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Acer x freemanii

di Francesco Vignoli
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Acer x freemanii una pianta tutta “americana”, con caratteristiche interessanti per i nostri giardini. E’ il risultato di un incrocio ottenuto nel lontano 1933 da Olivier Freemann tra Acer saccharum e Acer rubrum. Per quei casi bizzarri della storia, anche botanica, questo ibrido restò allora del tutto sconosciuto e si dovette aspettare quasi 40 anni perché venisse riconosciuto e nominato. Negli ultimi decenni c’è stata al contrario una corsa quasi frenetica alla ricerca e all’ottenimento di nuove cultivar di questo ibrido e negli Stati Uniti sono stati richiesti, recentemente, almeno quindici brevetti di nuove cultivar di Acer x freemanii.

 

Acer saccharum

Uno dei genitori, è un grande albero molto rustico che si adatta ad una grande varietà di terreni e di clima. E’ molto diffuso nelle foreste del Canada e del nord degli Stati Uniti. Le caratteristiche non sono molto ornamentali in verità, ma è molto conosciuto perché, come s’intuisce dal suo nome, è l’acero dello zucchero dalla cui linfa si ricava una melassa dolcificante. Questo uso era già noto agli indiani nordamericani che lo insegnarono ai coloni e tutt’oggi, in quelle zone, si trovano in vendita nei supermercati piccoli contenitori di terracotta contenenti lo “Zucchero d’Acero”. A titolo di curiosità, diciamo che sono solo i discendenti delle antiche tribù indiane che hanno il diritto di andare nella foresta ad incidere gli alberi per estrarre la linfa, che poi condensata sarà lo sciroppo d’acero. Acer saccharum ha inoltre l’onore di essere effigiato nella bandiera canadese la cui foglia rossa campeggia al centro, su una banda bianca.

 

Acer rubrum

L’altro genitore, è un albero ugualmente molto diffuso in America del nord ed è una pianta dal portamento compatto, contenuto, molto bella soprattutto per i suoi splendidi colori autunnali che vanno dal rosso, all’arancio, al giallo con un’infinità di tonalità. E’ quindi una pianta molto ornamentale adattissima per giardini; il difetto è che vive ed esprime al meglio i suoi colori solo in terreni freschi, alluvionali ma acidi. Non tollera il calcare e quando l’acidità supera pH 6 non si colora più e a pH 7 rischia di morire.

E’ un forte limite in molti terreni italiani, come ad esempio in Emilia, dove queste piante si inserirebbero molto bene nel paesaggio, ma non si adattano alla maggior parte dei suoli che sono prevalentemente neutri o alcalini.

 

Acer x fremanii

Acer x fremanii possiede le caratteristiche migliori dei due genitori, cioè la rusticità e l’adattabilità ai terreni tipica dell’Acer saccharum e la bellezza e l’eleganza dell’Acer rubrum.

In questi ultimissimi anni negli Stati Uniti c’è stato un notevole impulso alla selezione di nuove cultivar di Acer x fremansi, ma purtroppo in Italia potremo reperirne per ora solo due o tre che sono le più classiche; a breve arriveranno anche le nuove delle quali conosciamo già le caratteristiche e i loro nomi come, ad esempio, ‘Armstrong’ ‘Sienna’, ‘Red Sunset’  e ‘Celebration’.

La varietà più conosciuta e forse attualmente la più bella reperibile anche da noi è  Acer x fremanii ‘Autumn Blaze’ (Acer fremanii ‘Jeffersred’) dal portamento pieno, cresce 10/12 metri per 8/10 di larghezza ed è in grado di adattarsi a terreni che arrivano ad un Ph 7,5.  Tutte le varietà, comunque, hanno come peculiarità un portamento elegante e compatto, una crescita contenuta e soprattutto colori autunnali splendidi. Alcune varietà hanno anche una fioritura primaverile fatta di fiori gialli visitatissimi dalle api, anche se l’acero non va considerato ovviamente una pianta da fiore. E’ però bello avere in giardino una pianta che segue con una veste diversa tutte le stagioni dell’anno.

 

In giardino

In giardino si impiega come albero di medie dimensioni in posizioni soleggiate, senza problemi di terreno, di siccità o di malattie. Le potature non sono necessarie, solo eventualmente una rimonda dei rami secchi o malati. Normalmente, si trova già formato ad albero in zolla e quindi va tutorato per i primi due anni. Il suo impiego è ottimo anche per macchie, boschetti e soprattutto per viali.

 

Uno degli spettacoli più belli che la natura ci offre è l’autunno nelle immense foreste degli Stati Uniti nord orientali e del Canada. La vegetazione, costituita prevalentemente da Acer saccharum, Acer rubrum e Liquidambar styraciflua, in autunno si accende con colori spettacolari.

È “Indian Summer”, “Estate Indiana”, come viene chiamata dal tempo dei pionieri. Per ammirare questo spettacolo, diverse agenzie turistiche offrono pacchetti di viaggio e soggiorno in quelle zone. I giornali locali emettono settimanalmente dei bollettini per seguire questa onda di colore, che inizia ai primi di settembre nelle regioni più a nord e scende verso sud per finire ai primi di dicembre al limite delle praterie.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

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Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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