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Actinidia

di Maurizio Vecchia
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…l’aveva acquistata presso una delle tante fiere agricole che vengono svolte periodicamente nella mia città. Era orgoglioso di possedere una rarità, una nuova pianta da frutto, sconosciuta prima.
Erano gli anni ‘70, e, proprio in quel periodo, iniziavano a diffondersi in Italia i primi esemplari di questa specie, mentre venivano pubblicati i libri che la descrivevano, ne tracciavano notizie sulle norme colturali, sulle esigenze climatiche e pedologiche, sulle potature da effettuarsi, ecc.
Qualche coraggioso ed intraprendente agricoltore già cominciava ad impiantarne estesi allevamenti con finalità commerciali.
Chi allora ebbe l’occasione di assaggiare i frutti di A. chinensis si rese conto che questo rampicante avrebbe avuto un futuro per le caratteristiche organolettiche dei suoi frutti, nonché per la sua rusticità, l’assenza di malattie e la facilità di coltivazione.
Il gen. Actinidia è ascritto alla famiglia delle Actinidiaceae (Wallich, 1821), ordine Guttiferales. Comprende circa 40 specie, quasi tutte originarie delle regioni subtropicali e temperate dell’Asia sudorientale: Nepal, Cina, Corea, Manciuria, ecc. Hanno il portamento lianoso di rampicanti robusti e vivaci. Quasi sempre sono dioiche: vi sono esemplari con soli fiori femminili ed altri con soli fiori maschili. Oltre alla già menzionata A. chinensis, ricordo la A. arguta, la A. kolomikta, la A.  melanandra, la A. polygama, la A. pilosula, la A. giraldii, la A. purpurea, la A. coriacea, ecc.
Tra di esse ve ne sono di decorative ed eleganti per il fogliame e per il portamento, inoltre alcune producono frutti commestibili, diversi dal noti kiwi, ma altrettanto gradevoli.
 
Actinidia kolomikta
La A. kolomikta era un tempo un’autentica rarità. Ricordo che rimasi colpito dall’immagine di questa pianta, trovata in un libro di botanica. Mi sembrava incredibile che avesse le foglie a zone trasversali verde, rosa e bianco. Una ben singolare caratteristica, così strana da risultare introvabile in altre specie. La disposizione dei colori, poi, non è certamente quella usuale delle tante piante a foglie variegate  ed altrettanto lo sono l’accostamento e l’intensità degli stessi.
All’inizio della primavera le foglie appena emesse, completamente verdi, hanno forma ovato-lanceolata con apice appuntito.  Nel crescere (fino a 15 cm di lunghezza) qualcosa di curioso avviene: l’apice fogliare comincia a diventare bianco ed il colore prosegue, lentamente, in direzione del picciolo. Raggiunta la metà della foglia, il bianco si arresta e l’apice inizia a diventare stavolta rosato. Il rosa spesso si interrompe prima di raggiungere e coprire la parte di lamina rimasta verde, altre volte prosegue fino a sostituire la stessa banda  chiara. La foglia evidenzia di solito  tre fasce colorate trasversali: rosa all’apice, bianca nella zona intermedia, verde in quella prossima al picciolo.
Sulla pianta perciò si possono ammirare foglie nei vari stadi di colorazione: alcune completamente verdi, altre verdi e bianche o verdi e rosa, altre rosa, bianche  e verdi: l’effetto pittorico è sorprendente. Nello stesso periodo avviene la fioritura costituita da piccoli fiori bianchi profumati a forma di coppa.
La A. kolomikta, come la A. chinensis,  è una pianta dioica, perciò fruttifica solo se sono presenti contemporaneamente piante staminifere e piante pistillifere.  Purtroppo i vivaisti vendono solo piante maschili (staminifere), poiché hanno colorazione più vivace ed intensa di quella delle piante femminili. Per questa ragione i suoi frutti, ovoidali, di colore giallo-verde, e di buon sapore, sono pressoché sconosciuti.
Il portamento della A. kolomikta è aperto e vivace. Gli apici dei giovani fusti, di colore marrone scuro, tendono ad avvolgersi a spirale attorno ai sostegni, poi, con il tempo, quelli basali si irrobustiscono, tant’è che il suo aspetto diviene simile a quello di un cespuglio. Le potature devono essere limitate. Di solito, si eseguono d’inverno per dare alla pianta una forma più elegante, per ottenere nuove e colorate ramificazioni primaverili e per renderla più fitta di foglie.
Il terriccio ideale deve essere leggero e ricco di humus, ben drenato. La posizione migliore è in pieno sole per stimolare una  ricca colorazione delle foglie. Come tutte le actinidie, richiede innaffiature frequenti nella stagione calda.
La A. kolomikta è rustica nelle nostre regioni, sopporta infatti geli intensi senza problemi. Tra i parassiti teme solo le cocciniglie, perciò non necessita di particolari trattamenti se non in caso di evidente infestazione.
 
