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Albicocco

di Massimo Fornaciari
  • Piante
  • Piante da frutto
  • L’albicocco è una pianta rustica con “scarsa manutenzione”, può ben inserirsi anche nel giardino e vicino alle abitazioni, perché i trattamenti necessari per la difesa dalle avversità sono quasi nulli
  • L’albicocco è uno dei primi alberi che fiorisce nella stagione, i fiori compaiono poco dopo o assieme a quelli del mandorlo, da metà a fine febbraio, secondo le condizioni climatiche
  • L’albicocco è uno dei primi alberi che fiorisce nella stagione, i fiori compaiono poco dopo o assieme a quelli del mandorlo, da metà a fine febbraio, secondo le condizioni climatiche
  • I frutti di albicocco sono tra i più attraenti, per l’aspetto vellutato e il sapore gradevole, rilevanti  anche le caratteristiche nutrizionali: elevato contenuto in potassio e basso in sodio, molto ricco in carotene, che l’organismo umano utilizza per la sintesi della vitamina A.
  • La fioritura, e la produzione di frutti, inizia precocemente, dal secondo anno d’età
  • seme
  • L’albicocco è una specie generosa, se le condizioni climatiche sono favorevoli la fruttificazione è abbondante, spesso eccessiva e deve essere regolata col diradamento dei frutti
  • L’albicocco è una specie generosa, se le condizioni climatiche sono favorevoli la fruttificazione è abbondante, spesso eccessiva e deve essere regolata col diradamento dei frutti
  • La maturazione delle albicocche è scalare e la raccolta va eseguita in più passaggi, staccando solo i frutti che hanno perso il colore verde con minore consistenza, si inizia dai frutti esterni più esposti al sole. Poi si passa a quelli più interni, distanziando ogni passaggio di 5-6 giorni
  • Il diradamento dei frutti va eseguito in epoca precoce: appena è terminata la cascola post-fiorale, prima che i frutti superino il diametro di una noce. Indicativamente si devono lasciare non più di un frutto ogni 15-20 centimetri
  • ‘Aurora’ (fine maggio-inizio giugno) Contrariamente alla maggioranza delle varietà precocissime il sapore dei frutti è molto buono. Consigliabile la vicinanza di altre varietà per l’impollinazione.
  • ‘Ponkot’ (prima decade di giugno) Frutti grossi e di buon sapore, come altre varietà di recente introduzione la buccia è un po’ acida.
  • ‘Antonio Errani’ (metà-fine giugno) Albero vigoroso, frutto dolce e di buon sapore.
  • ‘Orange Red’ (fine giugno) Frutti grossi molto colorati e di buon sapore. E’ una varietà autoincompatibile, quindi per assicurare un’abbondante fruttificazione si deve prevedere la vicinanza di altre piante di albicocco.
  • ‘Goldrich’ (fine giugno-primi di luglio). Frutto grosso, di discreto sapore. Consigliabile la vicinanza di altre varietà per l’impollinazione
  • ‘Caldesi’ (primi di luglio). Varietà molto produttiva. Frutto di grandi dimensione, buon sapore ma sensibile a spacchi e fessurazioni in caso di piogge in prossimità della raccolta.
  • ‘Dia Reale D’Imola’ (metà luglio). È una vecchia varietà con frutti dall’ottimo aroma e sapore. Ha però anche alcuni difetti come la produttività incostante e una certa sensibilità a monilia. La raccolta inizia dal 15 luglio
  • Ramo misto, ramo di un anno d’età che porta sia gemme a fiore e gemme a legno
  • Brindillo, ramo di un anno poco sviluppato (15-20 centimetri) con la sola gemma apicale a legno mentre tutte le laterali sono a fiore
  • Dardo o mazzetto di maggio, sono rami “specializzati” nella produzione di frutti, inseriti su rami di due-tre anni. Portano un gruppo di gemme a fiore e crescono di pochi centimetri all’anno.
  • Principali interventi di potatura: i rami di due-tre anni, che portano i dardi, vanno raccorciati a circa metà lunghezza.
  • Principali interventi di potatura: su un taglio eseguito l’anno precedente si sono sviluppati alcuni rami misti, che vanno diradati, privilegiando quelli meglio conformati e disposti.
  • Principali interventi di potatura: anche i brindilli devono essere diradati ed eventualmente vanno raccorciati per stimolare lo sviluppo delle gemme a fiore rimaste.

 

Albicocco (Prunus armeniaca)

 

Un posto in giardino, anche se non producesse frutti così gradevoli, l’albicocco lo meriterebbe comunque.

Solo il mandorlo riesce ad “anticiparlo”nella fioritura, che rallegra gli ultimi giorni dell’inverno e annuncia l’arrivo della primavera.

Proprio questa caratteristica limita la possibilità di fruttificare nelle aree dove si verificano con frequenza le “brinate” primaverili. Come la maggioranza delle specie da frutto dell’emisfero temperato, durante il riposo vegetativo, l’albicocco supera senza danni temperature di 10-15°C sotto zero. Diversamente i fiori e soprattutto i frutti appena formati sono molto sensibili agli abbassamenti termici e bastano poche ore sotto lo zero per provocare  perdite di produzione anche totali.

Per questa ragione l’albicocco in Italia è coltivato nelle regioni meridionali, prima tra tutte la Campania, mentre al nord (Emilia R. , Piemonte e Veneto) è concentrato nelle aree collinari dove sono rare o meno intense le gelate primaverili.

In ambito amatoriale la coltivazione dell’albicocco si può considerare possibile su gran parte del territorio italiano; nelle aree più fredde si dovrà riservare alla pianta una posizione riparata e accettare che, in annate sfavorevoli, la fruttificazione potrà essere scarsa.

