quasi gialla, poi assume una tinta grigiastra. Nel complesso, le piante colpite crescono stentatamente e vanno incontro ad un disseccamento totale o parziale, consistente in un imbrunimento del lembo e perdita di turgore (avvizzimento). Se si sezionano i fusti nella zona del colletto o delle radici, si osservano imbrunimenti localizzati anche a livello dei vasi conduttori.

 

Cosa fare?

Non potendo “guarire” la bella margherita, dobbiamo solamente preoccuparci di salvaguardare la salute delle piante circostanti ancora indenni. Per prima cosa occorre eliminare gli organismi infetti, compreso il terriccio contaminato dai residui di vegetazione sui quali V. dahliae può sopravvivere per lungo tempo (svariati anni). Questo patogeno può infatti dotarsi di organi di conservazione (detti sclerozi) molto resistenti e longevi; inoltre, dalla margherita infetta si liberano le spore (conidi) che poi si diffondono mediante l’acqua d’irrigazione ed il vento giungendo alle piante ancora sane. Essere tempestivi, perciò, è il miglior modo per difendersi.

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