A. pilosula
Anche questa specie possiede  notevoli potenzialità decorative, ma, a differenza della P. kolomikta, è oggi molto più rara. Ho acquistato il mio esemplare da un vivaista inglese alcuni anni fa, incuriosito più dalla denominazione botanica che da una reale conoscenza della pianta. A volte è proprio il nome della specie che mi colpisce, stimolando la mia curiosità, indipendentemente dall’aspetto più o meno accattivante della stessa. Ho comperato la A. pilosula anche perché avevo deciso che una piccola collezione di rampicanti appartenenti al gen. Actinidia sarebbe stata gradita ospite nel mio giardino.
Alla primavera successiva, sui fusti nudi di un bel color mogano lucente, sono comparse le prime foglie, appuntite, lunghe e strette, colorate di un verde scurissimo, con venature quasi delle stesso colore dei fusti. Contrariamente alle altre actinidie che già possedevo (A. giraldii, A. melanandra, A. arguta, A. kolomicta e A. chinensis) e che avevano foglie di un bel verde brillante, questa spiccava proprio per la sua particolare tonalità scura. Ma la sorpresa si è manifestata dopo qualche settimana, quando un’intensa colorazione bianco-argentea ha cominciato a tingere alcune foglie partendo dall’apice. Poi, un po’ per volta, il loro numero è aumentato e l’aspetto di questi piccolo rampicante è diventato bellissimo.
A  differenza della A. kolomikta nessuna colorazione rosea era apparsa sulle foglie. La vivacità e l’eleganza della A. pilosula mi aveva sorpreso, e, nello stesso tempo ero orgoglioso di aver trovato, quasi per caso, una pianta tanto decorativa così  ingiustamente ignorata e sconosciuta.
Alla comparsa di numerosissimi gruppi di piccoli fiori rosa ho scoperto che il mio esemplare era staminifero e che per questa ragione non avrebbe prodotto frutti. Ai vivaisti poco importa di mettere in vendita i due sessi in modo che l’acquirente possa ottenere fruttificazione. Ritengo invece che alcune specie appartenenti al gen. Actinidia siano potenzialmente apprezzabili anche per i frutti. Tra l’altro è questo un genere che, quasi sicuramente, racchiude ancora segreti da scoprire.
La A. pilosula ha un portamento leggero e sottile. I fusti sono lunghissimi e serpentini. Non ha né la vivacità né l’esuberanza nella crescita tipiche della A. chinensis. Per questa ragione non necessità di potature drastiche. La resistenza al freddo è garantita ed altrettanto l’adattabilità ai terreni comuni. È perciò un rampicante da tenere in considerazione, a cui si può dedicare un piccolo spazio in giardino o sul terrazzo, addossandolo ad una recinzione o ad un muro dotato di sostegni adatti.
 
Altre actinidie ornamentali
Vi sono altre actinidie ancora  da ricercare e da introdurre sul mercato, poiché ritengo che abbiano buone doti decorative. Ho trovato ad esempio la A. melanandra che ho collocato accanto a quelle che già possiedo. Ha una fioritura graziosa, composta da una fitta massa di piccoli fiori bianchi dagli stami completamente neri. Le foglie eleganti, dalla forma ovata, hanno piccioli rossicci. Il portamento è fitto e compatto ed è adatto a creare fresche cortine ombreggianti.
La A. purpurea e la P. polygama sono le ultime arrivate nel mio giardino e spero possano crescere e fiorire nella prossima primavera. La prima non ha ancora avuto la possibilità di espletare le sue doti estetiche e di manifestare appieno la bellezza delle sue foglie verde chiaro, dei piccioli e dei fusti rossi. La seconda è chiamata ‘Silver vine’  (vite argentea), perché le giovani piante maschili hanno foglie lucenti, rese tali da una fitta peluria argentata.
Le actinidie ornamentali si adattano alla coltivazione in vaso, purché siano poste in un contenitore sufficientemente capace:  diventano allora ottime piante da terrazzo.
Tuttavia, come avevo precisato,  il genere Actinidia non comprende solo piante ornamentali, bensì anche piante da frutto. La A. chinensis e la A. arguta ne sono un esempio. Sono pure commestibili e di buon sapore i frutti di altre specie ancora... ma questa è un’altra storia.

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