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Assalito da muffe e parassiti, l'albero più grande d'Europa rischia di morire

di dforni
  • news
FicusPalermo.jpg

Il Ficus magnolioides della Villa Garibaldi domina piazza Marina a Palermo: 25 metri di altezza, 19 di diametro tronco e 11.000 i metri cubi della chioma.

Al suo capezzale sono accorsi i maggiori specialisti della Società italiana di arboricoltura, la sezione nazionale della onlus nata negli Usa. Un esercito di botanici, agronomi, patologi delle piante. E poi tree climbers, scalatori che sanno raggiungere i rami più remoti. E ancora, esperti di apparecchi come sensori, «incubatrici» delle radici e perfino un laser scanner che riprodurrà ogni dettaglio del gigante e lo trasformerà in un disegno tridimensionale.

«Un intervento mai compiuto, assolutamente pionieristico», secondo il responsabile scientifico dell’operazione, Giuseppe Barbera, direttore del dipartimento di Colture arboree all’Università di Palermo. Un «evento», per dirla con il presidente della Società di arboricoltura, Francesco Ferrini, che ha adottato l’albero sponsorizzando l’intera operazione e superando così le difficoltà del Comune di Palermo con le casse vuote. Il ficus, infatti, è stato attaccato dalle muffe e ha subito l’assalto di parassiti. Niente che metta a rischio la sua vita, ma il pericolo è che si stacchino rami, roba che pesa tonnellate.

Per questo il Comune ha appena chiuso metà del giardino e ha interdetto al traffico la strada su cui sporge la chioma, collocando una palizzata tutt’intorno al perimetro verde. Quell’innocente alberello arrivato dall’Australia nel 1845 e piantato a Villa Garibaldi nel 1863, è diventato infatti in un secolo e mezzo un colosso alto venticinque metri che si è mangiato tutte le piante collocate intorno a lui. Monopolizzando piazza Marina, a due passi dal porto turistico, e varcando con i suoi rami la bella cancellata Liberty, come una magnifica bestia tropicale refrattaria a ogni gabbia.

Questa belva, i palermitani l’hanno addomesticata, facendone una Grande madre che abbraccia nelle cavità del suo tronco bambini, famigliole e turisti. E lei ha ricambiato l’affetto, stendendo i suoi rami al tepore del sole siciliano e nutrendosi del terreno fertile nelle cui viscere correvano i due fiumi scomparsi della città, il Kemonia e il Papireto. «Tecnicamente è stato un errore piantarlo qui - dice Barbera - ma allora non si poteva avere l’idea di che cosa potesse diventare. Adesso il ficus è come un’opera d’arte». Un monumento davvero, tutelato dalla Soprintendenza regionale ai Beni culturali e ambientali, che ha bloccato con la motosega in mano gli operai del Comune arrivati per potare i rami. Da lì, da quello stop, la mobilitazione e l’avvio del progetto.

Al termine del check-up, che partirà tra pochi giorni con l’arrivo del laser scanner da Firenze - sede della Società di arboricoltura - gli specialisti metteranno a punto la diagnosi e stabiliranno le cure: tagli chirurgici, supporti sui rami, protezione delle radici aeree con tubi di plexigas. Tutto entro la prossima primavera. «Iniezioni? Quelle no - dice Barbera - non è esemplare da ricostituenti. Altrimenti nel giro di qualche anno rischierebbe di minacciare i palazzi della piazza». Un pezzo di giungla dentro la città.

 

Fonte: lastampa.it

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