 

Un albicocco in giardino

Specie e origine

Famiglia Rosaceae, specie Prunus armeniaca. Origine Cina settentrionale

Portamento

Albero di medie dimensioni. La longevità dipende dal portinnesto utilizzato. Limitata su mirabolano (20-30 anni), ancor meno se si utilizza il pesco.

Ambiente

Larga adattabilità. Per ottenere una fruttificazione costante richiede clima temperato caldo.

Portinnesti

I più utilizzati sono l’abicocco selvatico, il “franco” da seme e il Mirabolano (Prunus cerasifera), ma si può innestare anche su pesco.

Il Mirabolano si adatta a terreni “difficili”: argillosi, calcarei e siccitosi.

Avversità principali

Le più gravi sono di origine virale, contro le quali non esistono mezzi di difesa attivi se non l’utilizzo di piante sane.

Varietà coltivate

Sono numerose, molte di origine locale.

Utilizzazione frutti

Consumo fresco, essicazione, confetture, sciroppati.

Caratteristiche ornamentali

Fioritura molto precoce, colori autunnali del fogliame giallo-rossi.

 

Facile e generoso

Un altro pregio di non poco conto dell’albicocco è la facilità della coltivazione, che non richiede particolari attenzioni o competenze.

La maggioranza delle varietà sono autofertili, cioè il fiore non necessita di essere di impollinato da una differente varietà. Quindi anche una pianta isolata è nelle condizioni di fruttificare abbondantemente.

L’albicocco generalmente ha una crescita rapida e vigorosa. La potatura di allevamento va quindi limitata al minimo per guidare la formazione della pianta. Per limitare il vigore vegetativo gli interventi sulle piante giovani si possono eseguire anche durante l’estate. Già al secondo anno d’età sono presenti i primi fiori e frutti e, al terzo-quarto anno la pianta è completamente formata e inizia la potatura di produzione.

Il principale problema è quello di mantenere una fruttificazione costante negli anni, evitando che la pianta si squilibri ed entri in alternanza di produzione (un anno produce molti frutti e l’anno successivo vegeta molto a svantaggio della fruttificazione). L’albicocco ha un ciclo vegetativo molto breve: dalla fine di febbraio alla fine di maggio si susseguono fioritura, allegagione, accrescimento dei germogli e inizia la formazione delle gemme a fiore per l’anno seguente. Se il carico di frutti è eccessivo la pianta non riesce a formare un adeguato numero di gemme a fiore e, nella stagione seguente, fioritura e fruttificazione saranno scarse per essere nuovamente molto abbondanti in quella successiva…. e così via.

Gli strumenti per mantenere l’equilibrio tra fruttificazione e rinnovo delle gemme a fiore sono la potatura (vedi box a parte) e il diradamento dei frutti che, sull’albicocco, è un intervento da considerare indispensabile.

 

Quali varietà

Sono disponibili numerose varietà, sia di origine locale che ottenute della recente selezione, che maturano dalla fine di maggio a tutto luglio ed oltre.

NOTA: le date di raccolta si riferiscono all’Emilia Romagna

 

Un frutto sano ed “ecologico”

La difesa dell’albicocco si può facilmente risolvere con pochissimi interventi ed impiegando fitofarmaci a bassa tossicità.

L’unico intervento che è consigliabile eseguire in ogni situazione è il classico trattamento con prodotti rameici al termine della caduta delle foglie, che ha un’azione preventiva contro il Corineo ed altre avversità fungine.

Con condizioni ambientali di elevata umidità si possono verificare disseccamenti di fiori e rami causati dalla “Monilia”, un fungo che può attaccare anche i frutti nella fase di pre-maturazione.

Anche se sono disponibili fungicidi specifici “antimarciumi” in ambito amatoriale non è indispensabile farvi ricorso. Per limitare i danni delle moniliosi si può ricorrere a mezzi di lotta agronomici: con la potatura eliminare gli organi colpiti e diradare la chioma per favorire la circolazione, non distribuire dosi eccessive d’azoto ed evitare la piantagione in zone ombreggiate o dove si verificano ristagni d’umidità.

Pochi sono anche gli insetti che attaccano l’albicocco. Uno dei più frequenti è l’Anarsia, un lepidottero le cui larve si nutrono dei germogli e soprattutto dei frutti. Gli attacchi più pericolosi avvengono all’inizio dell’estate, quindi le varietà a maturazione precoce (entro giugno) sono poco o nulla danneggiate.

Qualche attenzione in più occorre per le albicocche a maturazione tardiva. In caso di forti infestazioni si possono utilizzare insetticidi a base di Bacillus thuringiensis che hanno un’azione molto selettiva, agiscono solo sulle larve dei lepidotteri, e non sono tossici nei confronti dell’uomo e animali domestici.

 

Come produce, come potarlo

L’albicocco è una pianta molto generosa e può produrre su diversi tipi di rami, in base alla varietà e all’andamento stagionale.

La potatura di produzione sulle piante adulte deve realizzare un diradamento dei rami produttivi, eliminando circa il 50% di gemme a fiore. Naturalmente questa è un’indicazione molto generale e non assoluta. L’intensità di potatura va adeguata alla presenza di gemme a fiore: dopo una forte produzione di frutti (anno di “carica”), sono presenti poche gemme a fiore e si eseguiranno solo pochi tagli per eliminare i rami molto vigorosi. Viceversa dopo un raccolto molto scarso (anno di “scarica”) la pianta avrà formato un elevato numero di gemme a fiore che andranno diradate energicamente per evitare un’eccessiva produzione.

Inoltre, dove il rischio di brinate primaverili è alto, la potatura dovrà essere molto più “leggera” lasciando un maggior numero di rami produttivi o addirittura si potrà rimandare al termine della fioritura per assicurare una sufficiente produzione.

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